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Neve
Prudenza e rispetto delle regole
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E’stata recentemente pubblicata la quinta edizione del Documento “Arriva la neve….la neve….usate la testa” a cura di UNI – Ente Nazionale Italiano di Unificazione, in cui vengono dati suggerimenti e raccomandazioni
1. sul corretto comportamento dello sciatore,
2. sull’importanza di una segnaletica sulle piste da sci,
3. sull’utilizzo di adeguate attrezzature ed accessori nonché sulla loro manutenzione
4. e sulla viabilità ed infine sulla guida in sicurezza in condizioni metereologiche avverse.
Pubblichiamo una sintesi [*], focalizzando l’attenzione soprattutto sugli aspetti comportamentali degli sciatori, in questo periodo caratterizzato dal verificarsi di recenti e gravi incidenti sulle piste da sci al fine di promuovere un’attività motoria e sportiva in sicurezza , benessere e tranquillità.

La situazione geologica dell’Italia evidenzia un territorio coperto per 50% da superficie montuosa, in cui sono presenti circa:
• 2.300 impianti di risalita,
• più di 300 stazioni sciistiche di rilievo
• con 7.800 km di piste da sci alpino e 13.400 km di piste da fondo.

Secondo i dati forniti della Federazione Italiana Sport Invernali (FISI), sono oltre 3,5 milioni i praticanti che ogni anno si confrontano con le diverse discipline invernali: sci, snowboard e sci di fondo sono gli sport che riscuotono maggiore successo tra i più giovani. Purtroppo però, anche se la passione degli italiani per gli sport invernali rimane alta, non si può dire altrettanto del livello d’attenzione che gli amanti dello sci riservano alla propria sicurezza.  I dati forniti dall’Istituto Superiore di Sanità con la collaborazione di 24h Assistance e del Centro Addestramento Alpino della Polizia di Stato, mostrano un tasso complessivo d’incidentalità media di 2 incidenti ogni 1.000 giornate di sci. La maggior parte degli incidenti avviene in seguito a una caduta accidentale dovuta a perdita di controllo dello sci o dello snowboard (73%), mentre gli scontri con altri sciatori contano per il 14% del totale degli eventi, percentuale, questa, in leggero aumento rispetto al 10% circa che si osservava una decina di anni fa. Anche se in Italia i dati registrati sono in linea o leggermente inferiori a quelli degli altri paesi, negli ultimi anni si sono attivate opere di prevenzione che hanno permesso di raggiungere un eccellente standard di sicurezza. Sono stati varati utili strumenti legislativi in materia di sicurezza nella pratica non agonistica degli sport invernali da discesa, compreso lo snowboard e sci da fondo, sulle caratteristiche tecniche dei caschi da sci ed i princìpi fondamentali per la gestione sicura delle aree sciabili attrezzate che devono dotarsi di segnaletica.


Distribuzione degli incidenti per dinamica e attrezzo usato

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dinamica                               sci                        snowboard

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caduta accidentale              72%                            81%

 

scontro con persona            15%                           10%

 

scontro con ostacolo             1%                              0%

 

malore                                    4%                             2%

 

altro                                         8%                            7%

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Distribuzione degli incidenti per diagnosi e attrezzo usato

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Diagnosi                                sci                          snowboard

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contusione                             26%                             32%

 

distorsione                     32%                            14%

 

ferita                                         7%                               6%

 

frattura                                     12%                             24%

 

lussazione                                 6%                             10%

 

altro                                          17%                            15%

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Fonte: elaborazione ISS su dati Centro Addestramento Alpino Polizia - Stagione 2010/2011


“La predisposizione di una chiara, corretta e visibile segnaletica, informazioni sulle caratteristiche della pista ,sui pericoli e divieti, sul comportamento responsabile dello sciatore e sulla sua preparazione fisica, nonché la periodica manutenzione dell’attrezzature, l’utilizzo di un adeguato abbigliamento ed accessori ed infine l’uso obbligatorio del casco per i minori di 14 anni, sono sicuramente i primi e fondamentali strumenti di sicurezza per la prevenzione da rischi di incidenti per gli amanti dello sci”  ha sottolineato il dott. Pietro Imbrogno – Direttore dell’ Area Salute ed Ambiente del Dipartimento di Prevenzione Medica ASL Bergamo.

 

Ecco il decalogo dello sciatore (Previsto dalla Legge 363/2003 e dal Decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti  del 20 dicembre 2005)

 

1 Rispetto per gli altri

Ogni sciatore deve comportarsi in modo da non mettere in pericolo altre persone o provocare danni.

2 Padronanza della velocità e del comportamento

Ogni sciatore deve tenere una velocità e un comportamento adeguati alla propria capacità nonché alle condizioni generali della pista, della libera visuale, del tempo e all’intensità del traffico.

3 Scelta della direzione

Lo sciatore a monte che ha la possibilità di scegliere il percorso, deve tenere una direzione che eviti il pericolo di collisione con lo sciatore a valle.

4 Sorpasso

Il sorpasso può essere effettuato (con sufficiente spazio e visibilità), tanto a monte quanto a valle, sulla destra o sulla sinistra, ma sempre ad una distanza tale da evitare intralci allo sciatore sorpassato.

5 Immissione ed incrocio

Lo sciatore che si immette su una pista o che riparte dopo una sosta, deve assicurarsi di poterlo fare senza pericolo per sé o per gli altri; negli incroci deve dare la precedenza a chi proviene da destra o secondo indicazioni.

6 Sosta

Lo sciatore deve evitare di fermarsi, se non in caso di necessità, nei passaggi obbligati o senza visibilità. La sosta deve avvenire ai bordi della pista. In caso di caduta lo sciatore deve sgomberare la pista al più presto possibile.

7 Salita

In caso di urgente necessità lo sciatore che risale la pista, o la discende a piedi, deve procedere soltanto ai bordi della stessa.

8 Rispetto della segnaletica

Tutti gli sciatori devono rispettare la segnaletica prevista per le piste da sci ed in particolare l’obbligo del casco per i minori di 14 anni.

9 Soccorso

Chiunque deve prestarsi per il soccorso in caso d’incidente.

10 Identificazione

Chiunque sia coinvolto in un incidente o ne è testimone è tenuto a dare le proprie generalità.

 

 

 

 
[*] Fonte: da “Arriva la neve….usate la testa” a cura di UNI – Ente Nazionale Italiano di Unificazione Quinta edizione - Dicembre 2012 Membro italiano ISO e CEN www.uni.com  - www.youtube.com/normeUNI www.twitter.com/normeUNI

 

dott. Pietro Imbrogno – Direttore dell’ Area Salute ed Ambiente del Dipartimento di Prevenzione Medica ASL Bergamo

 

Dal Dipartimento Dipendenze ASL Bergamo
perchè la sigaretta elettronica non è da condannare
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La nicotina è una droga?
La nicotina è una droga al pari di quelle più classicamente definite tali: eroina, cocaina, cannabis.
Secondo il NIDA (National Institute of Drug Abuse) l’ente americano di studio sulle droghe e i comportamenti d’abuso, la nicotina è la droga che in assoluto crea più dipendenza, ancor più dell’eroina. La sua diffusione è tale che quasi un miliardo di persone ogni giorno accende miliardi di sigarette pur sapendo che il fumo è causa della morte di cinque milioni di fumatori all’anno.
Che il fumo faccia male è un dato di fatto e non più discutibile da molto tempo: secondo il Global Burden of Desease (Fattori di rischio globale per le malattie) del 2010 il fumo di tabacco è il secondo maggior fattore di rischio per malattia (primo fattore per gli uomini e quarto per le donne).
Ne deriva che il trattamento della dipendenza da nicotina è una delle principali patologie da trattare proprio perché a sua volta è causa di innumerevoli altre patologie (principalmente malattie cardiovascolari, cancro e numerose malattie dell’apparato respiratorio).

