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Pubblicato: 22/03/2013 16:53:00
Le donne sono una ricchezza della nostra umanità
Voci … dal verbo violare. Un convegno per parlarne
La violenza può assumere diverse forme...

Negli abissi oscuri dell’anima
ci sono nidi solitari
di pene inesprimibili.

Tagore
Rabindranath

Sono 212 le donne che solo nel 2012 hanno perso la vita in seguito ad episodi di violenza; è stato registrato che i reati sulle donne nella Bergamasca solo nel biennio 2011-2012 hanno subìto un trend in aumento di 163 denunce nel 2011 cresciute a 179 nel 2012.
Questi sono alcuni dati che fanno riflettere, come la toccante testimonianza di un uomo autore di violenza, alternata dalla struggente lista dei nomi delle 212 vittime di femminicidio che ha letto con sentito dolore l’attrice diretta dalla regista Sara Poli.

I dati servono a volte per avere lo spaccato della realtà ma a volte i numeri non bastano… Talvolta quando si pensa alla violenza il nostro occhio raccoglie immagini di ferite, abrasioni fisiche e lividi ma la violenza non si riassume solo in episodi di crudele danno fisico, essa comprende un orizzonte di senso più ampio.
La dott.ssa Chiaretta Aldeni, Psicologa Distretto Isola Bergamasca ASL BERGAMO, con la sua competenza e profondità di analisi, ha catturato l’attenzione sugli aspetti psicologici del problema che si fonda sulla capacità di saper cogliere i diversi aspetti del delicato tema della violenza. In particolare, ha chiesto a tutti i partecipanti in sala di sospendere il giudizio per ascoltare la propria anima. Violenza sulla persona significa violarla nella sua totalità perché è anche “violenza sulla sua anima” ha commentato Aldeni.
Chi subisce una violenza, solitamente vive un blocco del pensiero, si tratta di un fenomeno psicologico innescato dal nostro cervello per proteggerci, una sorta d’inibizione protettiva del pensiero contro un evento traumatico. La psicologa ha approfondito quindi il problema da un’altra angolazione, facendo leva sull’aspetto più intimo e personale, ha saputo raccontare le difficoltà anche interiori di chi ha subito violenza, in quanto la violenza viene vissuta e ri-vissuta da chi ne è vittima anche nella propria anima, che resta imprigionata nell’evento violento.
Le doti di ascolto e di accoglienza senza pre-giudizio sono aspetti emotivi ed empatici fondamentali per gli operatori del settore e per riuscire ad ascoltare a 360° la vittima di violenza.
Instaurato un rapporto di fiducia ed accoglienza con la fragilità, ci si può incamminare accompagnando la donna nel suo vissuto personale, i cui episodi cruenti potrebbero risalire anche da tanti anni prima. Dal punto di vista psicologico, la difficoltà di molte donne che hanno subito violenza sta proprio nel riconoscere i sintomi ed i segnali della violenza soprattutto se vissuta in una dinamica affettiva. Molte donne inoltre subiscono angherie e soprusi per anni, a volte solo nel momento in cui gli episodi di violenza coinvolgono i figli reagiscono in loro difesa e tutela.
Il fenomeno della violenza sulle donne è stato affrontato anche dal punto di vista sociologico, gli studi condotti presentano un quadro agghiacciante perché oggi la violenza sulle donne “è spesso definita anche violenza di genere, per sottolineare il fatto oggettivo che gli uomini sono gli aggressori. Il femminicidio è la prima causa di morte nel mondo per le donne che hanno un'età compresa fra i 16 e i 44 anni. E’ indubbiamente una delle più gravi manifestazioni di una disparità storica nelle relazioni tra i generi, che ha portato al dominio dell’uomo sulle donne e alla loro discriminazione.” ha precisato il dott. Gennaro Esposito Sociologo Dipartimento A.S.S.I. ASL Bergamo.
La violenza può assumere diverse forme: violenza sessuale, fisica, psicologica, economica, culturale e i contesti in cui viene attuata appartengono alla sfera pubblica, ma anche a quella privata, “appare volta a controllare i corpi delle donne, a limitare la loro libertà, a negare la loro diversità e capacità” ha affermato Esposito.

Inoltre esiste una vera cultura della violenza che può esprimersi con aggressività e potere sull’altro. La violenza può assumere l’espressione di potere che si manifesta, nel tessuto micro-sociale con le forme della sopraffazione sull’altro e dell’abuso, compreso quello sessuale, mentre nel macro sociale con la guerra.


Ha spiegato il sociologo. “La violenza sessuale è lo strumento principale per dominare, annullare, plagiare, plasmare l'identità dell'altro, per asservirlo ai propri scopi. L’uso della violenza è quindi il presupposto per costringere l'altro ai propri voleri ed una componente per la sua piena soddisfazione, perché c’è un piacere del potere che sostituisce quello di essere desiderato.”
Il dominio non si esprime in astratto ma ha bisogno di condizionare persone concrete comandando i loro corpi.
“Lo stesso uso della violenza conferma una fragilità personale e un’identità incerta. Gli episodi di violenza, in genere, si succedono con una escalation e precipitano quando la donna non accetta più il ruolo a cui la si vuole costretta.” ha precisato Esposito.

Nel pomeriggio i riflettori si sono accesi sui risvolti giuridici del tema, , illustrato dal punto di vista civile e penale attraverso esponenti del mondo legale, fino all’intervento di Carmen Pugliese - Pubblico Ministero della Procura di Bergamo che ha curato un relazione dal punto di vista tecnico-legislativo ma soprattutto pratico. In particolare è stato apprezzato il contributo altamente specialistico e mirato che gli esperti possono fornire nel pre, durante e post indagine dei processi giuridici. La sinergia tra le diverse professionalità è fondamentale per individuare i responsabili, smascherare zone d’ombra e rompere “l’habitus” in cui il circolo vizioso in cui si instaura la violenza.
E’ straordinario come settori diversi che parlano linguaggi diversi si mettono in relazione per integrarsi e concorrere a trovare una soluzione comune al problema.

L’importante risposta che si può realizzare insieme risale la linea della collaborazione che si manifesta anche nelle realtà ospedaliere, di questo la dott.ssa Laura Chiappa ha fornito un quadro di intervento esaustivo che ha messo in luce le modalità di intervento, all’interno di un protocollo condiviso di prevenzione e presa cura della violenza, già sottoscritto tra ASL BERGAMO e AZIENDA OSPEDALIERA PAPA GIOVANNI XXIII.

Come uscirne?
La proposta del sociologo è stata chiara, è necessario aprire gli occhi sulle nostre responsabilità, siamo chiamati a decidere quale società vogliamo. Cambiare è possibile tramite un processo di educazione che parte sin dai primi anni di vita. “Il riconoscimento dei diritti della persona, di ogni persona indipendentemente dal genere, l’affermazione dei diritti della donna, l’accettazione delle differenze per riscoprirle come unicità e singolarità ed il ripudio della violenza per la risoluzione dei conflitti” sono i percorsi da compiere ancora; le donne sono una ricchezza della nostra umanità, ha concluso Esposito.
Molto è stato fatto ma non abbastanza, la strada è ancora lunga ed aperta..l’impegno di ognuno di noi è fondamentale.


“L’indifferenza è uno degli ostacoli maggiori.” G. Esposito

Sabrina Damasconi

Fonte: ASL BERGAMO
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