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Maggio: EXPO2015
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Expo Milano 2015 è l’Esposizione Universale, in corso fino al 31 ottobre 2015, il più grande evento mai realizzato sull’alimentazione e la nutrizione. Per sei mesi a Milano, la vetrina mondiale, molti Paesi hanno occasione di mostrare il meglio delle proprie tecnologie per dare una risposta concreta a un’esigenza vitale: riuscire a garantire cibo sano, sicuro e sufficiente per tutti i popoli, nel rispetto del Pianeta e dei suoi equilibri. Un’area espositiva di 1,1 milioni di metri quadri, più di 140 Paesi e Organizzazioni internazionali coinvolti, oltre 20 milioni di visitatori attesi. Sono questi i numeri dell’evento internazionale più importante che si terrà nel nostro Paese.
Expo Milano 2015 rappresenta la piattaforma di confronto di idee e di soluzioni condivise sul tema dell’alimentazione, stimolerà la creatività dei Paesi e promuoverà le innovazioni per un futuro sostenibile. Ma non solo. Expo Milano 2015 offrirà a tutti la possibilità di conoscere e assaggiare i migliori piatti del mondo e scoprire le eccellenze della tradizione agroalimentare e gastronomica di ogni Paese. Per la durata della manifestazione, la città di Milano e il Sito Espositivo saranno animati da eventi artistici e musicali, convegni, spettacoli, laboratori creativi e mostre.

EXPO nell’Asl di Bergamo
L’evento EXPO 2015 avrà un rilevante impatto sul nostro territorio provinciale, e già da ora richiede una grande attenzione agli aspetti legati alla sicurezza di cittadini/consumatori, lavoratori e partecipanti alla manifestazione.
Infatti nella nostra Provincia, considerata la vicinanza alla sede EXPO (50 Km. circa da Milano) e la presenza del’aeroporto Caravaggio di Orio al Serio, si prevede che durante l’evento EXPO vi sarà un incremento di 1.050.000 passeggeri/mese rispetto al normale flusso di 830.000 passeggeri/mese in transito all’Aeroporto.
Stimando una permanenza dei visitatori nel territorio provinciale di circa 2 gg per gli italiani e 3 gg per gli stranieri, considerate le numerose attrattive culturali e naturali della nostra Provincia, è ovvio che vi sarà un utilizzo intensivo dell’intera capacità ricettiva turistica bergamasca (24.050 posti letto - dati Provincia di Bergamo), e un importante incremento della richiesta di cibo, con conseguente aumento della derrate alimentari da controllare.

I dipartimenti di prevenzione, medico e veterinario dell’ASL di Bergamo hanno quindi programmato un potenziamento delle attività di controllo per il 2015, con l’obiettivo, rispetto alla media degli anni precedenti, di incrementare:
- la vigilanza nelle strutture ricettive (alberghi, bed & breakfast, ostelli, affittacamere, ecc) per verifcare le condizione di igiene: spazi sufficienti, pulizia ;
- la vigilanza sui servizi alla persona (centri benessere, saune, centri estetici, tatuatori e piercing, acconciatori);
- vigilanza sulla qualità e sicurezza delle acque di balneazione dei laghi di Iseo ed Endine, a promozione dell’attrattiva turistica del territorio ( oltre 750 prelievi annui di acqua di balneazione);
- la vigilanza sulle ristorazioni (ristoranti, pasticcerie, gelaterie, cibi da asporto, agriturismi, ristorazione e gelaterie ambulanti) soprattutto nelle zone a più alto impatto expo: aereoporto zone turistiche tipiche
Inoltre sarà prioritaria l’azione di controllo degli impianti di deposito e di trasformazione di alimenti , poiché l’aumentata richiesta di cibo potrebbe comportare un incremento di problemi sanitari connessi (tossinfezioni alimentari).
- la sorveglianza sanitaria in rapporto al rischio di malattie infettive trasmissibili;
- le iniziative di informazione sui rischi sanitari per la popolazione e di assistenza per gli StakeHolders (sportelli informativi, anche con un Numero Verde dedicato all’EXPO, Linee Guida di interesse sanitario sulla pagina web, distribuzione di materiale informativo);

a cura del Dipartimento di Prevenzione Medico ASL Bergamo

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Il panorama agricolo bergamasco è composto, principalmente, da aziende di dimensioni ridotte o ridottissime e a prevalente conduzione familiare. Tale conformazione strutturale necessita comunque di un buon livello di meccanizzazione, anche se talvolta si riscontra un parco macchine vetusto e troppo spesso non rispondente ad elementari requisiti di sicurezza (protezione contro il rischio di ribaltamento del mezzo, organi in movimento accessibili, ecc…). Conseguenza immediata è il frequente accadimento di infortuni sul lavoro.
Proprio per questo motivo il piano dei controlli provinciale dell’ASL di Bergamo è prevalentemente orientato alla sicurezza delle macchine agricole anche se, da tempo, questa particolare attenzione alla sicurezza delle macchine si è accompagnata all’osservazione di altri aspetti di pericolare interesse per la tutela della salute e della sicurezza degli addetti al settore quali quelli legati alla zootecnia, al rischio biologico, al rischio chimico (soprattutto da prodotti fitosanitari), al rumore ed alle vibrazioni trasmesse dalle macchine in uso al corpo. Il contrasto agli infortuni ed alle patologie correlate al lavoro viene perseguito non solo attraverso gli strumenti del controllo ma anche tramite attività di promozione e sostegno alle aziende del settore. L’azione di promozione viene attuata attraverso campagne informative, convegni, pubblicazioni e corsi realizzati con il forte coinvolgimento di altri soggetti della pubblica amministrazione e dei destinatari delle attività stesse (agricoltori, costruttori e commercianti di macchine agricole, ...).
Tra le principali attività promosse da questa ASL si ricorda:
la diffusione dell’attività di controllo e vigilanza nelle aziende agricole (da parte di tecnici della prevenzione, medici del lavoro e personale sanitario non medico);
azioni per lo sviluppo del sistema comunicativo per la prevenzione in agricoltura (convegni, stand presso la fiera di S. Alessandro, azioni volte al coinvolgimento delle organizzazioni datoriali e sindacali di settore, ecc…);
azioni di formazione/informazione ed indirizzo tecnico.
Un particolare intervento che si sta dimostrando di grande efficacia consiste nel controllo del commercio delle macchine sia usate che nuove, accompagnato da una campagna di promozione rivolta a costruttori, venditori, riparatori di macchine agricole (in collaborazione con la Sede di Bergamo della Regione Lombardia).
Se è vero che in linea generale le macchine sono la prima causa di infortunio in agricoltura, è altrettanto vero che laddove l’allevamento, in particolare di grandi animali –soprattutto bovini- è una componente importante dell’economia agricola, una parte assai rilevante degli infortuni è legata direttamente o indirettamente a tale attività. Si tratta di eventi, talvolta molto gravi o addirittura mortali, fortemente condizionati dalle modalità di allevamento e di mungitura, dalle strutture edilizie, dalle modalità di stoccaggio e movimentazione rotoballe, dalle modalità di preparazione dei mangimi.
Fra le attività preventive promosse dalla nostra Azienda possiamo ricordare gli specifici percorsi formativi con nozioni di base sulla sicurezza dei luoghi di lavoro, delle attrezzature, dei macchinari e delle sostanze utilizzate, oltre che sulla prevenzione delle malattie professionali, rivolti agli studenti degli istituti tecnici agrari della provincia, nella prospettiva di formare futuri lavoratori e preposti aziendali. Dall’anno scolastico 2005 ad oggi sono stati formati alla sicurezza più di 700 studenti che, entrando nel mercato del lavoro del nostro territorio, hanno portato una ventata di attenzione e sensibilità alla sicurezza ed alla prevenzione.
Nella realizzazione di questi corsi, ai docenti dell’ASL da alcuni anni si sono affiancati anche alcuni insegnanti interni delle scuole, realizzando un’integrazione davvero efficace e lungimirante, nella direzione indicata dalla legislazione attuale che prevede il graduale inserimento della disciplina “Sicurezza sul lavoro” nei programmi scolastici.

a cura del Dipartimento di Prevenzione Medico ASL Bergamo

Vaccini: tutte le risposte
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Una settimana per diffondere in modo capillare il messaggio dell’importanza delle vaccinazioni. In occasione della Settimana Mondiale dell’Immunizzazione, organizzata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità fino a fine aprile, l’OMS ha pubblicato un decalogo dei falsi miti riguardanti i vaccini che sono maggiormente diffusi e radicati. Scardinare queste false credenze significa recuperare il valore autentico dei vaccini, che rappresentano una grande conquista dell’umanità e che troppo spesso finiscono sotto accusa in modo improprio. E allora vediamo quali sono i falsi miti e i fatti relativi ai vaccini.

