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Pubblicato: 18/10/2013 16:31:00
Può assumere diverse forme..
LA VIOLENZA CONTRO LE DONNE
Una violazione dei diritti umani

La violenza contro le donne è stata considerata violazione dei diritti umani solo dagli anni Novanta del XX secolo. Oggi è spesso definita anche violenza di genere, per sottolineare il fatto oggettivo che gli uomini sono gli aggressori. E’ indubbiamente una delle più gravi manifestazioni di una disparità storica nelle relazioni tra i generi, che ha portato al dominio dell’uomo sulle donne e alla loro discriminazione. La violenza colpisce le donne in tutti i Paesi del mondo, a prescindere da cultura, religione, classe sociale o colore della pelle. Al di là delle forme variegate che può assumere (violenza sessuale, fisica, psicologica, economica, culturale) e dei contesti in cui viene attuata (nella sfera pubblica, ma anche in quella privata) essa appare volta a controllare i corpi delle donne, a limitare la loro libertà, a negare la loro diversità e capacità. Il femminicidio, è indicato come la prima causa di morte nel mondo per le donne che hanno un'età compresa fra i 16 e i 44 anni [1] .

Per una giusta definizione dei termini e per chiarire la realtà di cui stiamo parlando è utile richiamare la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle Donne e la violenza domestica, stipulata a Istanbul l’11 Maggio 2011:

Articolo 3 – Definizioni ai fini della presente Convenzione:

a) con l’espressione “violenza nei confronti delle donne” si intende designare una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione contro le donne, comprendente tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, ….

b) l’espressione “violenza domestica” designa tutti gli atti di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica che si verificano all’interno della famiglia o del nucleo familiare o tra attuali o precedenti coniugi o partner, ………………………………

c) con il termine “genere” ci si riferisce a ruoli, comportamenti, attività e attributi socialmente costruiti che una determinata società considera appropriati per donne e uomini;…

d) l’espressione “violenza contro le donne basata sul genere” designa qualsiasi violenza diretta contro una donna in quanto tale, o che colpisce le donne in modo sproporzionato;

e) per “vittima” si intende qualsiasi persona fisica che subisce gli atti o i comportamenti di cui ai precedenti commi a e b;

f) con il termine “donne” sono da intendersi anche le ragazze di meno di 18 anni.

Quest’ultimo comma può sembrare superfluo per la cultura occidentale ma, purtroppo, non tutti i paesi del mondo hanno legislazioni che riconoscono ai minori la pienezza dei diritti civili e di cittadinanza.

In Italia, secondo una ricerca Istat di qualche anno fa, relativa ad un solo triennio, oltre 144.000 ragazze tra i 14 e i 17 anni hanno subito molestie sessuali, circa 17.000 uno stupro subito o tentato. [2]
Circa mezzo milione di donne dai 14 ai 59 anni, nel corso della loro vita, ha subito almeno una violenza tentata o consumata.
E’ ancora opinione comune pensare allo stupro perpetrato da sconosciuti e fuori dalle mura domestiche. In realtà i dati dei procedimenti penali così quelli raccolti dai Centri Antiviolenza e dalle Case delle Donne, dimostrano che la maggior parte delle violenze sessuali avviene all’interno delle mura domestiche e sono inflitte dai mariti o partner, (come il 69,7% degli stupri) o da persone conosciute con cui la vittima aveva rapporti di fiducia.
Oltre il 94% non è mai stata denunciata. Solo nel 24,8% dei casi la violenza è stata per opera di uno sconosciuto, mentre si abbassa l'età media delle vittime: [3]
Solo il 18,2% delle donne considera la violenza subita in famiglia un ‘reato’, mentre il 44% lo giudicano semplicemente ‘qualcosa di sbagliato e ben il 36% solo ‘qualcosa che è accaduto (dati Istat).
Secondo i dati della stessa ricerca Istat, la violenza fisica o sessuale subita da conoscenti nel corso della vita è più frequente in alcune regioni del Nord (Piemonte, Valle d’Aosta, Veneto ed Emilia-Romagna) e nel Lazio.
Sopravvive ancora una serie di pregiudizi diffusi tra la popolazione che impedisce un’adeguata attenzione ai fenomeni di violenza alle donne: [4]

1) "Una donna non può essere violentata contro la sua volontà."
Ignorando lo stato di profonda prostrazione che può vivere una donna che sta per subire violenza, può accadere anche che l'effetto congiunto della minaccia e del dolore annulli ogni resistenza.

2) "Tutti sanno che quando una donna dice di "no" probabilmente vuol dire di "sì". Lo stupro provoca solo paura e gli effetti legati al trauma sono, per molto tempo, devastanti per l'equilibrio psico-fisico.

3) "Le donne serie non vengono violentate ." Questo stereotipo sposta ancora una volta la responsabilità dallo stupratore alla donna. Gli uomini ricorrono a varie scuse pur di screditare la loro vittima.

4) "Lo stupratore é sempre un malato, un mostro, uno sconosciuto ."
Violenze sessuali e maltrattamenti si verificano in tutti i contesti sociali e gli aggressori sono spesso conoscenti delle vittime che conducono vite apparentemente normalissime.

5) "Una donna che denuncia uno stupro dopo molto tempo non é attendibile."
Subire una violenza è un fatto così sconvolgente che spesso le donne riescono a denunciare il fatto, o anche solo a parlarne, solo quando sono trascorsi alcuni anni.

La sopravvivenza di tale insieme di pregiudizi non ci farà comprendere il problema e meno ancora risolverlo.