La nicotina crea dipendenza
La nicotina, principale sostanza psicoattiva contenuta nel fumo di tabacco, è la principale responsabile della dipendenza dal fumo di tabacco. Essa si lega ad un particolare tipo di recettore (i recettori dell’acetilcolina) presenti in numerose aree cerebrali); in modo analogo ad altre sostanze d’abuso attiva il sistema dopaminergico coinvolto nell’elaborazione del piacere e della gratificazione e considerato la stazione finale comune dei processi che portano alla dipendenza.
La nicotina agisce diffusamente sul cervello attivando soprattutto corteccia pre-frontale, talamo e gangli della base. Il suo effetto psicostimolante si manifesta con un miglioramento dell’umore e della concentrazione, riduzione dell’ansia, dello stress e della fame. L’interruzione dell’assunzione prolungata induce al contrario depressione, ansia, alterazione delle prestazioni cognitive, disturbo del sonno, in particolare sonnolenza diurna ed insonnia notturna, aumento del peso.
D’altra parte non è la nicotina che è responsabile diretto delle patologie correlate al fumo di tabacco: potremmo esagerare dicendo che la nicotina è il mandante ma gli esecutori materiali del delitto sono molte altre sostanze che derivano dalla combustione del tabacco e della carta e che vengono inalate.

Quali i trattamenti
Ma cosa abbiamo per poter trattare questa patologia? Orbene a differenza di altre dipendenze abbiamo ben 3 farmaci registrati con l’indicazione specifica: la nicotina, la vareniclina e il bupropione: gli studi di efficacia hanno ben evidenziato come queste terapie siano superiori al placebo con percentuali di successo (variabili a secondo degli studi) intorno al 50% ad un anno.
Accanto ai farmaci i trattamenti genericamente definiti “psicologici”, in genere di gruppo, che comprendono un pot-pourri di tecniche di tipo motivazionale o cognitivo-comportamentale che pare abbiano un’efficacia fra il 30 ed il 50% ad un anno, comunque superiori all’effetto del placebo.
Infine vi sono trattamenti “alternativi” quali agopuntura e omeopatia che spesso prevedono l’associazione di tecniche di lavoro di tipo comportamentale o cognitivo per i quali, però, non sono disponibili, attualmente, dati definitivi sulla loro efficacia.

Gli studi sull’efficacia dei trattamenti
Gli studi sull’efficacia dei trattamenti presentano almeno due “limiti”:

  • il tempo di studio: è evidente che si devono rispettare criteri rigorosi per cui già considerare un anno come end point è molto impegnativo e non sempre viene garantito.
  • la popolazione oggetto dello studio: siamo abituati a considerare i tabagisti una popolazione uniforme relativamente al comportamento (in questo caso fumatori di tabacco) ma al suo interno esistono variabili estremamente importanti che vanno dal grado di dipendenza alla motivazione al trattamento, dalla co-presenza di sintomi e disturbi psichici (ansia e depressione in primis) alla sfera socio-ambientale.

Al di là di tutte queste considerazioni, il concetto fondamentale e straordinario è che il fumatore, come qualunque “addictive patient” sa intimamente molto bene che la sigaretta è diversa dalla terapia sostitutiva con nicotina, perché?
Perché la nicotina quando agisce sui propri recettori ne provoca anche una desensibilizzazione e quindi, di fatto, una minor gratificazione (la prima sigaretta della mattina è descritta dai fumatori come una delle migliori perché, passata la notte, i recettori della nicotina sono lì, belli pronti a ricevere lo stimolo e provocare un livello di gratificazione molto superiore a quello della seconda sigaretta).

La sigaretta elettronica
Nel 2003 in Cina viene inventata la sigaretta elettronica che viene definita come “terapia miracolosa per i fumatori che non riescono a smettere di fumare”.
Cosa succede con la sigaretta elettronica?
Al di là delle inevitabili polemiche che da sempre accompagna il mondo delle sostanze ricreazionali (droghe) e delle sue terapie, il principio importante della sigaretta elettronica è la vaporizzazione della nicotina comandata dall’aspirazione.
Nel momento dell’inalazione, la sigaretta elettronica offre la dose di nicotina equivalente alla sigaretta preferita, senza tutte le sostanze tossiche (forse) prodotte dalla combustione del tabacco ma, soprattutto, ti offre la quantità di nicotina a seconda dell’intensità di aspirazione che il fumatore “naturalmente” regola a seconda della propria necessità. Geniale! E, infatti, il successo è stato assicurato con milioni di persone che sono passati alla pratica dello “svapare”.
La grande diffusione che la sigaretta elettronica ha avuto pone inevitabilmente una serie di preoccupazioni per le autorità sanitarie: le aziende che hanno investito sono migliaia e i controlli di qualità difficili, ma necessari; sarebbe auspicabile (proposta dell’OMS) che le sigarette elettroniche fossero vendute come dispositivi farmaceutici e non come prodotti del tabacco.
Nell’Unione Europea la situazione normativa è molto variegata: Belgio, Danimarca, Estonia, Germania, Ungheria, Austria, Slovenia, Portogallo, Finlandia e Svezia sono gestite integralmente, o parzialmente come prodotti farmaceutici.
In Francia sono regolamentate solo se utilizzate a scopo terapeutico.
Nel Regno Unito e Lettonia stanno per essere disciplinate, in Italia sono vietate ai minori di anni 16.

Riprendendo le considerazioni iniziali riguardanti la gravità della dipendenza da nicotina e delle patologie correlate, un atteggiamento pragmatico al problema non dovrebbe criminalizzare le sigarette elettroniche, considerandole invece un buono strumento che rappresenta un’ottima soluzione per tutti i fumatori che non vogliono, o non riescono, a smettere di fumare (che rimane, ovviamente, l’obiettivo migliore).

dott. Marco Riglietta – Direttore Dipartimento delle Dipendenze ASL Bergamo

Screening
Due appuntamenti, un grande successo
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In provincia di Bergamo il programma di screening del carcinoma colon rettale è stato avviato, in via sperimentale su alcuni distretti, nel 2005 in base alla DGR N. VII/20889 del 16.2.2005. Dal 2008 si è raggiunta l’estensione su tutto il territorio provinciale.
Per la realizzazione del progetto di sanità pubblica è stata fondamentale la costruzione di una rete collaborativa tra professionisti della salute: ASL, Strutture Sanitarie, Farmacie, Medicina di Assistenza Primaria. Sul territorio sono stati amplificati i messaggi di prevenzione da parte si tutti gli attori di sistema, dalle Autorità locali (Amministrazioni) e dalle associazioni di volontariato.

Testimonianze dell’importanza dell’attività sono state portate al Convegno “Lo screening dei tumori del colon retto: aggiornamento per Farmacisti e Medici di Assistenza Primaria”, tenutosi sabato 1 giugno 2013 presso la Sala Lombardia dell’ASL, organizzato e promosso dall’ASL in collaborazione con le Strutture Sanitarie, i Farmacisti ed i Medici di Assistenza Primaria e di cui è stata prevista anche una seconda edizione lo scorso sabato 16 novembre 2013.

L’introduzione ai lavori è stata fatta dal Dott. Giorgio Barbaglio, Direttore Sanitario dell’ASL, che ha individuato nello screening organizzato un intervento di sanità pubblica e l’esempio concreto di una rete tra ASL, strutture sanitarie e territorio (Medici di Assistenza Primaria e Farmacisti) a misura di cittadino. Lo screening organizzato dall’ASL è un sistema integrato di professionisti, che collaborano e misurano le proprie performance, a beneficio dell’utenza per una malattia che interessa molte persone. Nei Paesi occidentali il cancro del colon-retto rappresenta il terzo tumore maligno per incidenza e mortalità, dopo quello della mammella nella donna e quello del polmone nell'uomo. La malattia, abbastanza rara prima dei 40 anni, è sempre più frequente a partire dai 60 anni, raggiunge il picco massimo verso gli 80 anni e colpisce in egual misura uomini e donne. Negli ultimi anni si è assistito a un aumento del numero di tumori, ma anche a una diminuzione della mortalità, attribuibile soprattutto a un'informazione più adeguata sulla prevenzione primaria, alla diagnosi precoce (grazie ai programmi di screening) e ai miglioramenti nel campo della terapia.

Durante i lavori sono stati illustrati dalla D.ssa Antonella Buzzi della U.O. Anatomia Patologica dell’A.O. “Bolognini” di Seriate e dal Dott. Nicola Gaffuri, Direttore della U.F. Endoscopia Digestiva della Clinica “Humanitas-Gavazzeni” di Bergamo i percorsi diagnostici degli assistiti, arruolati dal programma di screening e nella clinica, mettendo in evidenza scelte tecnologiche e contenuti scientifici, adottati a garanzia della qualità delle prestazioni sanitarie, rese ai cittadini bergamaschi.
Il Dott. Sergio Cavenati, Direttore del Servizio di Endoscopia Digestiva dell’A.O. “Treviglio-Caravaggio” di Treviglio, ha illustrato la dissezione sottomucosa, una tecnica endoscopica per il trattamento delle lesioni pre-cancerose e lesioni maligne precoci, innovativa ma riservata a pochi casi in funzione delle caratteristiche e della sede delle lesioni.