Mito 1: con una migliore igiene e servizi sanitari le malattie scompaiono e così i vaccini non sono necessari.
Fatto 1: il lavaggio delle mani, una migliore condizione igienica, l’acqua pulita possono certamente proteggere le persone dalle malattie ma queste possono diffondersi indipendentemente dal livello di igiene; se le persone non sono vaccinate, alcune malattie che non sono più così comuni, come la poliomielite o il morbillo, possono ritornare.

Mito 2 : i vaccini hanno molti effetti collaterali dannosi e quelli a lungo termine non sono ancora conosciuti. La vaccinazione può anche essere fatale.
Fatto 2: i vaccini sono molto sicuri. La maggior parte delle reazioni ai vaccini sono solitamente lievi e temporanee, come ad esempio un braccio dolorante o una leggera febbre. Gli eventi molto gravi sono estremamente rari e vengono attentamente monitorati e studiati. È più alta la probabilità di essere colpiti da una malattia grave che da un evento grave legato al vaccino. Ad esempio nel caso di poliomielite, la malattia può causare paralisi, il morbillo può causare l'encefalite e la cecità. I benefici della vaccinazione superano di molto i rischi.

Mito 3: il vaccino combinato contro difterite, tetano e pertosse e il vaccino contro la poliomielite causano la sindrome della morte improvvisa infantile (SIDS).
Fatto 3: non esiste alcun nesso di causalità tra la somministrazione dei vaccini e la morte improvvisa del lattante. Ciò che è vero è che questi vaccini vengono somministrati in un momento in cui i bambini possono soffrire di SIDS. Insomma i decessi per SIDS si sarebbero verificati anche se i bambini non fossero stati vaccinati.

Mito 4: le malattie prevenibili con il vaccino sono quasi scomparse nel mio Paese quindi non c'è alcun motivo di vaccinarsi.
Fatto 4: anche malattie prevenibili con vaccini sono diventate rare in molti Paesi ma gli agenti infettivi che causano queste malattie continuano a circolare in alcune parti del mondo. In un mondo altamente interconnesso questi microbi possono attraversare i confini geografici ed infettare chi non è protetto. Vaccinarsi significa proteggere se stessi e chi ci circonda.

Mito 5: le malattie infantili prevenibili dai vaccini sono solo un fatto spiacevole della vita.
Fatto 5: le malattie prevenibili dai vaccini non devono essere considerati 'fatti della vita'. Malattie come morbillo, parotite e rosolia possono portare a gravi complicazioni come la polmonite, l’encefalite, la cecità, la diarrea, le infezioni dell'orecchio, la sindrome da rosolia congenita (se una donna viene infettata dalla rosolia in gravidanza) e la morte. Tutte queste malattie possono essere prevenute con i vaccini.

Mito 6: dare ad un bambino più di un vaccino alla volta può aumentare il rischio di effetti collaterali dannosi, perché si sovraccarica troppo il suo sistema immunitario.
Fatto 6: l'evidenza scientifica dimostra che dare diversi vaccini allo stesso tempo non ha alcun effetto negativo sul sistema immunitario di un bambino. I bambini sono esposti a diverse centinaia di sostanze estranee che innescano ogni giorno una risposta immunitaria. Una vaccinazione combinata si traduce in un minor numero di iniezioni.

Mito 7: l'influenza è solo un fastidio e il vaccino non è molto efficace.
Fatto 7: l'influenza è molto più di un fastidio, è una grave malattia che uccide ogni anno 300mila-500mila persone in tutto il mondo. Le donne incinte, i bambini piccoli, gli anziani in cattive condizioni di salute e chiunque abbia una malattia cronica, come l'asma o malattie cardiache, sono a maggior rischio di infezioni gravi e di morte. La vaccinazione offre l'immunità ai tre ceppi più diffusi che circolano ogni stagione.

Mito 8: è meglio ammalarsi e immunizzarsi attraverso la malattia che attraverso i vaccini.
Fatto 8: i vaccini interagiscono con il sistema immunitario e lo spingono a produrre una risposta simile a quella prodotta dall'infezione naturale, ma non causano la malattia e non espongono la persona alle possibili complicanze causate dalla malattia.

Mito 9: i vaccini contengono mercurio che è pericoloso.
Fatto 9: il tiomersale è un composto organico contenente mercurio che viene aggiunto ad alcuni vaccini come conservante. Non ci sono prove che suggeriscono che la quantità di tiomersale presente nei vaccini rappresenti un rischio per la salute.

Mito 10: i vaccini causano l'autismo.
Fatto 10: questa teoria, che ancora oggi torna periodicamente alla ribalta, trova origine in uno studio del 1998 che suggerì un possibile legame tra il vaccino contro morbillo-parotite-rosolia (MMR) e l'autismo. Questo studio è stato poi ritirato anche da The Lancet, la rivista che lo pubblicò, a causa delle gravi carenze riscontrate. Purtroppo la ricerca ancora oggi innesca il panico e porta alla caduta dei tassi di immunizzazione e a successive epidemie. Non ci sono prove di un legame tra vaccino MMR e l'autismo o disturbi autistici.

Dr. Giancarlo Malchiodi
Direttore Area di Sanità Pubblica – Dipartimento di Prevenzione Medico - ASL Bergamo

La salvaguardia delle acque
Località e modalità di controllo
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La salvaguardia delle acque lacustri ha obiettivi legati non solo a motivazioni di natura economica, turistica ed ecologica, ma ha anche rilevanti finalità nella tutela della salute pubblica.
Il controllo delle acque di balneazione rientra nei compiti istituzionali affidati al Dipartimento di Prevenzione della ASL della provincia di Bergamo.
Sotto l’aspetto igienico-sanitario occorre garantire che le acque utilizzate ai fini della balneazione non possano rappresentare una causa di rischio per la salute dei bagnanti, a seguito di fenomeni di inquinamento causati dalla presenza di microrganismi patogeni o altri inquinanti.
Le azioni di prevenzione implicano:

  • L’individuazione e controllo delle località adibite alla balneazione
  • Il monitoraggio costante della qualità delle acque, attraverso l’analisi dei parametri stabiliti dalla legge.
  • La gestione del flusso informativo con Regione Lombardia e Ministero della Salute.
  • I rapporti con le Amministrazioni Comunali, nell’indicare i provvedimenti amministrativi (ordinanze) e tecnici (apposizione di segnaletica, sicurezza ed igiene delle aree interessate),
  • I rapporti istituzionali con altri Enti (ARPA, Provincia, Comunità Montana, Autorità di Bacino lacuale)
  • Le azioni di informazione e prevenzione dirette ai cittadini

LOCALITA’ CONTROLLATE IN PROVINCIA DI BERGAMO
Durante la stagione balneare il Dipartimento di Prevenzione Medico dell’Asl della provincia di Bergamo effettuata i controlli ai fini della balneazione nelle seguenti località:

  • Sponda Bergamasca del lago d’Iseo (n. 17 punti di controllo)
  • Lago di Endine (n. 13 punti di controllo)
  • Laghetto Piangaiano di Endine (n. 1 punto di controllo)
  • Laghetto Giudici di Rogno(n. 1 punto di controllo)

CLASSIFICAZIONE DELLE ACQUE DI BALNEAZIONE
Per la valutazione e l'attribuzione dello stato di qualità delle acque di balneazione la normativa stabilisce l'utilizzo di due soli indicatori microbiologici: Escherichia coli e Enterococchi intestinali.
Questi rappresentano la migliore corrispondenza possibile tra inquinamento di origine fecale e ripercussioni per la salute nelle acque destinate a scopi ricreativi.
Il giudizio di qualità delle acque di balneazione viene formulato attraverso un sistema di classificazione che prevede quattro classi di qualità: scarsa, sufficiente, buona, eccellente
La classificazione delle acque, si fonda sull’elaborazione, in calcoli statistici, degli esiti analitici dei campionamenti effettuati nelle precedenti quattro stagioni balneari.