La violenza sessuale è lo strumento principale per dominare, annullare, plagiare, plasmare l'identità dell'altro, per asservirlo ai propri scopi.

L’uso della violenza è:

a) il presupposto, per costringere l'altro ai propri voleri;

b) una componente per la sua piena soddisfazione, perché c’è un piacere del potere .

Si parla del piacere del potere perchè, “Il dominio” non si esprime in generale e in astratto ma ha bisogno di condizionare persone concrete, il maggior potere è quello che può esprimersi sulla vita e la morte dell’altro, sul comandare i corpi.

L’uomo è un animale sospeso fra ragnatele di significati che egli stesso ha tessuto, ma nella ragnatela possiamo intrappolarci, soprattutto se inseguiamo falsi miti, presi dalle nostre paure.

P. Bourdieu aveva sviluppato il concetto di “habitus" [5], per spiegare il modo attraverso cui un essere sociale interiorizza la cultura dominante (la doxa) riproducendola.

La visione dominante non è immobile come invece la percepiscono gli individui, ma neanche facilmente evolvibile, perché la violenza simbolica porta i dominati e i dominanti a riprodurre involontariamente gli schemi del dominio.

M. Foucault nella sua ricerca analitica del potere affermava che contro ogni astratta metafisica era necessario elaborare una fisica del potere capace di cogliere il campo reale dei rapporti di potere, la loro meccanica concreta nella vita quotidiana. Nella negazione di un soggetto ultimo incondizionato, il potere agisce fisicamente nel reale.
E’ necessario, quindi, studiare il potere «là dove diventa capillare»; chiedersi “come funzionano” i rapporti di potere; dato che il potere “transita” negli individui; analizzare il potere nell’itinere tra la sua micro-fisica e la sua macro-fisica; ed infine, tenere ben presente il fatto che il potere non si può esercitare «senza organizzare degli apparati di sapere che non siano riducibili alle ideologie». [6]

La nostra identità si costruisce partendo dalla nostra componente sessualizzata prima ancora che ideale e valoriale.

Dal punto di vista sociale, il corpo ha sempre assunto una valenza centrale, esso è diventato catalizzatore ed espressione di processi culturali e di relazioni di potere, di dispositivi che hanno “costruito la corporeità” secondo gerarchie, usi strumentali o ideologici.

La sessualità è al crocevia dei corpo, è la prima espressione al tempo stesso, fisica, etica, estetica, biologica, culturale, materiale e ideale della nostra identità.

Se l’apparato sessuale maschile e femminile costituiscono una componente biologica, il genere, come componente culturale plasma l’essere uomo e l’essere donna nei diversi contesti sociali, attraverso una produzione legata all’interazione socio-culturale; per questa ragione il significato di essere maschio o femmina, uomo o donna , può variare nel tempo e nello spazio.

Dovremmo allora considerare la cultura come il tessuto connettivo di una società, che opera sia a livello individuale che collettivo, nei processi culturali possiamo trovare la trama e la traccia di un percorso di emancipazione dall’uso della violenza per la regolazione dei rapporti umani.

La cultura è chiamata a fornire il senso di appartenenza e di sicurezza agli individui ma anche offrire elementi di comprensione e di prevedibilità nei comportamenti. Solo tramite una rielaborazione culturale, che investa tutta la società, sarà possibile una vera accettazione delle differenze di genere, e da questo percorso nessuno di noi può ritenersi escluso.

dott. Gennaro ESPOSITO - Sociologo Responsabile Servizio Raccordo Territoriale - Direzione Sociale ASL Bergamo

 

      [1] Spinelli B. Femminicidio. Franco Angeli, Milano 2008

[2] Istat - La violenza contro le donne. Indagine multiscopo sulle famiglie. “Sicurezza delle donne”. Anno 2006 – edita 2008

[3] http://www.kensan.it/articoli/Contro_violenza_donne.php

[4] Indicazioni tratte da: ASSOCIAZIONE NON DA SOLA  Donne insieme contro la violenza.

[5] Bourdieu P. Il Corpo tra Natura e Cultura, Franco Angeli, Milano 1988

[6] Vincenzo Sorrentino - Il Pensiero Politico di Foucault. Meltemi, Roma 2008      

 


Bibliografia:

Andreoli V., La violenza. Dentro di noi attorno a noi. Rizzoli, Milano 1993

Bourdieu P. Il Corpo tra Natura e Cultura, Franco Angeli, Milano 1988

Corradi C., Sociologia della Violenza, Meltemi, Roma 2009

Geertz C., Interpretazione di Culture, Bologna: Il Mulino, Bologna 1987

Esposito G., Il male minore. Violenze, maltrattamenti e abusi nell’infanzia. Edizioni Lavoro, Roma 2006

Esposito G., Donne e Carcere: Storie della Vita in “Voci da dentro” di Adriana Lorenzi, Edizioni Lavoro, Roma 2004.

Esposito G., Potere e Violenza Sessuale in AA.VV. A cura di A. Zatti e L. Austoni “Eros ed Educazione”. Franco Angeli, Milano 2006

Esposito G., Il Male, Il Potere e La Violenza sui Piccoli in L’Incontro N. 141 marzo 2007

Rebughini P., La Violenza. Carocci, Roma 2004

Sorrentino V. Il Pensiero Politico di Foucault. Meltemi, Roma 2008

Spinelli B. Femminicidio. Franco Angeli, Milano 2008

Fonte: ASL Bergamo
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