Sono stati trattati anche aspetti organizzativi, caratteristiche e limiti del test per la determinazione del sangue occulto fecale dalla D.ssa Daniela Mendogni, Responsabile del Laboratorio di Sanità Pubblica e Responsabile Scientifico del convegno.

I relatori hanno condiviso con i partecipanti informazioni circa le scelte strategiche dell’ASL in materia di organizzazione nelle varie fasi del processo di screening: gestione degli inviti della popolazione, informazioni all'utenza circa la campagna e indicazioni per limitare la variabilità preanalitica del test per la determinazione del sangue occulto fecale, modalità di comunicazione degli esiti delle indagini di 1° e 2° livello, criteri di esclusione dal programma ed indicazioni di follow up.
Una sessione è stata dedicata al ruolo fondamentale di promotori della salute da parte dei Farmacisti e dei Medici di Assistenza Primaria nel programma di screening organizzato dall’ASL.
Il Dott. Gianni Petrosillo, presidente di Federfarma Bergamo, ha illustrato i risultati di un questionario, compilato da 41 farmacie bergamasche, che indagava alcuni aspetti organizzativi quali l’accesso dell’utenza in farmacia per ritirare il Kit, riconsegnare il campione ed acquisire informazioni sulle modalità organizzative e sui risultati della campagna di prevenzione.
La partecipazione allo screening colon rettale è testimonianza di un nuovo ruolo per la farmacia che, integrandosi con le altre strutture sanitarie del territorio, muove verso un’ottimizzazione delle risorse ed un aumento della qualità dei servizi resi alla popolazione.
Il Dott. Marzio Mazzoleni, Medico di Assistenza Primari (MAP) del Distretto di Treviglio, ha sottolineato alcuni passaggi fondamentali del percorso decisionale dell’assistito prima, durante e dopo l’arruolamento nell’iter diagnostico-terapeutico di screening.
Il MAP ha un ruolo fondamentale, insostituibile per la vicinanza all’assistito. Il MAP può fornire contenuti sulla prevenzione primaria ed informazioni per chiarire e supportare le fasi di intervento degli specialisti; può garantire la sorveglianza dei parenti di assistiti con diagnosi di tumore del colon retto e può governare l’appropriatezza dei follow up post trattamento.

L'intervento della D.ssa Laura Tessandri, Referente del Centro Screening Oncologici del Servizio Medicina Preventiva dell’ASL, e del Dott. Paolo Ravelli, Direttore della U.O. Endoscopia dell’A. O. “Papa Giovanni XXIII” di Bergamo e Coordinatore provinciale dei programmi di screening per la disciplina di Gastroenterologia, ha consentito la condivisione di alcuni dati di attività del programma di screening in provincia di Bergamo, confrontati con i dati medi osservati a livello regionale e nazionale.
Per alcuni indicatori di performance il nostro programma di screening è stato confrontato con gli standard “nazionali” di riferimento, prodotti dalle società scientifiche (europee), approvati dall’Osservatorio Nazionale Screening, organismo del Ministero della Salute.

I partecipanti (Medici di Assistenza Primaria, Farmacisti, Infermieri, Assistenti Sanitari, Educatori Professionali, Tecnici di Laboratorio) hanno gradito l’articolazione organizzativa dell’evento ed i contenuti proposti, formulando osservazioni e domande a tutti i relatori.

I risultati dello screening sono pubblicati sui siti istituzionali attraverso report annuali:
- per i Distretti Socio Sanitari dell’ASL di Bergamo il “Rapporto sui risultati delle attività di prevenzione, controllo e di promozione della salute - Anno 2011”
http://www.asl.bergamo.it/servizi/notizie/notizie_fase02.aspx?ID=5617
- per la Regione Lombardia il documento “Screening del Carcinoma Colon Rettale in Regione Lombardia - Aggiornamento 2010”
http://www.sanita.regione.lombardia.it/cs/Satellite?c=News&childpagename=DG_Sanita%2FDetail&cid=1213291118521&p=1213282316779&pagename=DG_SANWrapper
- per i dati nazionali fino al 2009 il “IX Rapporto dell’Osservatorio Nazionale Screening”
http://www.osservatorionazionalescreening.it/sites/default/files/allegati/EPv36i6s1.pdf
Sabato 16 novembre 2013 è stata proposta la seconda edizione, con eventuali aggiornamenti dei dati presentati durante il 1° incontro.

 

D.ssa Daniela Mendogni -  Responsabile del Laboratorio di Sanità Pubblica ASL Bergamo e Responsabile Scientifico del convegno

D.ssa Giuliana Rocca - Responsabile Servizio Medicina Preventiva di Comunità ASL Bergamo

D.ssa Laura Tessandri -  Referente del Centro Screening Oncologici del Servizio Medicina Preventiva ASL Bergamo

dal Dipartimento Dipendenze
“Life skills training program”
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Sappiamo come sia importante, anche per quanto riguarda la prevenzione delle dipendenze, fare riferimento alla grande mole di studi e ricerche presenti nella letteratura scientifica, che hanno ampiamente dimostrato quali siano gli interventi efficaci e quali invece quelli inefficaci in ambito preventivo.
La letteratura scientifica, per esempio, ha evidenziato come sia di fondamentale importanza, al fine di prevenire situazioni di dipendenza, sviluppare quelli che vengono chiamati “fattori protettivi”; fra questi si comprendono anche le abilità personali dell’individuo, che è importante sostenere e rinforzare fin dai primi anni di vita.

“Life skills” a scuola
Da due anni la nostra ASL sta proponendo alle scuole della provincia due progetti, promossi e sostenuti da Regione Lombardia, che si pongono come obiettivo proprio quello di sviluppare quelle capacità personali degli studenti che hanno mostrato di avere un’importante funzione protettiva in relazione alle dipendenze e ad altri comportamenti a rischio..
Si tratta dei progetti “Life skills training program” (per brevità “LST”) rivolto a tutto il ciclo della scuola secondaria di primo grado e di “UNPLUGGED” rivolto invece al biennio sella scuola secondaria di secondo grado.
I due progetti hanno caratteristiche molto simili:
• sono entrambi programmi validati, cioè sottoposti a studi di valutazione, che ne hanno dimostrato la capacità di raggiungere gli obiettivi prefissati e di svolgere una reale ed efficace azione preventiva;
• attribuiscono un ruolo fondamentale ai docenti di classe e puntano sulla formazione degli insegnanti per addestrarli a realizzare, durante le ore di lezione, le attività previste dal programma per gli studenti;
• si propongono di sviluppare le capacità e le abilità di vita degli studenti quali per esempio: la buona conoscenza di sé; il senso critico; le capacità di comunicare, prendere decisioni, resistere alle pressione del gruppo e dei messaggi pubblicitari; la capacità di risolvere i conflitti e di riconoscere e gestire le emozioni;
• le attività realizzate e i risultati ottenuti vengono monitorati attraverso un piano di valutazione degli esiti coordinato a livello regionale;
• sono gestiti in stretta collaborazione con l’Ufficio Scolastico Territoriale;
• sono a costo zero per le scuole poiché realizzati interamente da operatori ASL, con materiali forniti da Regione Lombardia.

All’atto pratico, la realizzazione di entrambi i programmi prevede che operatori ASL, precedentemente formati all’applicazione del programma, realizzino due giornate formative con gli insegnanti delle classi prime delle scuole coinvolte, per addestrarli a realizzare gli interventi previsti dal programma stesso e all’utilizzo dei materiali necessari alla sua realizzazione.
Saranno poi i docenti così formati a realizzare le attività previste dal programma per gli studenti, supportati da incontri di accompagnamento degli operatori ASL.
UNPLUGGED prevede la realizzazione di 12 unità con gli studenti, ad opera dei docenti di classe.
LST prevede la realizzazione di 12 unità (più 3 opzionali) per le classi prime e, per le classi che hanno realizzato tutte le unità previste, la prosecuzione nel secondo e nel terzo anno con la realizzazione rispettivamente di 10 e 9 unità. Nell’anno scolastico 2012–’13, i due programmi, che proseguiranno anche per il prossimo anno, hanno coinvolto complessivamente 268 docenti e raggiunto più di 5000 studenti. Il dettaglio delle attività realizzate è specificato nella tabella seguente.