 

PARAMETRI

MICROBIOLOGICI

QUALITA'

ECCELLENTE

QUALITA'

BUONA

QUALITA'

SUFFICIENTE

QUALITA'

SCARSA

enterococchi intestinali

(ufc/100 ml)

200 (*)

400 (*)

330 (**)

Oltre i limiti

escherichia coli

(ufc/100 ml)

500 (*)

1000 (*)

900 (**)

Oltre i limiti

 



Al fine di garantire un adeguato livello di tutela della salute dei bagnanti per le acque classificate ad inizio della stagione balneabili (eccellente, buona o sufficiente), viene comunque fissato a livello analitico un “valore limite”, il cui superamento impone l’obbligo di immediata adozione del provvedimento di divieto temporaneo di balneazione.

 

 

VALORI LIMITE PER UN SINGOLO CAMPIONE

PARAMETRI MICROBIOLOGICI

CORPO IDRICO

VALORI

enterococchi intestinali (ufc/100 ml)

Acque interne

500 UFC/100ml

escherichia coli (ufc/100 ml)

Acque interne

1000 UFC/100 ml

 

 

 

ELENCO LOCALITA’ CONTROLLATE NELLA PROVINCIA DI BERGAMO

E CLASSIFICAZIONE ACQUE DI BALNEAZIONE

 

 

 

 

N.

CORPO D’ACQUA

LOCALITA’

COMUNE

Qualità acque

di balneazione

1

LAGO D’ISEO

BERSAGLIO

COSTA VOLPINO

Buona

2

LAGO D’ISEO

LIDO CORNASOLA

LOVERE

Eccellente

3

LAGO D’ISEO

FOCE BORLEZZA

CASTRO

Eccellente

4

LAGO D’ISEO

GRE

SOLTO COLLINA

Eccellente

5

LAGO D’ISEO

BOGN

RIVA DI SOLTO

Eccellente

6

LAGO D’ISEO

STRADA VECCHIA

RIVA DI SOLTO

Eccellente

7

LAGO D’ISEO

CAMPING 30 PASSI

RIVA DI SOLTO

Eccellente

8

LAGO D’ISEO

PUNTA LA PIETRA

PARZANICA

Eccellente

9

LAGO D’ISEO

FOCE RINO

TAVERNOLA B.SCA

Eccellente

10

LAGO D’ISEO

CASERMA C.C.

TAVERNOLA B.SCA

Eccellente

11

LAGO D’ISEO

GALLINARGA

TAVERNOLA B.SCA

Eccellente

12

LAGO D’ISEO

CORNO

PREDORE

Eccellente

13

LAGO D’ISEO

SAN ROCCO

PREDORE

Eccellente

14

LAGO D’ISEO

LOC. CAMPITINO

PREDORE

Eccellente

15

LAGO D’ISEO

EUROVIL

PREDORE

Eccellente

16

LAGO D’ISEO

CAMPING NETTUNO

SARNICO

Eccellente

17

LAGO D’ISEO

LIDO DEI POVERI

SARNICO

Eccellente

18

LAGO DI ENDINE

CASA DEL PESCATORE

MONASTEROLO

Eccellente

19

LAGO DI ENDINE

LIDO LEGNER

MONASTEROLO

Eccellente

20

LAGO DI ENDINE

BAR BIALI'

MONASTEROLO

Eccellente

21

LAGO DI ENDINE

BOCCHETTA

SPINONE AL LAGO

Eccellente

22

LAGO DI ENDINE

SAN PIETRO (LIDO)

SPINONE AL LAGO

Eccellente

23

LAGO DI ENDINE

CIRCOLO NAUTICO

SPINONE AL LAGO

Eccellente

24

LAGO DI ENDINE

BAR ALBERELLO

SPINONE AL LAGO

Eccellente

25

LAGO DI ENDINE

LOCALITA' CROTTE

RANZANICO

Eccellente

26

LAGO DI ENDINE

PUNTA (AURORA)

RANZANICO

Eccellente

27

LAGO DI ENDINE

FILANDA-PONTILE

RANZANICO

Eccellente

28

LAGO DI ENDINE

GERU'

ENDINE GAIANO

Eccellente

29

LAGO DI ENDINE

TORRE

ENDINE GAIANO

Eccellente

30

LAGO DI ENDINE

S. FELICE

ENDINE GAIANO

Eccellente

31

LAGHETTO PIANGAIANO

PIANGAIANO

ENDINE GAIANO

Eccellente

32

LAGHETTO GIUDICI

GIUDICI

ROGNO

Eccellente

 


INFORMAZIONE AL PUBBLICO
Ai sensi dell’art. 15 del Decreto Legislativo 30 maggio 2008, n. 116, dalla stagione balneare 2012, i comuni hanno l’obbligo di assicurare una corretta informazione al pubblico.
In particolare, presso ogni località adibita alla balneazione deve essere collocata la cartellonistica (segni e simboli) stabilita a livello comunitario, (decisione di esecuzione della comunità Europea del 27 maggio 2011 in applicazione alla direttiva 2006/7/CE), che indica la classificazione delle acque di balneazione, la descrizione dell’area, gli indirizzi utili, i siti internet ed ulteriori informazioni.
L’ASL della provincia di Bergamo ha predisposto l’apposita segnaletica da posizionare in ogni località adibita alla balneazione.
 

LA SEGNALETICA

Decisione di esecuzione della commissione CE del 27 maggio 2011

 

LAGO D’ISEO
Al fine di garantire la massima omogeneità dei dati raccolti, l’attività di campionamento delle acque di balneazione sulle località del lago di Iseo anche per la stagione balneare 2015 viene svolta congiuntamente dall’ASL della provincia di Bergamo (Dipartimento di Prevenzione Medico – Ufficio di Sanità Pubblica di Trescore Balneario) e dell’ASL di Brescia, in collaborazione con l’Autorità di Bacino Lacuale dei Laghi di Iseo, Endine e Moro.
Le analisi microbiologiche sui campioni prelevati nelle località Bergamasche sono eseguite dal Laboratorio di Sanità Pubblica del Dipartimento di Prevenzione Medica dell’ASL della provincia di Bergamo.
Nell’arco di tutto l’anno viene inoltre attuato anche il piano di monitoraggio per la ricerca dei cianobatteri, nel rispetto delle disposizioni stabilite dal Decreto Ministeriale 30.03.2010.
I controlli durante la stagione balneare vengono effettuati con cadenza bimensile.
Nel corso dell’intero anno solare, sulle acque del Lago d’Iseo è attuato anche il piano di monitoraggio per la ricerca di cianobatteri, nel rispetto delle disposizioni stabilite dal D.M. 30.03.2010.
QUALITA’ DELLE ACQUE DI BALNEAZIONE – STAGIONE BALNEARE 2015

Località controllate sulla sponda bergamasca del Lago D’Iseo
LAGO DI ENDINE
L’attività di monitoraggio delle acque di balneazione del lago d’Endine viene svolta dall’Ufficio di Sanità Pubblica di Trescore Balneario del Dipartimento di Prevenzione Medica dell’ASL della provincia di Bergamo, in collaborazione con il Corpo di Polizia Provinciale di Bergamo.
Le analisi microbiologiche vengono eseguite dal Laboratorio di Sanità Pubblica del Dipartimento di Prevenzione Medica dell’ASL della provincia di Bergamo.
I controlli durante la stagione balneare vengono effettuati con cadenza mensile.
Durante la stagione balneare sulle acque del Lago di Endine è attuato anche il piano di monitoraggio per la ricerca di cianobatteri, nel rispetto delle disposizioni stabilite dal D.M. 30.03.2010.
QUALITA’ DELLE ACQUE DI BALNEAZIONE – STAGIONE BALNEARE 2015

Località controllate sul Lago di Endine

LAGHETTO GIUDICI – ROGNO
LAGHETTO PIANGAIANO – ENDINE GAIANO

L’attività di monitoraggio delle acque di balneazione del Laghetto Giudici di Rogno e del Laghetto Piangaiano di Endine Gaiano viene svolta dall’Ufficio di Sanità Pubblica di Trescore Balneario del Dipartimento di Prevenzione Medica dell’ASL della provincia di Bergamo.
Le analisi microbiologiche vengono eseguite dal Laboratorio di Sanità Pubblica del Dipartimento di Prevenzione Medica dell’ASL della provincia di Bergamo.
I controlli durante la stagione balneare vengono effettuati con cadenza mensile.

