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Pubblicato: 11/12/2012 15:02:00
Gioco d'azzardo patologico
Il divertimento può diventare patologia?
Una nuova forma di dipendenza: il gioco d'azzardo

Il gioco d'azzardo è un momento di divertimento, un momento ludico in cui si utilizza del denaro per scommettere. Lo scopo è divertirsi, passare momenti simpatici e allegri con degli amici.
L’indagine epidemiologica ESPAD Italia ® condotta sulla popolazione delle scuole superiori secondarie evidenzia tra coloro che negli ultimi 12 mesi hanno praticato giochi in cui si scommette denaro per il 35% degli studenti e per il 51% delle studentesse si è trattato di un comportamento ripetuto al massimo 2 volte, mentre il 14% dei maschi ed il 4% delle femmine ha adottato tale comportamento 20 o più volte nell’anno.
Questo può essere considerato un comportamento a rischio e come tale non necessariamente essere un problema; il gioco d'azzardo lo diventa nel momento in cui si rivela essere il pensiero principale della vita di una persona. Ciò significa che, nel momento in cui si sveglia, il soggetto inizia da subito a organizzare la sua giornata in base alle possibilità di sfidare la sorte. In questi casi, il gioco non è più un divertimento, ma diventa una dipendenza da cui difficilmente le persone, da sole, riescono ad uscire.
I giocatori, provengono da ogni sfera sociale e quando puntano i soldi, inizialmente lo fanno soltanto per ricercare quella carica di adrenalina che solo il senso della sfida può fornire.
E’ evidente che non si può parlare di gioco d’azzardo patologico vero e proprio ma questi dati evidenziano la presenza di comportamenti a rischio.
Un segnale importante della presenza di un gioco patologico, infatti, può essere ovviamente un inspiegabile buco economico all'interno del bilancio familiare. Spesso i soldi necessari per giocare vengono presi di nascosto dai risparmi della famiglia.
I pazienti inoltre tendono a essere più irritabili e ansiosi, perché devono nascondere ciò che non riescono ad ammettere nemmeno a se stessi: il fatto di essere malati. Sono poi loro stessi che spesso si fanno scoprire lasciando in giro tracce piuttosto evidenti, come ricevute di gioco o resoconti bancari, al fine di essere aiutati dai famigliari senza dover apertamente confessare il loro problema.
Il Dipartimento delle Dipendenze ha iniziato circa 12 anni fa ad interessarsi alle problematiche legate al gioco d’azzardo patologico e nel corso degli anni si è avuto un costante aumento di richiesta di trattamenti. Nel 2011 sono stati presi in cura 148 giocatori, prevalentemente maschi (76%) con età media intorno ai 45 anni, con un incremento del 22% rispetto all’anno precedente.
Ai Sert si rivolgono i giocatori direttamente ma anche i familiari in genere esasperati dalla situazione debitoria
Prima fase del percorso rimane la valutazione della situazione complessiva del paziente e della famiglia: l’analisi della storia e delle modalità di gioco, le relazioni familiari, la situazione debitoria la presenza di una coesistenza del problema con le sostanze (soprattutto alcol e cocaina) etc.
In questo processo di valutazione intervengono in genere, medici, psicologi, assistenti sociali e infermieri.
Gli obiettivi del percorso di trattamento sono diversi e vanno “ritagliati” sulla singola situazione: accrescere la consapevolezza nei confronti del problema, motivare al cambiamento, supportare la famiglia, “rieducare alla gestione economica”, analizzare al fine di risolvere la situazione debitoria, trattare anche farmacologicamente l’ideazione compulsiva etc.
All’interno dei SERT vi è quindi la possibilità non solo di una valutazione multidimensionale ma anche di un trattamento multidisciplinare grazie alla co-presenza di professionisti diversi; naturalmente è garantito l’assoluto segreto professionale.
Sul territorio vi sono però altre possibili risposte: il SERT privato dell’associazione AGA a Pontirolo, i gruppi di auto mutuo aiuto quali il Gruppo Gioco 1, 2.e 3 a Bergamo, i Giocatori Anonimi e il gruppo dei loro familiari a Torre Boldone e a breve a Grassobbio.
Come per tutte le forma di dipendenza rimane fondamentale un accesso al trattamento che sia precoce..

A cura di

dott. Marco Riglietta
Direttore Dipartimento Dipendenze ASL BERGAMO
e
dott. Albina Prestipino
Medico S.E.R.T. - Dipartimento Dipendenze ASL BERGAMO

Fonte: ASL Bergamo
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