    Attività LST – UNPLUGGED anno scolastico 2012 -13             

 

LST

UNPLUGGED

TOTALE

 

 

LST 1 anno

LST 2 anno

Tot. LST

N° corsi x docenti

6

3

9

3

12

N° scuole coinvolte

33

16

33

16

49

N° classi coinvolte

90

33

123

97

220

N° docenti formati

137

33

170

98

268

N° studenti raggiunti

2250 (ca.)

737

3000 (ca.)

2223

5200 (ca.)

Va ricordato che oltre alla realizzazione dei due progetti regionali, il Dipartimento delle Dipendenze, in raccordo con l’Ufficio Scolastico Territoriale, ha portato avanti anche un proprio progetto, denominato “Giovani Spiriti”, che ha visto il coinvolgimento di ulteriori 100 docenti e che ha raggiunto più di 2600 studenti.
Anche Giovani Spiriti verrà riproposto alle scuole per il prossimo anno scolastico, dopo la revisione in corso, finalizzata a migliorare il progetto e a definire un piano di valutazione dei risultati più rigoroso rispetto all’attuale.

La valutazione dei risultati
Ciò che mi preme qui evidenziare, sono i risultati emersi dalla valutazione di efficacia dei progetti regionali e in particolare di LST che, da questo punto di vista, può essere preso come un modello particolarmente significativo per il suo piano di valutazione degli esiti particolarmente rigoroso.
Per questo motivo saranno qui brevemente descritti i risultati della valutazione di esito di LST, che è stata realizzata somministrando un questionario agli studenti, prima e dopo la realizzazione delle attività previste dal programma e confrontando tali risultati con quelli ottenuti dalla somministrazione dello stesso questionario ad un gruppo di controllo, composto da studenti che non avevano partecipato al programma..
Il questionario andava ad indagare le principali aree su cui LST si propone di ottenere dei cambiamenti positivi: le abilità personali e sociali, le capacità di resistenza sociale le intenzioni e il comportamento rispetto al consumo di sostanze.

Ad oggi sono disponibili i risultati relativi al primo anno di attivazione del programma (a.s. 2011-12). Si tratta necessariamente di una valutazione ancora parziale perché riferita solo al primo anno di implementazione di un progetto triennale, ma i cui dati si sono rivelati particolarmente significativi e promettenti anche per il nostro contesto.
Tali dati evidenziano come LST appaia effettivamente in grado di incidere sulla propensione al consumo di sostanze. Infatti, i risultati della valutazione evidenziano che.
• LST sembra:in grado di compensare l’aumento del consumo di tabacco e delle ubriacature al crescere dell’età: se nel gruppo di controllo la propensione al consumo tende ad aumentare con il passare del tempo, questo non avviene negli studenti che hanno partecipato a LST;
• se tutti gli studenti hanno un atteggiamento negativo nei confronti tabacco, alcol e cannabis; il gruppo LST dichiara atteggiamenti ancora più negativi;
• dopo aver partecipato al progetto gli studenti percepiscono una minor diffusione del consumo di sostanze tra gli adulti. L’abbassamento è particolarmente evidente per il tabacco e l’alcol;
• il gruppo di controllo dichiara una difficoltà crescente nel rifiutare sostanze qualora vengano offerte. Il gruppo LST rimane costante nel tempo;
• il gruppo LST dimostra di avere più consapevolezza (8% di incremento) circa i miti, la diffusione e gli effetti delle sostanze.
Il progetto si è anche mostrato in grado di migliorare alcune delle abilità di vita, evidenziando anche su questo piano delle differenze significative tra il gruppo di studenti che hanno partecipato a LST e il gruppo di controllo:
• gli studenti LST hanno dimostrato una maggiore consapevolezza su alcune abilità personali;
• la percezione di sentimenti negativi, che aumenta al crescere dell’età per gli studenti del gruppo di controllo, rimane invece costante per il gruppo LST;
• gli studenti LST utilizzano più frequentemente degli studenti di controllo le tecniche per la gestione dell’ansia;
• la capacità assertive aumentano in maniera significativa nel gruppo LST rispetto al gruppo di controllo;

I cambiamenti significativi non riguardano solo gli studenti, ma anche i docenti. Infatti, al termine dell’anno, i docenti che hanno partecipato al programma:
• danno più importanza sia ai loro compiti didattici, sia ai loro compiti educativi;
• si sentono più efficaci sia nella loro attività individuale sia come corpo docenti;
• si sentono più capaci di occuparsi della promozione della salute dei loro studenti, in modo particolare rispetto alla prevenzione dell’uso di sostanze.
Inoltre, come per gli studenti, si modificano le rappresentazioni relative alla diffusione delle sostanze e gli insegnanti, più realisticamente, considerano il consumo di sostanze meno diffuso rispetto a quanto pensavano prima.
Gli insegnanti che hanno realizzato il programma infine, sono generalmente concordi nell’affermare che LST ha consentito un miglioramento significativo del clima di classe e delle relazioni con gli studenti.

Concludendo, possiamo dire che, pur con alcune criticità da verificare nei prossimi anni, il programma si sta effettivamente dimostrando in grado di produrre cambiamenti significativi in relazione agli obiettivi che si pone sia per gli studenti, sia per i docenti.
In particolare, già a distanza di un anno, sembra in grado di ritardare il consumo di sostanze negli studenti; mentre, le attività proposte hanno effettivamente permesso agli studenti di incrementare le loro abilità.
Oltre a ciò, la capacità di LST di migliorare il clima relazionale di classe e il livello delle relazioni tra docenti e studenti e quindi di promuovere “lo star bene scuola”, lo rendono un progetto assolutamente in linea ed integrabile con le strategie sostenute dalla rete delle scuole che promuovono salute.


Luca Biffi – Dipartimento Dipendenze - Servizio Prevenzione e interventi di prossimità ASL Bergamo

Pidocchi
Tutto quello che bisogna sapere
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Parlare di pidocchi sembra quasi di parlare di un incubo: in realtà non bisogna lasciarsi sopraffare dall’ansia, ma mettere in atto con costanza alcune semplici ed efficaci misure di prevenzione.
Pur non essendoci serie conseguenze per la salute, la loro presenza genera frequentemente preoccupazioni ed anche fastidiosi imbarazzi, tra docenti e genitori, che rischiano di far ritardare interventi veloci ed adeguati.
Cos’è
Prima di tutto è bene sapere che non è una malattia, ma una infestazione, che coinvolge solo l’uomo, causata dai pidocchi, parassiti di piccolissime dimensioni (2-3 mm), di colore grigio-biancastro, che si nutrono di sangue pungendo ripetutamente il cuoio capelluto e si riproducono depositando uova (le lendini), che si schiudono nell’arco di 7 giorni.
La diffusione dei pidocchi è mondiale e le epidemie sono comuni soprattutto tra i bambini in scuole e istituzioni. I bambini tra i 3 e 10 anni sono più frequentemente colpiti. Anche il contagio all’interno della famiglia è frequente.  L’infestazione può essere asintomatica o manifestarsi con prurito intenso alla testa. Ispezionando il capo si possono riconoscere le uova, soprattutto nella zona della nuca e dietro le orecchie, che appaiono come puntini di aspetto biancastro; le uova possono confondersi con la forfora per il loro aspetto, ma a differenza di questa sono fortemente attaccate al cuoio capelluto ed ai capelli.
La presenza dei pidocchi non è assolutamente indicativa di scarsa igiene personale, anzi sembra vivere bene nel pulito.
Gli animali domestici non trasmettono i pidocchi.

Come si trasmette
Il pidocchio non vola e non salta. Riesce a spostarsi da una persona all’altra solo in caso di un contatto diretto fra le teste. Il contagio può avvenire anche attraverso indumenti infestati (berretti, sciarpe, …) o con l’uso in comune di pettini, spazzole e cuffie da bagno.
Lontano dalla testa il pidocchio sopravvive solo per poche ore.
L’infestazione non è associata alla lunghezza dei capelli.