SITI INTERNET

Sul “PORTALE ACQUE” del Ministero della Salute al sito www.portaleacque.salute.gov.it durante la stagione balneare si possono facilmente consultare gli esiti delle analisi microbiologiche inserite dall’ASL della provincia di Bergamo, nonché le indicazioni cartografiche ed i profili delle acque di balneazione di ciascuna località controllata nella provincia di Bergamo

L’Osservatorio sulla Qualità delle Acque del Sebino, istituito dall‘ASL della Provincia di Bergamo e dal Comune di Lovere, gestisce un sito internet per comunicare le informazioni utili sulla qualità delle acque di balneazione.

Le pagine internet sono facilmente raggiungibili al sito www.balneazionelagoiseo.it o cliccando sul link raffigurante il logo “nuotare informati” nei siti www.asl.bergamo.it oppure www.comune.lovere.bg.it


APP BALNEAZIONE LAGO D’ISEO
In prospettiva dell’evento “EXPO 2015” che presumibilmente comporterà un maggiore afflusso di turisti nelle località lacustri, l’ASL della provincia di Bergamo, in collaborazione con l’Università degli Studi di Brescia – Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Industriale e Scienze delle Professioni Sanitarie della Prevenzione C/o Facoltà di Medicina, sta sviluppando il progetto di realizzazione di un sistema applicativo APP per telefonini e tablet, facilmente accessibile e consultabile, in grado di fornire al pubblico notizie costantemente aggiornate sulla qualità delle acque di balneazione.
Attraverso questa applicazione cittadini e visitatori EXPO potranno facilmente localizzare su una cartografia navigabile le aree di balneazione e consultare le relative informazioni riguardanti la balneabilità delle stesse.
Si prevede di realizzare il progetto per giugno/luglio 2015.

Dr.ssa Doris Crevatin - Dipartimento di Prevenzione Medico ASL sede di Trescore B.rio

e

Giacomo Bertoni - Settore di Prevenzione Medico - Ufficio di Sanità Pubblica ASL sede di Trescore B.rio

Coinvolti 3500 assistiti
Dopo un avvio sperimentale, nel Distretto dell'Isola, il progetto verrà esteso a tutto il territtorio bergamasco
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Il progetto è già stato sperimentato in Veneto nel 2009 e dalla nostra ASL nel 2013 nel distretto Isola Bergamasca con buoni risultati.
"Programma organizzato di screening del rischio cardiovascolare finalizzato alla prevenzione attiva nei soggetti cinquantenni" (cardio 50) con l'obiettivo principale di ridurre la mortalità e la morbosità per eventi cardiovascolari, attraverso una maggiore consapevolezza da parte dei cittadini rispetto alla propria condizione di rischio, indispensabile per attuare modifiche agli stili di vita. Altro obiettivo del progetto è l’anticipazione diagnostica: si identificano e, se necessario, si trattano i soggetti ipertesi, iperglicemici e ipercolesterolemici, che non essendo sintomatici non sono ancora in carico al medico curante.
Il progetto si rivolge ai nati 1964, per due motivi: uno meramente organizzativo legato alla fattibilità e sostenibilità del progetto con riferimento ai carichi di lavoro indotti; il secondo è rappresentato dall’evidenza che i neocinquantenni sembrerebbero più sensibili ad attuare dei cambiamenti, se opportunamente motivati.

Si stima ai fini della realizzazione del progetto “CARDIO 50”- in base alle indicazioni del CCMR Veneto - di invitare almeno 3.500 assistiti (corrispondente al 70% di un target teorico di 5.000 persone nate nel 1964), di cui si auspica un’adesione pari al 40% (1.400 persone)

A partire dal mese di maggio 2015 le persone nate nel 1964 saranno invitate, con un appuntamento individuale, presso uno dei 9 ambulatori del Dipartimento di Prevenzione Medica nelle sedi di Bergamo, Albino, Bonate Sotto, Clusone, Lovere, Romano di Lombardia, Trescore Balneario, Treviglio e Zogno.
Nella seduta ambulatoriale al cittadino sarà somministrato un questionario sugli stili di vita (abitudini alimentare, pratica di attività motoria o sedentarietà, fumo di sigaretta, consumo di alcool), e saranno misurati alcuni parametri (peso, altezza, girovita, pressione arteriosa e dosaggio da prelievo capillare della glicemia).
La valutazione del rischio cardiovascolare è gratuita ed i dati raccolti saranno registrati dal personale dell’ASL su un software dedicato per il progetto “Cardio 50”, fornito dalla Regione Veneto. Al termine della visita sarà fornita una relazione personale, che sottolinea i fattori di rischio e propone alcune attività per correggerli. In alcuni casi sarà necessario inviare una relazione anche al Medico di Famiglia, se oltre a comportamenti a rischio si rilevano parametri che superano i livelli normali di riferimento (es. glicemia e/o pressione arteriosa alte).

Per coloro che presentano parametri nella norma ma abitudini di vita “non corrette” (ad esempio sedentarietà, fumo di sigaretta ecc.) verranno proposti “programmi di miglioramento” con la partecipazione ad attività dell’ASL di promozione dell’attività fisica (gruppi di cammino), correzione delle abitudini alimentari (counselling nutrizionale di gruppo), corsi per la disassuefazione dal tabagismo. Le persone che presentano parametri nella norma e devono correggere le proprie abitudini saranno nuovamente chiamate dall’ASL dopo 6 mesi per monitorare eventuali cambiamenti messi in atto.

Per essere informati sulle attività dell’ASL e sulla promozione di sani stili di vita i cittadini possono rivolgersi al numero verde dell'Ufficio Relazioni con il Pubblico 800447722 dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 12.00 e dalle ore 14.00 alle ore 16.00.

Dott. Bruno Pesenti - Direttore Dipartimento di Prevenzione Medico ASL Bergamo

Approfondimento sui vaccini
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Vaccini e Reazioni Avverse (ADR)
I vaccini hanno una elevata sicurezza perché devono essere somministrati a persone sane, o che comunque non hanno la malattia che si vuole prevenire.
Come tutti i farmaci, anche i vaccini possono causare reazioni avverse, ad esempio una reazione allergica, che in rari casi può essere lo shock anafilattico.
La segnalazione di ADR avviene con la scheda unica utilizzata anche per le reazioni avverse a farmaci.
La sorveglianza post-marketing degli eventi avversi a vaccini è un attività continua, spesso poco nota (AIFA). E’ la raccolta dei dati di sicurezza da segnalazioni spontanee, studi clinici, studi epidemiologici, letteratura, ecc., con l’obiettivo di generare segnali da approfondire e valutare per una eventuale relazione causale.

Qualche notizia sui vaccini
L’efficacia dei vaccini è molto variabile, ma non è mai assoluta.
La vaccinazione, oltre a proteggere i soggetti immunizzati, diminuisce anche il numero di persone suscettibili alla malattia e ne rallenta la circolazione (herd immunity).
I bambini sviluppano immunità verso solo un limitato numero di microrganismi, circa 100.000 differenti agenti estranei, perciò gli 8-10 vaccini attualmente somministrati nel primo anno di vita andrebbero a impegnare circa lo 0.01% dell’immunità disponibile.
In caso di infezione “naturale” risulta quasi sempre un’immunità migliore in confronto a quella indotta dai vaccini (con alcune eccezioni, ad esempio anti haemophilus B o anti tetano).
L’inconveniente di più somministrazioni e le eventuali reazioni avverse sono fastidi e rischi molto minori rispetto alla frequenza e gravità delle complicanze derivanti dall’infezione naturale, quali paralisi da poliomielite, sordità da parotite, ritardo mentale da haemophilus B, cancro del fegato da epatite B, encefalite da morbillo, ecc.

Tipologia di vaccini
I vaccini possono essere suddivisi in quattro categorie:
- Vaccini inattivi, costituti da microrganismi uccisi con mezzi chimici o fisici (calore). Ad esempio quelli contro l’influenza e la poliomelite (virus), e il colera (batterio).
- Vaccini attenuati, con microrganismi vivi ma resi non patogeni . Ad esempio quelli usati contro morbillo, rosolia e parotite (virus), tubercolosi e febbre tifoide (batteri). febbre gialla
- Vaccini costruiti in laboratorio con materiali prelevati dal microrganismo. Hanno meno effetti collaterali rispetto a quelli che possono essere provocati dai vaccini preparati con l'intero microrganismo. Esempi ne sono il vaccino anti-influenzale a sub-unità, quello contro l’epatite B e il papilloma virus.
 - Vaccini con anatossine, cioè con la forma attenuata delle tossine, sostanze che alcuni batteri utilizzano per causare la malattia. Come il vaccino anti tetano e difterite.