La prevenzione
Non esiste alcun prodotto in grado di prevenire l’infestazione, ma alcuni accorgimenti possono essere utili per evitare il diffondersi dell’infestazione e
ridurre il rischio di contagio:

• ispezionare con regolarità la testa del bambino;
• evitare lo scambio di berretti, cappotti, sciarpe, asciugamani e altri effetti personali

Cosa occorre fare in caso di infestazione
Devono essere trattate solo le infestazioni confermate.
Applicare immediatamente uno specifico prodotto antiparassitario (shampoo, gel, schiuma ecc.), che si acquista direttamente in farmacia.
Il prodotto va applicato seguendo attentamente le istruzioni riportate nella confezione.
Dopo aver risciacquato e frizionato il capo con una soluzione di acqua e aceto, si utilizza un pettine a denti fitti per rimuovere le uova. E’ consigliabile ripetere il tutto dopo circa una settimana.
Ricontrollare sempre con molta cura a fine trattamento i capelli e rimuovere meccanicamente le eventuali lendini rimaste.
In presenza di pidocchi i controlli vanno estesi a tutti i componenti della famiglia.
Lavare a 60°C in lavatrice o a secco i capi di abbigliamento infestati, le lenzuola e le federe.
Immergere in acqua bollente e shampoo antiparassitario/detersivo/disinfettante per 1 ora, pettini, spazzole e fermagli.
Tutti gli oggetti che vengono ripetutamente tenuti a contatto con i capelli (ad es. peluche usati per addormentarsi) che non possono essere lavati in acqua o a secco, dovranno essere lasciati all’aria aperta.
Può essere utile passare a fondo tappeti, cuscini e divani con l’aspirapolvere.

Cosa non è indicato fare in caso di infestazione
Non è necessario l’allontanamento immediato dalla scuola del bambino con pediculosi del capo.
Se si sono seguite le corrette procedure, il bambino può tornare a scuola il giorno successivo al primo trattamento.
Non è indicato l’uso di shampoo specifici a scopo preventivo, in quanto inefficaci.
Non è indicata la disinfestazione degli ambienti.
 

 Dr.ssa Livia Trezzi - Responsabile Servizio di Prevenzione ed Epidemiologia Malattie Infettive ASL Bergamo

  

Tra preadolescenza ed adolescenza
Azioni indispendabili: diagnosi ed intervento precoce
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Identità e compiti evolutivi
I comportamenti di consumo e le condotte rischiose per la salute psicofisica e sociale hanno il loro esordio durante la preadolescenza e l’adolescenza ed è all’ interno della complessa vicenda adolescenziale che assumono significato. Il processo adolescenziale inizia con l’ingresso nella pubertà ed ha come esito finale l’acquisizione di una identità adulta. L’identità è quel processo attraverso cui l’individuo è in grado di assumere su di sé funzioni di protezione, sostegno, regolazione emozionale, adattamento, responsabilità originariamente svolte dalle figure di attaccamento primarie. Nei soggetti che sviluppano una patologia di dipendenza queste funzioni vengono assolte dalla sostanza. L’acquisizione dell’identità avviene attraverso la realizzazione di compiti di sviluppo che riguardano principalmente il processo di individuazione con l’ acquisizione di un modo autonomo di pensare, essere, approcciare ed interpretare la realtà; la separazione dai genitori con la costruzione di legami significativi al di fuori del contesto famigliare e l’elaborazione di un modo di pensare e di sentire le vicende della vita in modo anche differente da loro; la costruzione della propria identità come soggetto sociale.
L’adolescente si trova a realizzare questi compiti di sviluppo ineludibili in una situazione di vulnerabilità (egli non sa ancora esattamente chi è e come si fa) che lo espone a situazioni di disagio, di ansia e preoccupazione circa la propria capacità e possibilità di diventare un adulto autonomo e separato.
La percezione di essere in ritardo rispetto ai suoi occhi, a quelli degli adulti e dei coetanei nella realizzazione dei compiti di sviluppo procura all’adolescente disagio che egli fatica a reggere in quanto non è ancora in grado di riconoscerlo, di collegarlo alla situazione che lo ha generato e non possiede ancora gli strumenti “del mestiere” per elaborarlo ed affrontarlo. E’ all’interno di questa esperienza affettiva che assumono significato le condotte rischiose del consumo e spaccio con funzione di protesi a sostegno della crescita.

Le condotte di consumo e intorno al consumo: le funzioni di sostegno alla crescita
Le condotte di consumo sono fenomeni diffusi intrecciati alla normalità della vicenda adolescenziale che nella maggior parte di casi evolvono naturalmente con l’evolvere dell’adolescenza. Fattori cognitivi quali un atteggiamento favorevole al consumo, una sottovalutazione dei rischi, una sopravvalutazione delle proprie capacità di controllo, una normalizzazione del fenomeno (lo fanno tutti quindi è normale) e fattori affettivi legati alle profonde e complesse trasformazioni che caratterizzano questa età della vita danno significato ai comportamenti di iniziazione e stabilizzazione del consumo. Le funzioni di sostegno alla crescita riscontrate nel lavoro clinico con gli adolescenti e le loro famiglie riguardano prevalentemente: la trasgressione finalizzata ad affermare la propria autonomia e a facilitare il processo di individuazione e separazione dai genitori; l ’ appartenenza al gruppo che conferisce identità gruppale e protegge da esperienze di esclusione e di solitudine; la regolazione delle emozioni sia negative che positive (rabbia, tristezza, gioia); il recupero dell’autostima attraverso Il miglioramento dell’immagine di sé, delle proprie performance relazionali e sociali;Il fronteggiamento di eventi critici legati all’individuo ed al suo ciclo di vita (es. lutti, separazioni) .
Quando giunge all’attenzione dei genitori e degli adulti il consumo o lo spaccio possono rappresentare una modalità per attivare la loro attenzione e per chiedere indirettamente il loro aiuto. Per un adolescente è difficile chiedere aiuto in modo esplicito nel momento in cui è più intenso il desiderio di apparire forte e capace, di dimostrare di potercela fare da solo.


Fattori rischio e fattori protettivi
Lo sviluppo dei comportamenti di consumo in patologie da dipendenza riguarda una minoranza degli adolescenti, la maggior parte di essi transita dall’adolescenza all’età adulta senza mettere a repentaglio in modo più o meno grave il proprio benessere psicofisico e sociale.
Il motivo per cui un ragazzo finisce per sviluppare un quadro psicopatologico ed uno no non risiede solamente in quel ragazzo ma può risultare dall’ampia interazione di molteplici fattori di rischio e di fattori protettivi.
I fattori rischio possono essere definiti come quelle condizioni la cui presenza, per numero, intensità e durata, è associata ad una maggiore probabilità di sviluppare un comportamento disadattivo.
I fattori di protezione sono quelle variabili che possono aiutare le persone a fronteggiare efficacemente situazioni avverse potenzialmente rischiose e contrastano il peso dei fattori rischio. Alcuni fattori rischio a livello di individuo sono:il basso livello di autostima, l’eccessiva timidezza ed inibizione, l’eccessiva impulsività, la presenza di eventi della vita particolarmente stressanti e critici (morte di un genitore, abuso e violenza sessuale, ecc.), L’ età precoce di iniziazione ed il sesso maschile possono costituire ulteriori fattori di rischio. Tra i fattori protettivi riscontriamo: le abilità comunicative relazionali e di comprensione, una sufficiente autostima, la capacità di affrontare i problemi, modalità di pensiero flessibili, la resilienza come capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici e di riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà. Tali competenze vengono acquisite ed addestrate dentro il contesto famigliare, nel gruppo dei pari, nel contesto sociale. A livello famigliare alcuni fattori rischio comprendono il comportamento di abuso di sostanze da parte dei genitori, un ambiente famigliare conflittuale e carente sul piano educativo, Nell’educazione c’è uno squilibrio tra gli aspetti di accudimento, protezione e contenimento relativi all’area materna e gli aspetti normativi, di assunzione di competenze e responsabilità relativi all’area paterna. Tra i fattori protettivi a livello famigliare riscontriamo una genitorialità efficace, attenta, supportiva con ruoli e aspettative chiari; gli aspetti educativi paterni e materni sono equilibrati ai bisogni espressi dall’adolescente in relazione al suo processo evolutivo . A livello di comunità quelle caratterizzate da comportamenti e regole spesso implicite che tollerano o promuovono l’uso di sostanze, comunità con presenza di alta criminalità e caratterizzate da deprivazione culturale costituiscono un fattore di rischio. Comunità attente all’educazione dei giovani che promuovono iniziative finalizzate ad avvicinarli, ad ascoltarli, a coinvolgerli, a farli sentire soggetti attivi costituiscono importanti fattori protettivi.

Intervento precoce: i SerT in prima linea
La diagnosi e l’intervento precoce sulle situazioni a rischio, finalizzati a contrastare i fattori rischio e potenziare i fattori protettivi, diventano azioni indispensabili per contrastare l’evoluzione delle condotte rischiose in patologie del comportamento tra cui quelle legate alle condotte di consumo di sostanze. Queste situazioni possono essere intercettate dagli adulti (insegnanti educatori a vario titolo, operatori sanitari o sociali) attraverso il contatto, l’ ascolto degli adolescenti nei luoghi dove vivono, studiano, lavorano, si divertono. Con questa consapevolezza i SerT hanno strutturato un’offerta mirata nei confronti di adolescenti, loro familiari e/o educatori che va dall’ascolto e consulenza, alla valutazione precoce della situazione, finalizzata all’individuazione precoce di fattori di rischio o patologici (abuso o dipendenza o altri disturbi), all’orientamento e accompagnamento ai servizi della rete territoriale, al supporto educativo e psicologico, al trattamento nei casi con diagnosi di abuso o dipendenza, all’invio ad altri Servizi sanitari o socio-sanitari, se necessario.
L’accesso e questo tipo di offerta è rivolta, come si diceva, all’adolescente, a genitori/familiari e a educatori che hanno a che fare con adolescenti a rischio di condotte di abuso o dipendenza da sostanze e non.

Ci si può rivolgere ai SerT per:
- Ricevere informazioni
- Avere una consulenza
- Avere un supporto ed un orientamento
- Essere aiutati ad affrontare i problemi

L’accesso ai SerT è diretto (non serve l’impegnativa del medico o di qualche specialista).
E’ possibile richiedere un appuntamento in qualsiasi fascia oraria, anche in orario tardo pomeridiano/serale.
I servizi si avvalgono nelle attività di informazione , consulenza, supporto ed orientamento della competenza di operatori specificamente formati su l’area adolescenziale e giovanile. Tra gli interveti strutturati rivolti a questa fascia di età vi sono anche gruppi educativo – informativi a cadenza settimanale, rivolti, in maniera mirata, ad adolescenti e a genitori

Si riportano di seguito i recapiti dei SerT presenti in provincia

SerT

Indirizzo

Telefono

e-mail

BERGAMO

via Borgo Palazzo, 130  Bergamo

035 2270374

sertbergamo@asl.bergamo.it

 

GAZZANIGA

via  Manzoni, 98   Gazzaniga

035 712935

sertgazzaniga@asl.bergamo.it

 

LOVERE

piazza Bonomelli, 8 Lovere

035 4349639

 

sertlovere@asl.bergamo.it

MARTINENGO

piazza Maggiore, 11 Martinengo

0363 987202

 

sertmartinengo@asl.bergamo.it

PONTE SAN PIETRO

via Adda, 18/A Ponte San Pietro

035 4156262

sertpontespietro@asl.bergamo.it

TREVIGLIO

via XXV Aprile, 6 Treviglio

0363 47725

serttreviglio@asl.bergamo.it

 

I SerT e l’intervento precoce nell’area della Prevenzione
Sempre in quest’ambito, i SerT svolgo anche un’importante attività sul piano preventivo, in collaborazione con le agenzie educative del territorio (es. Scuole), promuovendo e attuando interventi mirati a sostenere e a sviluppare quelle abilità sociali (life skill) necessarie ad incrementare i fattori protettivi e a ridurre i fattori di rischio che possono favorire lo sviluppo di condotte d’abuso o di dipendenza.
Questo aspetto sarà oggetto di un articolo ad hoc che verrà pubblicato nei successivi numeri di ASL In- Forma.

Per ulteriori informazioni consultare la pagina Dipartimento Dipendenze ASL Bergamo


Dott.ssa Annamaria Benaglio Psicologa - Psicoterapeuta SERT Bergamo  ASL Bergamo tel. 035.2270402
 

Viaggiare(?), informati e vaccinati
Informazioni utili
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I viaggi offrono l’occasione di esperienze affascinanti ed indimenticabili. Sono tantissime ormai le persone che si spostano da una parte all’altra del pianeta per diversi motivi: lavoro, vacanze, interventi umanitari o interessi personali. Curiosa la notizia che evidenzia come i viaggi verso mete esotiche, aree tropicali o Paesi in via di sviluppo siano in continuo incremento. E’ però importante considerare che quando si viaggia verso queste nazioni, le condizioni igienico-sanitarie potrebbero risultare deludenti o poco soddisfacenti per gli stili di vita o standard a cui siamo abituati. Considerato che siamo un popolo di viaggiatori, è fondamentale affrontare un viaggio con adeguate informazioni e preparazione in merito ai problemi sanitari che potrebbero manifestarsi.
Onde evitare di rovinare il piacere di una vacanza tanto sognata e trepidamente attesa, per problemi di salute prevenibili, prima della partenza soprattutto verso mete esotiche, è consigliabile interpellare un esperto del settore. La crescente esigenza di ricevere indicazioni precise, complete ed il più possibile personalizzate, riguardo al viaggio che si intende intraprendere, il periodo e la durata di permanenza per valutare le migliori condizioni di benessere volte a tutelare la propria salute anche durante i viaggi, è un bisogno dei cittadini che Asl Bergamo si è presa a cuore, garantendo un servizio specifico, con personale competente, nell’Ambulatorio per la Prevenzione delle Malattie del Viaggiatore. Il rischio, per il viaggiatore, di contrarre malattie infettive può insorgere sia durante il viaggio sia al rientro, per questo Asl Bergamo incoraggia i cittadini che avvertono dei sintomi, di effettuare un controllo sanitario con l’obiettivo di: identificare e trattare tempestivamente la malattia importata ed evitare che la stessa, se contagiosa, possa essere trasmessa ad altri. Questo comportamento, permette di contenere il rischio di diffondere infezioni non presenti nel nostro territorio e che potrebbero costituire un serio problema di salute pubblica.
Pertanto Asl che ha, tra gli altri, anche il compito istituzionale di dare informazioni al viaggiatore su i rischi infettivi importanti a cui potrebbe essere esposto durante i viaggi, garantisce periodici incontri formativi, come l’ultimo convegno “La Medicina del Lavoro e la Medicina dei Viaggi, sinergia indispensabile per la Salute del lavoratore” in cui erano presenti esperti in materia, operatori sanitari e competenti medici. Inoltre Asl ha contribuito concretamente alla costituzione di “reti sanitarie”con ospedali, farmacie, medicina del territorio, in quanto anche in questo settore è fondamentale l’integrazione dei Servizi e l’ottimizzazione delle risorse presenti sul territorio.
In generale è bene seguire un vademecum di comportamento. Molte malattie infettive mettono a rischio il viaggiatore, ma queste possono essere evitate con adeguate vaccinazioni. Alcune sono richieste obbligatoriamente da alcuni Paesi: antifebbre gialla, antimeningococcica, antipoliomielite. Molte sono raccomandate per la protezione personale: antiepatite A e B, antitifo-paratifo, anticolerica, antitetano e difterite, antirabbica, antiencefalite giapponese, antimeningoencefalite da zecche, antimorbillo, rosolia, parotite, antivaricella, antinfluenzale. E’ importante sapere che la maggior parte delle vaccinazioni conferisce protezione per lunghi periodi, quindi utili per successivi viaggi. Diverso il caso della malaria, per la quale non esiste un vaccino, ma è necessario prevedere una chemioprofilassi specifica da ripetere ad ogni viaggio e da assumere dietro controllo medico.
E’ consigliabile dotarsi di una “farmacia da viaggio”: disinfettanti, cerotti, colliri, garze sterili, guanti monouso, termometro, antidolorifici, disinfettanti per l’acqua, cortisonici per punture d’insetti o manifestazioni allergiche. E’ importante sia la scelta del farmaco, concordata con il proprio medico curante, sia la corretta assunzione ed è preferibile portare sempre con sé anche i farmaci che si assumono abitualmente per situazioni particolari. Per quanto riguarda l’alimentazione, nei Paesi della fascia tropicale o subtropicale, per il consumo di alimenti e bevande, è buona norma lavarsi sempre le mani prima di mangiare, bere ed utilizzare acqua imbottigliata, bollita o disinfettata con amuchina e mangiare frutta sbucciandola da sé.