Sostanze presenti nei vaccini: i Conservanti

I conservanti servono a prevenire possibili contaminazioni batteriche dei vaccini.
Da diversi anni il thiomersal, un composto del mercurio che offriva ampie garanzie di maneggevolezza, non è più utilizzato come conservante nei vaccini pediatrici.
Per la preparazione di alcuni vaccini la formaldeide è utilizzata come agente inattivante (sostanza che elimina il potere patogeno, di un virus o un batterio) e pertanto può essere presente, ma solamente in tracce, nel prodotto finito. In un ridotto numero di vaccini è invece presente come conservante, ad una concentrazione non superiore a 0,1 mg. Questa sostanza è rilasciata dai mobili e da altri materiali comunemente presenti nelle nostre case.
Altri conservanti presenti in tracce possono essere antibiotici, come neomicina.

Sostanze presenti nei vaccini: gli Adiuvanti
Gli adiuvanti sono sostanze che potenziano la risposta immunitaria e possono rendere più efficaci i vaccini, ad esempio nei soggetti di cui è nota la scarsa risposta immunitaria a causa di varie condizioni.
I dati scientifici confermano la sicurezza degli adiuvanti utilizzati nella produzione dei vaccini antinfluenzali o contro l’epatite virale B.
Anche i sali di alluminio giocano un ruolo fondamentale nel potenziare la risposta immunitaria; il contenuto di alluminio nei vaccini è dell’ordine di alcuni mg (da 0,25 a 2,5 mg), mentre ogni giorno ingeriamo con il cibo dai 5 ai 20 mg di alluminio, che è contenuto soprattutto nei vegetali.

Vaccino e allergia all’uovo
Per molto tempo si è ritenuto che le reazioni anafilattiche al vaccino Morbillo-Rosolia-Parotite (MPR) fossero da attribuire alle proteine dell’uovo in esso contenute; tali reazioni sono state però documentate anche in bambini non allergici alle uova, in cui è stata dimostrata la presenza di IgE anti gelatina e che avevano manifestato reazioni sistemiche di tipo immediato. E’ stato quindi ipotizzato che le ADR fossero dovute alla gelatina presente come stabilizzante in alcuni vaccini a virus vivi.
Oltre a reazioni di tipo immediato sono state osservate anche reazioni sistemiche non immediate, soprattutto orticaria, che si manifestano a parecchie ore di distanza dalla somministrazione del vaccino contenente gelatina.

Vaccini e autismo
La presenza di una possibile associazione causale tra vaccinazioni e autismo è stata estesamente studiata e non è stata evidenziata alcuna correlazione. Anche l’ultima ricerca pubblicata nel marzo 2013 sul Journal of Pediatrics  conferma tale conclusione, in linea con le altre numerose evidenze scientifiche disponibili in materia. Nella ricerca, condotta dai Centers for disease control (Cdc) di Atlanta (Usa), sono stati studiati 256 bambini con disturbi dello spettro autistico e confrontati con 752 bambini non autistici, quantificando la loro esposizione totale cumulativa, nei primi due anni di vita, ad antigeni contenuti nei vaccini, come pure il numero massimo di antigeni a cui i bambini erano stati esposti nelle singole sedute vaccinali. I risultati hanno mostrato che:
• il numero totale di antigeni ricevuti entro i due anni di età non differiva nei due gruppi di bambini; 
• il numero massimo di antigeni ricevuto dai bambini autistici nelle singole sedute vaccinali era simile a quello ricevuto dai bambini senza autismo;
• i bambini affetti da autismo con regressione non avevano ricevuto un numero maggiore di vaccini rispetto ai bambini autistici senza regressione; 
• anche se l’attuale calendario prevede la somministrazione di un numero più elevato di vaccini rispetto al passato, grazie al miglioramento delle tecniche, il numero totale di antigeni somministrati è diminuito. 

L’ipotesi che, in particolare, la vaccinazione anti morbillo-parotite-rosolia (MPR) fosse associata ad autismo era stata sollevata negli anni Novanta da uno studio inglese pubblicato nel 1998 su The Lancet. L’ipotesi è stata successivamente valutata da numerosi studi condotti sia in Europa che negli Usa, ma nessuno di questi ha confermato che possa esserci una relazione causale tra vaccino MPR e autismo. Gli stessi autori dello studio inglese hanno successivamente ritirato le loro conclusioni e nel 2010 la rivista The Lancet ha formalmente ritirato tale articolo. Oltre ai difetti epidemiologici di questo studio, numerosi fatti circa la storia anamnestica dei pazienti erano stati falsificati dall’autore Andrew Wakefield (radiato dall’Ordine dei medici per il suo comportamento) per supportare i risultati e i relativi interessi economici.

Farmacovigilanza: quali risultati
Il rapporto post marketing sulle segnalazioni di reazione avversa da vaccino nell’anno 2012, pubblicato dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), dimostra innanzitutto che sono maggiori i benefici rispetto ai rischi: sottolinea, ad esempio, come tra il 1 ottobre 2010 e il 31 dicembre 2011 si siano registrati in Italia 5.568 casi di morbillo, nel 95,8% in soggetti non vaccinati o parzialmente vaccinati. Il risultato? “Nel 20,3% dei casi sono state riportate complicazioni tra cui 135 polmoniti, 7 encefaliti, 1 caso di sindrome di Guillain Barré, e un decesso in un paziente immunodepresso.”
Encefalomieliti insorte dopo vaccinazioni effettuate con vaccini diversi sono note in letteratura1-2 e per quanto riguarda i vaccini MPR sono state riportate con una frequenza almeno mille volte inferiore a quella post-infettiva da virus del morbillo. Encefaliti/encefalopatie sono previste nei RCP dei vaccini MPR.

Cosa è successo, invece, in chi si è vaccinato? Ecco una sintesi del Report dell'AIFA per il 2012.
Nel 2012 risultano inserite in rete 2.638 segnalazioni di sospette reazioni avverse a vaccini (circa il 10% del totale ): in pratica 13,5 ogni 100.000 dosi somministrate. Circa l’86% delle segnalazioni di reazioni avverse insorte nel 2012 riportava reazioni non gravi, mentre le gravi hanno rappresentato circa il 13%. La risoluzione con postumi è stata registrata in 33 segnalazioni (relativa a diversi vaccini e senza tuttavia specificare la tipologia di postumi), mentre il paziente non era ancora guarito al momento della segnalazioni in 89 casi e l’esito non era disponibile in 286 casi.
Esito fatale per 9 persone, tre bambini e sei anziani: le indagini non hanno stabilito un nesso di causalità con i vaccini.

Esavalente e ADR
Le segnalazioni relative a vaccino esavalente nel 2012 sono state 699, con un reporting rate pari a 45 per 100.000 dosi vendute.
Complessivamente le prime dieci reazioni segnalate in ordine di frequenza sono state piressia (258), iperpiressia (153), pianto (65), ipotonia (41), vomito (34), orticaria (34), eruzione cutanea (26), pallore (24), irrequietezza (24), diarrea (23).
Le reazioni gravi più numerose riguardano Patologie del sistema nervoso (60) ed in particolare, considerando quelle riportate in almeno cinque casi, ipotonia (41), sonnolenza (17), convulsione febbrile (17), tremore (11), convulsione (10), perdita di conoscenza (10), iporesponsività agli stimoli (10), episodio ipotonico-iporeattivo (8). La seconda categoria coinvolta in ordine di frequenza dalle reazioni gravi segnalate è quella delle Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione (58) con iperpiressia e piressia.

Alcune reazioni avverse
La comparsa di ipotonia iporesponsività nei bambini è nota dopo vaccinazione antipertosse.
L'incidenza del pianto inconsolabile dopo l’uso del vaccino DTP, di durata superiore alle tre ore, non viene più considerato come una “reazione neurologica”, ma come una reazione molto intensa al dolore.
La sonnolenza o il vero e proprio sonno profondo, dopo la vaccinazione, è un evento relativamente frequente (1 caso su circa 300 vaccinazioni) e ben conosciuto. Il sonno può durare qualche ora o mezza giornata: è un effetto collaterale che non controindica la prosecuzione della vaccinazione.
La sindrome di Guillan-Barré (o polinevrite post-infettiva) viene classificata fra le malattie su base autoimmunitaria, a carico del sistema nervoso: essa fa seguito a quadri di natura infettiva i più diversi. In particolare, non è stata dimostrata l’associazione tra vaccinazione e sindrome di Guillain Barrè, mentre allo stato attuale ci sono evidenze di una correlazione tra sindrome di Guillain Barrè e diverse malattie infettive, inclusa l’influenza. Tuttavia una anamnesi positiva per Guillan-Barré entro 6 settimane dalla vaccinazione con un vaccino antitetanico o antinfluenzale costituisce controindicazione alla vaccinazione, salvo valutazione legata al particolare rapporto costo/beneficio per i soggetti ad alto rischio di complicanze.