Le precauzioni prima di affrontare un viaggio oltre confine.
Asl Bergamo ha attivi sette ambulatori del Viaggiatore Internazionale collocati in: Bergamo, Bonate Sotto, Zogno, Albino, Trescore, Treviglio e Romano. Prima di ogni partenza, soprattutto verso Paesi esotici, è buona regola rivolgersi almeno un mese prima, su appuntamento, ai servizi per consultare gli operatori sanitari che offrono informazioni relative alle vaccinazioni obbligatorie e raccomandate per il Paese che si intende visitare, consulenze specialistiche relative ad eventuali rischi ed utili consigli.
I cittadini interessati possono presentarsi:
- personalmente al colloquio, in quanto non vengono dati consigli telefonici;
- informare della durata e tipologia del viaggio (organizzato o non, a breve permanenza, verso mete turistiche urbane, rurali, missioni) per definire le misure di prevenzione da adottare più idonee;
- informare in merito l’assunzione di farmaci per particolari malattie. Per bambini, anziani, donne in gravidanza, persone che effettueranno un viaggio “avventuroso” è richiesta l’adozione di maggiori precauzioni;
- chiedere informazioni per stipulare un’assicurazione, se non già prevista, per eventuali spese sanitarie all’estero.

Dott.ssa Sabrina Damasconi

http://aslinforma.youspace.it/index.asp

6 Giugno 2013: serata dedicata al grande risultato raggiunto da ASL Bergamo
Un passo importante per la programmazione sanitaria in provincia di Bergamo
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In data 21 marzo 2013 è avvenuto, nel corso del XVII Congresso annuale dell’AIRTUM (Associazione Italiana Registri Tumori) in svolgimento a Bolzano, un prestigioso riconoscimento per l’ASL di Bergamo. Il Registro Tumori dell’ASL è stato infatti ufficialmente accreditato a livello nazionale, alla conclusione di un rigoroso e severo processo di valutazione scientifica, condotto da una specifica Commissione nazionale di verifica istituita presso l'AIRTUM, associazione che coordina le attività dei Registri Tumori in Italia ed è collegata alle corrispondenti associazioni di altri paesi a livello europeo e mondiale, quali l'International Association of Cancer Registries, l'ENCR (European Network of Cancer Registries), ed il Groupe pour l'Epidémiologie et l'Enregistrement du cancer dans les Pays de Langue Latine.

Il processo che ha portato all' accreditamento del Registro avviene attraverso un iter particolarmente severo e rigoroso di controllo della qualità, in quanto è condizione indispensabile che i Registri accreditati abbiano i necessari requisiti scientifici e strutturali per produrre dati obiettivi in termini di qualità della rilevazione, tempestività nell'offerta e progressivo arricchimento delle informazioni disponibili.


Il risultato raggiunto, di basilare importanza per il completamento del quadro epidemiologico provinciale e regionale in campo oncologico, pone il Registro Tumori di Bergamo come autorevole fonte di informazioni per i clinici e per i decisori pubblici. Infatti, attraverso il confronto con i dati epidemiologici riguardanti i tumori nelle diverse aree geografiche del Paese, è possibile sorvegliare e valutare la patologia oncologica in termini di mortalità, incidenza e sopravvivenza, studiarne l'andamento temporale e geografico, comparando i risultati così ottenuti con quelli osservati a livello internazionale. Permette inoltre di avere un quadro preciso del carico che la patologia oncologica rappresenta per il Servizio Sanitario, migliorando in fase programmatoria l’appropriatezza di allocazione delle risorse necessarie.
Il significativo obiettivo raggiunto rappresenta un punto di partenza per dimostrare quanto siano rilevanti in sanità pubblica, ma più in generale per la programmazione e per la gestione della salute, l'osservazione e la conoscenza, lo studio e la ricerca applicata.
In un sistema di rete oncologica metodologicamente e tecnologicamente aggiornata, quale quella rappresentata dalla strutture della sanità lombarda, l'opportunità di un grande progetto di sanità pubblica come quello della prevenzione dei tumori, attraverso gli screening e la prevenzione primaria , oltrechè sul versante del miglioramento diagnostico e terapeutico, non può fare a meno di un'attività continua di monitoraggio e di rilevazione, come quello rappresentato dal Registro Tumori.
A tal proposito, il Registro dell’ASL è già pienamente operativo anche per la valutazione dei processi e degli esiti dei programmi di screening già avviati in ambito aziendale e interaziendale, quali quelli per la prevenzione dei tumori della cervice uterina e del colon retto.
Sono inoltre già stati intrapresi numerosi progetti nell’ambito della Rete Interregionale dei Registri Tumori (Rete “Oss.e.r.va.”-OSServatori Epidemiologici e Registri tumori per la Valutazione), primo tra i quali il progetto di valutazione di indicatori di esito dei percorsi diagnostico-terapeutici per le principali cause tumorali.
Particolare significato, nel raggiungimento di questo risultato, hanno rivestito, in questi anni, le strette collaborazioni sviluppate con il DIPO (Dipartimento Interaziendale Provinciale Oncologico) ed i Servizi di Anatomia Patologica delle strutture erogatrici del territorio provinciale.

Un particolare e sentito riconoscimento deve inoltre andare alla LILT (Lega Italiana per la Lotta ai Tumori) di Bergamo ed ai Rotary Club della provincia di Bergamo, per aver generosamente sostenuto, attraverso l’istituzione di borse di studio, la crescita del Registro Tumori ASL.

Il Registro Tumori è diretto dal Dr Giuseppe Sampietro, ed è strutturato nell'ambito del Servizio Epidemiologico Aziendale-Dipartimento PAC, diretto dal Dr Alberto Zucchi, in staff alla Direzione Generale. Nello staff del Registro operano le Assistenti Sanitarie Luisa Giavazzi, Silvia Ghisleni, Andreina Zanchi.

Dr. Alberto Zucchi - Responsabile Servizio Epidemiologico Aziendale ASL Bergamo

Prevenzione
Secondo la statistica a livello mondiale, è il secondo tumore maligno della donna
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Il tumore del collo dell’utero rappresenta un importante problema sanitario: a livello mondiale è il secondo tumore maligno della donna, con circa 500.000 nuovi casi stimati nel 2002, l’80% dei quali nei Paesi in via di sviluppo.
In Italia, i dati dei registri nazionali tumori relativi agli anni 1998-2002 mostrano che ogni anno sono stati diagnosticati 3.500 nuovi casi di tumore del collo dell’utero (pari a una stima annuale di 10 casi ogni 100.000 donne) e 1.000 sono i decessi per questa patologia.
Nel corso della vita di una donna, il rischio di avere una diagnosi di tumore del collo dell’utero è del 6,2 per mille (1 caso ogni 163 donne), mentre il rischio di morire è di 0,8 per mille.
In accordo con le linee guida internazionali, in Italia il pap-test è raccomandato ogni tre anni, per le donne di età compresa tra 25 e 64 anni.

Campagna di sensibilizzazione del pap test di prevenzione

Da ottobre 2011 l’ASL della provincia di Bergamo, in collaborazione con le Strutture Sanitarie della provincia, ha avviato una campagna di sensibilizzazione per la diagnosi precoce del tumore del collo dell’utero.
Nel 2011 in provincia di Bergamo le donne di età 25-64 anni, residenti erano 301.692* (*dati ISTAT 2010) e secondo le banche dati sanitarie risultava che 36% aveva eseguito un pap test negli ultimi 5 anni e che il 61% non risulta aver fatto un pap test a carico del Sistema Sanitario Regionale negli ultimi 5 anni (2006-2010).
Proprio le donne, che non avevano effettuato l’esame di screening, erano da considerarsi più esposte al rischio di sviluppare la malattia ed a queste l’ASL di Bergamo si è rivolta con una lettera informativa personalizzata, in cui erano riportate tutte le informazioni su dove e come prenotare il pap test.
Dopo oltre un anno dall’avvio della campagna di sensibilizzazione del pap test di prevenzione da parte dell’ASL, la rilevazione dei dati locali al 31 dicembre 2012 indica che il 33,7% (103.041) delle 305.474 donne residenti** (**dati ISTAT 2011) non hanno eseguito un pap test a carico del SSR negli ultimi 5 anni e 43.352 donne hanno effettuato l’esame in un periodo compreso tra i 3 ed i 5 anni.