Guida alle controindicazioni alle vaccinazioni
Questa guida è un adattamento e un ampliamento di quella prodotta dai CDC americani, è pubblicata dall’ISS come Rapporto ISTISAN 09/13, ed è stata realizzata da un gruppo di lavoro costituito da oltre 40 esperti nel campo delle vaccinazioni che operano nelle principali istituzioni del nostro Paese (Servizi vaccinali delle Asl e delle Regioni, Istituto Superiore di Sanità, Ministero della Salute, Cochrane Vaccines Field, Università, ecc).
 La guida ha lo scopo di fornire un supporto tecnico per una corretta valutazione di controindicazioni o di precauzioni alla somministrazione di un vaccino, compresa la descrizione di sintomi o condizioni erroneamente considerati come delle vere controindicazioni o delle situazioni che inducono un atteggiamento di prudenza (precauzioni).
Questi errori comportano opportunità perse per la somministrazione dei vaccini e per la protezione da importanti malattie. Viceversa la somministrazione di vaccino in presenza di vere controindicazioni o precauzioni può aumentare il rischio di reazioni avverse gravi.

 

Dr. Giancarlo Malchiodi
Direttore Area di Sanità Pubblica – Dipartimento di Prevenzione Medico - ASL Bergamo

Si conclude il decennio dell'acqua
22 Marzo 2015: giornata mondiale dell’acqua
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Il 22 marzo ricorre la giornata mondiale dell’acqua, istituita dalle Nazioni Unite nel 1992 con l’intento di porre una sempre maggiore attenzione all’ambiente e alle sue risorse.
La ricorrenza di quest’anno segnerà la conclusione del “Decennio dell’acqua”, il cui obiettivo è stato quello di promuovere la consapevolezza pubblica delle questioni riguardanti il tema “Water for Life”, e di dimezzare il numero di persone senza accesso ad acqua potabile e servizi igienico-sanitari anche attraverso la progressiva riduzione dello sfruttamento non sostenibile delle risorse idriche.

Il tema di quest'anno sarà "Acqua e Sviluppo Sostenibile". Anche a livello locale questo tema riveste una grande importanza: utilizzare in modo consapevole questa risorsa limitata è una responsabilità che investe la società in tutte le sue componenti: cittadini, settore produttivo ed istituzioni. Ognuno di questi soggetti infatti concorre, con i suoi comportamenti, le sue scelte ed i suoi compiti, a garantire che vi sia continuità nella disponibilità per tutti di acqua potabile di buona qualità.
I comportamenti quotidiani di ognuno di noi devono essere orientati verso abitudini “antispreco” nel consumo dell’acqua, poiché anche le piccole azioni contribuiscono a risparmiare risorsa preziosa.
Il settore produttivo deve perseguire l’adozione di metodi e tecnologie produttive che riducano al minimo la pressione sull'ambiente e in particolare sull’acqua. L’inquinamento, infatti, minaccia tutti i corpi idrici, superficiali o sotterranei, ed è l’azione dell’uomo, e l’inquinamento che ne consegue, a determinare il pericolo di una qualità compromessa delle acque destinate al consumo umano.
Infine le istituzioni hanno il compito di tutelare la risorsa idrica attraverso l’adozione e l’applicazione di normativa specifica, misure di tutela e costante vigilanza sull’acqua distribuita.

L’acqua distribuita nel territorio della provincia di Bergamo è acqua di origine sotterranea, prelevata cioè attraverso l’escavazione di pozzi (nei territori della pianura) o l’armatura di sorgenti da falde che scorrono nel sottosuolo (nei territori collinari e montani).
Anche la nostra provincia non è immune dal problema dell’inquinamento, dovuto in parte alle attività agricole / pastorali, in parte alle attività industriali e in parte dovute alla “semplice” presenza dell’uomo. Gli effetti determinati sulle acque dall’attività e dalla presenza umana sono di tipo microbiologico e chimico, e vengono gestiti attraverso interventi di filtrazione e disinfezione presso i punti di captazione e/o i bacini di raccolta.
La buona qualità dell’acqua è garantita grazie alla scrupolosa opera degli Enti che gestiscono questa risorsa e all’attività costante di monitoraggio e verifica svolta dalla ASL attraverso un programma di campionamenti e di controlli alle strutture.

L’acqua distribuita deve essere salubre e pulita, e non deve contenere microrganismi e parassiti, né altre sostanze, in quantità o concentrazioni tali da rappresentare un potenziale pericolo per la salute umana. Questo è quanto prevede la normativa che in Italia si occupa delle acque potabili, il Decreto Legislativo n. 31 del 2001, nel quale sono fissate anche le soglie massime di concentrazione per tutti i composti la cui presenza è ritenuta ammissibile. In ogni caso le caratteristiche dell’acqua devono essere tali da permetterne un uso continuato nell’alimentazione umana.
I trattamenti di potabilizzazione si rendono quindi necessari se nonostante le misure di prevenzione poste in essere l’acqua risulti comunque contaminata da microrganismi, oppure nel caso in cui, a causa delle condizioni della rete di raccolta e distribuzione, l’acqua rischi di contaminarsi prima di arrivare all’erogazione presso le utenze cittadine. In questi casi i trattamenti di potabilizzazione sono solitamente a base di cloro, che garantisce la presenza di un residuo attivo in grado di contrastare contaminazioni che potrebbero verificarsi lungo la rete di distribuzione. Esistono anche altri sistemi di disinfezione, come ad esempio i trattamenti con luce UV, ma sono sistemi più adatti a trattare acque non destinate a percorrere lunghi tratti di rete, poiché l’efficacia del trattamento (che non lascia residui) potrebbe essere inficiata da contaminazioni successive.
Quando invece la risorsa acqua presenta dei problemi di carattere chimico (ad es. presenza di fertilizzanti, pesticidi, metalli, etc) il gestore deve mettere in atto altri trattamenti che rendano l’acqua potabile, cioè idonea al consumo umano. Spesso si tratta di sistemi filtranti, in grado di trattenere le molecole dannose per l’organismo, altre volte vengono aggiunti condizionanti chimici (i cosiddetti flocculanti) che aiutano la precipitazione delle sostanze solide disperse.
In questo modo l’acqua viene fornita agli utenti in condizioni di assoluta sicurezza e nel pieno rispetto dei parametri previsti dalla normativa.
Così, quando sgorga dal rubinetto non c’è alcuna necessità di sottoporla ad ulteriori trattamenti domestici (con i cosiddetti “depuratori”), che hanno l’obiettivo fasullo di eliminare la presenza di sostanze indesiderabili, che non sono comunque presenti. Infatti, nei casi in cui le sostanze pericolose o indesiderabili venissero trovate nell’acqua sia dal gestore che dall’ASL, essa verrebbe immediatamente tolta dalla rete di distribuzione.

L’acqua che sgorga dai rubinetti di casa è in conclusione un’ottima bevanda. E’ fresca, perché non subisce passaggi da un distributore all’altro e non subisce soste prolungate in condizioni atmosferiche sfavorevoli; è sempre disponibile istantaneamente, perché non necessita di imbottigliamento, trasporto, stoccaggio e condizioni particolari di conservazione; è salubre e sicura, perché è sottoposta a frequenti controlli; ed inoltre è economica, perché è soggetta alla sola tariffazione del servizio acquedottistico.