Dai dati (vedi tabella) si evince come le donne bergamasche abbiano risposto positivamente all’offerta attiva di prevenzione secondaria per il tumore del collo dell’utero organizzata dall’ASL in collaborazione con le Strutture Sanitarie locali.

Percorso diagnostico terapeutico dei tumori della cervice uterina

Nell’aprile del 2012 si e’ costituito il Tavolo Tecnico Interaziendale Multidisciplinare per la patologia cervico-vaginale oncologica, di cui l’ASL di Bergamo e’ stata promotrice, che ha visto la collaborazione tra gli Operatori, coinvolti nel percorso diagnostico–terapeutico dei tumori della cevice uterina, appartenenti all’Asl ed alle Strutture Sanitarie della Provincia di Bergamo. L’obiettivo finale di questo Tavolo Tecnico e’ stata la definizione di un protocollo diagnostico-terapeutico per il I ed il II livello della prevenzione del carcinoma della cervice uterina, con lo scopo di garantire un percorso condiviso in tutta la Provincia di Bergamo, nella gestione di pap test anomalo, supportato dalle piu’ recenti evidenze scientifiche e rispettoso dei criteri di appropriatezza.

Da numerosi studi epidemiologici emerge che Il tumore del collo dell’utero riconosce come causa necessaria, ma non sufficiente, la persistenza dell’infezione da papillomavirus (HPV). Esistono diversi cofattori associati allo sviluppo di questa forma tumorale come il fumo di sigaretta, l’eta’, l’elevato numero di gravidanze,la presenza di altre infezioni sessualmente trasmesse, una condizione di immunodeficienza, l’impiego di contraccettivi orali ed il mancato utilizzo di contraccettivi di barriera. Al fine di aumentare le conoscenze sulle infezioni e patologie HPV correlate, l’ASL di Bergamo ha organizzato il Convegno “Dall'infezione HPV alla gestione del pap test anomalo e delle patologie HPV correlate” , che si svolgera’ in due edizioni l’8 giugno ed il 9 novembre 2013 presso la Sede dell’ASL, rivolto ai professionisti,che, in prima persona, sono coinvolti nelle attivita’ di informazione,prevenzione, diagnosi e cura del tumore della cervice uterina. .


Dr.ssa Tessandri Laura - Centro Screening Oncologici Dipartimento di Prevenzione Medico ASL Bergamo
Dr.ssa Fiorenza Cartellà - Coordinatore Ostetrico – Ginecologo dei Consultori ASL Bergamo

L'Asl avvicina i giovani alla prevenzione e promozione alla salute
18 maggio 2013
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Giovani Spiriti è un progetto di prevenzione primaria (universale) dell’uso di sostanze legali e illegali rivolto a adolescenti del terzo anno della scuola media e dei primi due anni delle superiori promosso dal Dipartimento delle Dipendenze dell’ASL e dall’ Ufficio Scolastico Territoriale, con la collaborazione della compagnia teatrale La Pulce.
Partecipa al progetto l’Assessorato alle politiche giovanili del Comune di Bergamo e vi collaborano lo spazio giovanile Edonè di Redona e l’Associazione genitori Atena.
Il progetto prende il nome dallo spettacolo teatrale della Compagnia La Pulce, che da diversi anni propone alle scuole di tutta Italia il proprio spettacolo sull’alcol
1. si rivolge a ragazze e ragazzi nella fase di un passaggio generazionale molto ricca di potenzialità ma anche di rischi
2. coinvolge i diversi attori della vita scolastica: studenti, insegnanti e genitori
3. utilizza riferimenti teorici e metodologie di lavoro coerenti con le linee guida e le buone prassi per una prevenzione efficace

Nell’anno scolastico in corso (2012-2013) sono stati coinvolti: 14 istituti superiori, 9 scuole medie, 106 classi per un totale di 2583 studenti e 100 insegnanti
Il progetto si è sviluppato in 7 fasi nel corso dell’anno e si concluderà il 18 maggio con la festa analcolica
1. Formazione insegnanti (gennaio)
2. Lavoro in classe con gli studenti (febbraio-aprile)
3. Sviluppo del concorso Giovani Spiriti (febbraio aprile)
4. Spettacolo e serate i genitori (marzo)
5. Spettacolo e dibattito con le classi (febbraio-maggio)
6. Festa conclusiva per gli studenti con premiazioni concorso e mostra dei prodotti (maggio)
7. Verifica per studenti e insegnanti (maggio-giugno

Dopo la fase di formazione dei docenti il percorso si è spostato nelle classi dove gli studenti, con i propri docenti, hanno lavorato su diverse tematiche:
• corretta informazione ed educazione normativa
• alcol-sostanze e guida,
• lo sviluppo delle capacità critiche nei confronti della pubblicità sugli alcolici
• le capacità di resistere alle pressioni dei pari
• lo sviluppo dell’assertività personale

La metodologia di lavoro pone una forte attenzione al metodo di lavoro che considera centrali il coinvolgimento degli studenti, la loro attivazione, la circolarità delle relazioni, il non giudizio.

In alcune classi sono stati realizzati prodotti artistici legati al “concorso Giovani Spiriti” che aveva come tema la prevenzione dell’uso di sostanze e la promozione di messaggi per la salute.



Con i genitori dei ragazzi coinvolti sono state organizzate due iniziative:
la visione dello spettacolo Giovani Spiriti allo Spazio Polaresco il 15 marzo, a cui hanno partecipato circa 200 persone. Lo spettacolo, realizzato dalla Compagnia La Pulce, sempre molto apprezzato e coinvolgente, è stato seguito da un dibattito fra il pubblico e gli esperti del Dipartimento Dipendenze.
La settimana successiva, si sono svolte in 4 sedi diverse, le serate di approfondimento sulle tematiche dei consumi e della prevenzione.
Gli Istituti Romero di Albino, Comprensivo di Trescore, Comprensivo di Seriate e ancora lo Spazio Polaresco sono stati teatro di questi incontri che hanno visto la partecipazione di oltre 100 genitori decisamente interessati e sensibili all’argomento. Alla conduzione ancora gli operatori del Dipartimento Dipendenze.

Nel corso dei mesi di aprile e maggio lo spettacolo teatrale è stato approntato per tutti gli studenti coinvolti in 6 edizioni a Bergamo e 2 ad Alzano. Allo spettacolo è sempre seguito il dibattito con gli operatori del dipartimento delle dipendenze.
L’evento finale sarà la festa analcolica Giovani Spiriti del 18 Maggio dalle 17 alle 20, allo spazio giovanile Edonè di Redona dove:
• sono invitati tutti gli studenti (ed insegnanti) coinvolti nel progetto Giovani Spiriti 2013
• verrà allestita la mostra Giovani Spiriti con i prodotti del concorso,
• sarà possibile degustare creazioni analcoliche prodotte dalle scuole di ristorazione
• verranno premiati i vincitori del concorso Giovani Spiriti,
• si terrà una gara di cocktail analcolici fra scuole e classi,
• con intrattenimento musicale DJ set.

Emilio Maino, educatore professionale, US Prevenzione e interventi di prossimità ASL Bergamo
dott. Marco Riglietta, medico, direttore Dipartimento delle Dipendenze ASL Bergamo

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ASL In...forma Periodico di informazione dell'Azienda Sanitaria Locale della Provincia di Bergamo ora ATS Bergamo Edizione 2017 - Periodico reg. Tribunale di Bergamo iscritto n°8/2012 in data 22 Febbraio 2012 Direzione e Redazione via Gallicciolli 4 - 24121 Bergamo tel. 035/385199 - e-mail: sabrina.damasconi@ats-bg.it Editore: Mara Azzi Direttore Generale ASL Bergamo - Direttore Responsabile: Sabrina Damasconi Giornalista Ufficio Stampa e Comunicazione ASL BERGAMO
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