Dr.ssa Elena Rota - Tecnico della Prevenzione  dell' Area Igiene degli Alimenti e della Sicurezza nutrizionale ASL Bergamo

Un buon esempio in attesa di EXPO2015
In breve - l'esperienza nel comune di Brusaporto
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EXPO 2015 “Nutrire il Pianeta. Energia per la vita” rappresenta l’occasione per riflettere e confrontarsi sui diversi tentativi di soluzioni alle contraddizioni del nostro mondo: se da una parte c’è ancora chi soffre la fame (circa 870 milioni di persone denutrite nel biennio 2010-2012), dall’altra c’è chi muore per disturbi di salute legati a un’alimentazione scorretta e troppo cibo (circa 2,8 milioni di decessi per malattie legate a obesità o sovrappeso).
In Italia ogni anno finiscono tra i rifiuti dai 10 ai 20 milioni di tonnellate di prodotti alimentari ancora commestibili, per un valore di circa 37 miliardi di euro (dati Barilla for Food and Nutrition). Da un’indagine condotta dal Politecnico di Milano con Fondazione per la Sussidiarietà e Fondazione Banco Alimentare Onlus nel 2011 lo spreco si genera alla Produzione per il 2,9% alla trasformazione per lo 0,4% nella ristorazione per il 6,3% e al consumatore finale per l’8%. Il 6,3% dell’eccedenza nella ristorazione collettiva corrisponde a 0,2 milioni di tonnellate/anno. Di questa eccedenza solo il 9% viene recuperato, il 91% diventa rifiuto! (Fondazione Banco Alimentare Onlus, 2013). Il problema dello spreco è particolarmente importante nelle ristorazioni scolastiche dove, soprattutto per quanto riguarda le verdure, lo scarto a volte sembra raggiungere il 57%. L’Asl di Bergamo dal 2013 sta sollecitando i Comuni affinchè implementino progetti finalizzati alla riduzione degli scarti ed al recupero delle eccedenze in collaborazione con le aziende che gestiscono la ristorazione scolastica. Il Comune di Calusco nell’anno scolastico 2013-2014 ha coinvolto l’Asl nel progetto che ha permesso di dare un pasto completo, a settimane alterne per tutto l’anno scolastico, a 18 famiglie (52 persone). Sulla base dell’esperienza positiva condotta in quel Comune (esperienza che continua anche in quest’anno scolastico) l’Asl ha elaborato un progetto che ha inviato ai comuni su richiesta. Il progetto ha come obiettivo principale la responsabilizzazione degli alunni alla riduzione degli scarti , considerato “il primo vero passo” da compiere. Poiché non esistono dati a livello provinciale sugli scarti nella ristorazione scolastica, a giorni tutti i comuni della provincia riceveranno una lettera con la richiesta di collaborazione per la quantificazione degli scarti nelle mense scolastiche delle scuole primarie, dove , sulla base delle evidenze raccolte durante l’attività di vigilanza nutrizionale, il fenomeno pare essere più importante. Alcuni comuni, in collaborazione con l’ASL o autonomamente hanno già dato il via a programmi specifici, alcuni in realtà più finalizzati al recupero delle eccedenze ( cibo non distribuito: progetto del “Buon Samaritano” ) .

Il progetto che l’ASL sta presentando ai comuni prevede i seguenti passi:

  • Coinvolgere la scuola
  • Monitorare e valutare la qualità nutrizionale delle merende consumate dai bambini a scuola ( spesso sono troppo abbondanti e condizionano negativamente il consumo di cibo all’ora di pranzo)
  • Monitorare l’entità dello scarto per 15 giorni consecutivi
  • Individuare la Onlus disposta a collaborare al progetto (La legge del Buon Samaritano individua nelle onlus i soggetti autorizzati al recupero del cibo dalla ristorazione collettiva per fini sociali)
  • Selezionare le persone bisognose
  • Modificare le modalità di distribuzione del pasto ai bambini ( ad esempio proposta di una porzione più piccola del cibo che risulta poco gradito)
  • Informare del progetto le famiglie dei bambini utenti della mensa
  • Organizzare la distribuzione degli alimenti recuperati

Segnaliamo che anche il Comune di Brusaporto si è attivato con un’esperienza molto interessante di monitoraggio degli sprechi presso la mensa della Scuola Primaria di Brusaporto.

In breve - l’esperienza condotta nel Comune di Brusaporto tutt’ora in corso

Ad ottobre del 2014 il Comune (Assessorato alla Pubblica Istruzione) chiede collaborazione all’Asl per implementare delle azioni finalizzate al recupero di cibo non consumato nella ristorazione scolastica. La quantità di cibo preparata e consegnata (oltre che buttata) è meritevole di una riflessione e di un possibile intervento migliorativo volto a conciliare le diverse necessità e priorità in campo ( presenza di famiglie con difficoltà economiche a causa della perdita di lavoro).

Nel Comune è presente ormai da diverso tempo un servizio di refezione scolastica che, nel corso degli anni, ha subito un notevole incremento nel numero degli studenti frequentanti. Ad oggi, mediamente, si erogano più di 720 pasti a settimana, con picchi di circa 280 pasti nei giorni di massima affluenza ( lunedì e venerdi). Sono partners del progetto: Comune (Assessorato alla Pubblica Istruzione e Assessorato ai Servizi Sociali, Scuola primaria di Brusaporto, Ditta gestore del Servizio, ASL, ONLUS Gruppo Speranza di Brusaporto, Famiglie, Commissione Mensa. La scuola ha offerto piena collaborazione e si è mostrata propositiva rispetto alle azioni da compiere. Nel mese di novembre le insegnanti della scuola hanno effettuato il monitoraggio delle merende di metà mattina. Nello stesso mese per 2 settimane (dal 10 al 14 e dal 17 al 21) nella mensa sono stati monitorati gli scarti del cibo servito e non consumato. Il cibo scartato è stato pesato direttamente nel refettorio così da permettere il coinvolgimento degli alunni che su sollecitazioni delle insegnanti quantificavano le porzioni scartate a partire dai kg di cibo pesato. Nel mese di dicembre i risultati del monitoraggio sono stati presentati a tutte le insegnanti della scuola primaria. La necessità di attuare azioni “correttive” è apparsa più che evidente. Con la commissione mensa ( composta da rappresentante degli insegnanti e dei genitori) la ditta di ristorazione comune ed asl sono state individuate le modifiche da apportare alle modalità di distribuzione del pasto ai bambini in fase sperimentale e le tempistiche di attuazione ( inizio nel mese di febbraio ). Le modifiche per ridurre lo scarto consistono nel servire mezza porzione dei cibi meno graditi su richiesta dell’alunno. Poiché la ditta di ristorazione continuerà a preparare i pasti come da contratto si prevede un aumento del cibo non distribuito ai bambini che potrà essere distribuita alla famiglie bisognose. Sempre nel mese di dicembre è stato organizzato un incontro con i genitori per la presentazione dei dati del monitoraggio degli scarti e delle azioni “correttive” da mettere in campo.

In breve ecco i risultati del monitoraggio.

Il menù delle due settimane analizzate è riportato nella seguente tabella :

 

LUNEDI'

MARTEDI'

MERCOLEDI'

GIOVEDI'

VENERDI

Pizza

1/2 prosciutto

insalata

Pane

Frutta

Pasta zucchine

Platessa al forno

Erbette

Pane

Frutta

Pasta agli aromi

Bocconcini manzo

Cornetti

Pane

Frutta

passato legumi

Scaloppine

Carote

Pane

Frutta

pasta pomodoro

Frittata con formaggio

Insalata

Pane

Frutta

Risotto parmigiana

Bresaola

Carote

Pane

Frutta

Pasta amatriciana

Formaggio

Zucchine

Pane

Frutta

Lasagne

Cornetti

Pane

Frutta

Passato con crostini

Bocconcini tacchino

Patate

Pane

Frutta

Pasta pomodoro

Tonno all'olio

Erbette

Pane

Frutta

 

Numero Pasti per settimana 720

 

 

Porzioni scartate

Cibo in kg scartato

Primi piatti

351

72,5

Secondi piatti

363

27,9

Contorno ( verdure)

631

62,6

Pane

328

16,4

Frutta

160,5

31,5

 

Dott.ssa Lucia Antonioli - Responsabile Area Igiene degli Alimenti e della Sicurezza Nutrizionale - Dipartimento di Prevenzione Medico ASL Bergamo

 

 

A Roma la presentazione dei dati
Asl Bergamo aderisce al programma dal 2012
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Il 21 Gennaio nell’ambito di uno specifico convegno che si è svolto a Roma presso la sede del Ministero della Salute, sono stati presentati i primi risultati relativi alla IV raccolta dati del sistema di sorveglianza Okkio alla salute, un programma attivo dal 2007 promosso dal CCM/Ministero della Salute e coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità, che permette di raccogliere informazioni con frequenza biennale sullo stato ponderale e sui comportamenti a rischio dei bambini della scuola primaria in tutte le regioni italiane.

Anche ASL Bergamo, che ha aderito al programma nel 2012, ha partecipato attivamente per la seconda volta alla raccolta dati nelle classi campione selezionate sul territorio della provincia bergamasca.

Ad oggi sono disponibili i risultati nazionali che evidenziano livelli preoccupanti di eccesso ponderale nei bambini: il 20,9% dei bambini è in sovrappeso (più nelle femmine) e il 9,8% obeso (più nei maschi), anche se viene confermata una leggera progressiva diminuzione dell’eccesso ponderale già osservata nelle precedenti raccolte. La prevalenza del sovrappeso e dell’obesità risulta correlato al peso in eccesso e al basso titolo di studio dei genitori, mentre non è significativa la relazione con la cittadinanza.
Le prevalenze più alte sono nelle regioni del Sud e del centro, mentre la Lombardia insieme al Trentino Alto Adige e alla Valle d’Aosta è tra le regioni più virtuose.
Si conferma, anche, la grande diffusione tra i bambini italiani di abitudini alimentari scorrette che possono favorire l’aumento di peso, specie se concomitanti; infatti, l’8% dei bambini salta la prima colazione e il 31% fa una colazione non adeguata (ossia sbilanciata in termini di carboidrati e proteine); il 52% fa una merenda di metà mattina abbondante, mentre il 25% dei genitori dichiara che i propri figli non consumano quotidianamente frutta e/o verdura e il 41% consuma abitualmente bevande zuccherate e/o gassate. La situazione rimane piuttosto stabile rispetto alle precedenti raccolte e solo per quanto riguarda il consumo della merenda abbondante e di bevande zuccherate si registra una diminuzione rispetto alla precedente raccolta.
Invariati anche se con tendenza al miglioramento gli aspetti relativi al movimento e alla sedentarietà: il 16% dei bambini non ha fatto attività fisica il giorno precedente l’indagine, il 18% pratica sport per non più di un’ora a settimana, il 42% ha la TV in camera, il 35% guarda la TV e/o gioca con i videogiochi per più di 2 ore al giorno e solo un bambino su 4 si reca a scuola a piedi o in bicicletta. Dati simili a quelli osservati nelle precedenti rilevazioni confermano l’errata percezione dei genitori dello stato ponderale e dell’attività motoria dei propri figli.
Inoltre, grazie alla partecipazione dei dirigenti scolastici e degli insegnanti, è stato possibile raccogliere informazioni sulla struttura degli impianti, sui programmi didattici e sulle iniziative di promozione della sana nutrizione e dell’attività fisica degli alunni in 2.408 plessi di scuole primarie italiane. I principali risultati evidenziano che il 74% delle scuole possiede una mensa; il 55% prevede la distribuzione per la merenda di metà mattina di alimenti salutari (frutta, yogurt ecc.); il 54% delle scuole prevede lo svolgimento di attività motoria extracurricolare.
Nel questionario d’indagine del 2014 sono stati individuati quattro nuovi indicatori: l’igiene orale, le ore di sonno, disturbi della vista, e il rispetto del divieto di fumo nella scuola: il 18 % dei bambini dichiara di non essersi lavato i denti prima di andare a letto la sera precedente l’indagine, il 12% dorme meno di 9 ore in un normale giorno feriale, il 19% indossa occhiali della vista e il 21% dei dirigenti scolastici dichiara di avere difficoltà a far rispettare il divieto di fumo negli spazi aperti della scuola
OKKIO alla SALUTE ha permesso di disporre di dati aggiornati e confrontabili sulla prevalenza di sovrappeso e obesità in età infantile e sullo stile di vita dei bambini. Inoltre, nel tempo ha dimostrato di avere caratteristiche di semplicità, affidabilità e flessibilità ed è, quindi, un valido strumento per supportare gli operatori di sanità pubblica nell’identificare i comportamenti a rischio maggiormente diffusi e nel definire le strategie per prevenirli e contrastarli.

 

Dr.ssa Parodi Daniela - Responsabile del Servizio Igiene della Nutrizione Dipartimento di Prevenzione ASL Bergamo

Sicurezza sul lavoro
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L’Italia, per la sua posizione geograficaal confine tra placche tettoniche europea ed africana, è il paese del Mediterraneo a maggior rischio sismico. Ogni anno si registranonel Paese circa duemila scosse telluriche, alcune delle quali sono state, anche in quest’ultimo periodo, di forte intensità e conconseguenze disastrose sia in termini umani che sociali ed economici.
Se da una parte è quindi necessario entrare finalmente nell’ottica di progettare i nuovi edifici con criteri antisismici, come avviene da tempo nei paesi industrializzati, dall’altra è anche doveroso intervenire sul patrimonio edilizio esistente, in particolar modo sugli immobili in cui operano aziende rischio di incidente rilevante, per gli adeguamenti necessari e la loro messa in sicurezza.
Non che manchino, in tal senso, precisi obblighi e riferimenti normativi. Purtroppo però, come spesso accade, molte normesono state negli anni disattese con le conseguenze che ancora una volta abbiamo dovuto registrare nei recenti terremoti de L’Aquila nel 2009 (309 morti) o dell’Emila-Lombardia del 2012 (27 morti), dovuti soprattutto a crolli di edifici pubblici, capannoni industriali, luoghi di lavoro. E’ proprio a seguito di questi ultimi eventi che ilMinistero del Lavoro, con un comunicato stampa del 6 giugno 2012,bene ha fatto a richiamare esplicitamente l’obbligo di una valutazione della stabilità e della solidità degli edificiche costituiscono luoghi di lavoro. Del resto già gli articoli 17 e 28 del D.Lgs. 81/2008 e s.m.i.“Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro” indicavano al datore di lavoro la necessità di effettuare una approfondita valutazione di tutti i rischi per la salute e la sicurezza (comprendendo evidentemente anche quelli collegati a possibili eventi catastrofici naturali quali frane, inondazioni, terremoti, ecc.) così da adeguare il Documento di Valutazione dei Rischi e poter progettare gli interventi che si dovessero rendere necessari.Un tema, quindi, quello della vulnerabilità sismica degli edifici che è di forte attualità ed importanza e che obbliga progettisti, proprietari di immobili, operatori del settore edile ed Enti istituzionali a cooperare per la conoscenza, l’approfondimento della normativa vigente e l’attività di prevenzione, adeguamento e controllo così che, in caso di terremoto, siano ridotti al minimo i rischi di crolli e di cedimenti, specie nelle strutture pubblichee nei luoghi di lavoro, evitando situazioni drammatiche che si ripetono ormai troppo spesso.
Proprio in tale ottica in questi ultimi mesi, adempiendo a quello che è un nostro dovere istituzionale, come Servizio PSASL ci siamo adoperati per diffondere la conoscenza della normativa vigente ed illustrarne gli adempimenti previsti. Inizialmente abbiamo organizzato, con il Dipartimento di Ingegneria dell’Università degli Studi di Bergamo, un convegno su questo tema specifico durante il quale sono state anche analizzate le opportunità offerte da un corretto approccio alla verifica richiesta sulla vulnerabilità sismica in funzione del miglioramento degli edifici industriali esistenti. Successivamente, tramite il Comitato di Coordinamento Provinciale che si ispira all'art. 7 d.lgs. 81/2008, abbiamo messo a disposizione di tutte le imprese della Provincia un documento che informa i datori di lavoro dell’obbligo della valutazione del rischio sismico e della programmazione, qualora necessario, di interventi adeguamento.
Come sempre il nostro operare parte dal presupposto che prevenire è sempre molto meglio che intervenire poi, quando ormai il danno è fatto. In tal senso il nostro augurio è che ad un sempre più approfondito ed articolato Documento di Valutazione dei Rischi delle varie imprese possa presto seguire un puntuale adeguamento e miglioramento sismico di tutti gli edifici industriali.Superfluo ricordare che, nel caso di danni alle persone dovuti ad eventi sismici, fa seguito obbligatoriamente un accertamento delle responsabilità da parte della magistratura, con le conseguenti sanzioni in caso di palesi inadempienze. Per parte nostra dobbiamo però anche aggiungereche esiste una normativa che prevede alcuni adempimenti ed anche dei tempi precisi; non possiamo escludere che per il futuro prossimo, nella nostra programmazione come organo di vigilanza, vengano previsti ed eseguiti sopralluoghi e controlli per verificare il rispetto della normativa vigente e sanzionare le eventuali inadempienze.

Dr. Giorgio Luzzana  - Responsabile Servizio P.S.A.L. del Dipartimento di Prevenzione ASL Bergamo

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Nicola Pasta - Servizio P.S.A.L. Dipartimento di Prevenzione ASL Bergamo

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