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Pubblicato: 11/04/2014 14:30:00
CANNABIS diavolo o acquasanta?

Il titolo, volutamente provocatorio, ha una risposta ovvia per chi si occupa di sistemi complessi come i sistemi biologici: DIPENDE!
Esatto, la risposta che nessuno vuole sentirsi dare perché non offre quelle sicurezze che, in fin dei conti, tutti noi cerchiamo.
In realtà la cannabis non possiamo definirla in un senso né nell’altro: è semplicemente un elemento esterno che interagisce con il sistema uomo e la sua complessità.

Un po’ di storia
La cannabis origina dall’Asia centrale e il più antico documento che ne descrive le proprietà medicamentose è l’Erbario dell’imperatore Shen Nung del 2700 a.c., anche se è stata ritrovata in reperti archeologici risalenti al 5000-6000 A.C.. Dalla Cina si diffuse in India per arrivare nell’800 A.C. in Grecia.
L’atteggiamento “proibizionista” nei confronti della cannabis del mondo occidentale rispetto all’oriente probabilmente è da far risalire all’epoca delle crociate.
Il nome deriva dall'arabo ﺣﺸﻴﺶ ḥašīš "erba", mentre secondo un'ipotesi diffusa, ma che in realtà non gode del consenso degli storici, deriverebbe da ﺣﺸﺎﺸﻴﻦ, ḥaššāšīn, (da cui deriverebbe la parola "assassino"), un gruppo di devoti ismailiti, che di hashish avrebbero fatto uso. Secondo questa ipotesi, infatti, si racconta che il "Vecchio della montagna", capo del gruppo, portasse i futuri sicari in un giardino meraviglioso, dove gli somministrava un infuso di hashish e mentre erano inebriati gli offriva ogni tipo di delizie; poi diceva loro che sarebbero potuti tornare in quel giardino solo come premio, se avessero seguito i suoi ordini, portando a termine gli omicidi politici di cui si erano fatte promotrici le organizzazioni di Alamūt e di Masyaf.

Botanica
La Cannabis è una bellissima pianta e questo nella percezione popolare può far scattare un’eguaglianza pericolosa: è naturale, quindi per definizione “buona”, a differenza dei prodotti di sintesi (ecstasy per esempio) che per definizione sono “cattivi”.
Si tratta di una pianta erbacea a crescita annuale costituita da piante distinte con fiori maschili, donatori di polline e con fiori femminili, che fecondate, producono i semi. Pianta estremamente adattabile all’ambiente di vita, è in grado di tollerare precipitazioni dai 30 ai 400 cm all’anno, una temperatura media tra i 6 e i 27 gradi ed un valore di pH tra i 4,5 e 8,2.
La principale sostanza psicoattiva è il Δ9tetraidrocannabinolo (Δ9-THC) che viene estratta principalmente dalle inflorescenze femminili (in certe varietà però anche maschili).
La grande plasticità genetica della pianta fa si che esistano tre tipi di Cannabis Sativa, quella da fibra, povera di THC (inferiore allo 0.3%) coltivata nelle regione settentrionali, quella intossicante, ricca di THC coltivata nel sud, ed una intermedia.
I prodotti principali derivati dalla cannabis sono fondamentalmente tre: marijuana (inflorescenze femminili essiccate con un contenuto medio di Δ9-THC fra il 2% e il 12%, l’hashish, prodotto di lavorazione della resina di cannabis con un contenuto medio di Δ9-THC fra il 4% ed il 21% e l’olio di hashish che è un estratto liquido concentrato sia di materiale erboso che di resina (contenuto percentuale che può essere superiore al 60%.

Neurobiologia

L’azione sull’organismo avviene attraverso il legame con recettori specifici già presenti nel nostro sistema nervoso centrale.
La prima domanda che ci si deve porre è: perché la cannabis viene fumata?
PERCHE’ PIACE !!!

Ovvero la cannabis, come tutte le droghe, ha come ultimo punto d’azione un’area del cervello chiamata “centro della gratificazione” la cui presenza è assolutamente funzionale al genere umano (e animale). Questo centro esiste proprio perché permette comportamenti finalizzati indispensabili alla sopravvivenza della specie: se il cibo ed il sesso non fossero piacevoli la specie si estinguerebbe.
Proviamo a vedere quali sono gli effetti sul sistema nervoso centrale, principale punto d’azione del principio attivo della cannabis

Effetti acuti della cannabis: proviamo a descrivere gli effetti cercando di evitare connotazioni negative/positive più di pertinenza della “morale”. Dopo circa 10 minuti dall’assunzione della sostanza (il fumo è una modalità che permette il rapido assorbimento del principio attivo) possiamo avere sensazioni di varia intensità che possono essere molto piacevoli o molto negative. Nella tabella sottostante proviamo a incolonnare gli effetti in modo tale da evidenziare come lo stesso effetto possa essere positivo, negativo o neutro. Queste differenze possono dipendere da fattori legati alla sostanza (quantità assunta o, a pari quantità, elevata o ridotta concentrazione del principio attivo), da fattori personali, quali la condizione pre-assunzione dello stato psichico individuale e la sensibilità delle proprie strutture cerebrali alla sostanza, oltre che al contesto ambientale e relazionale in cui la sostanza viene assunta.

Effetti positivi Effetti “neutri”
(dipende dal contesto) Effetti negativi
Senso di elevato benessere
Aumento del tono dell’umore Irritabilità e lieve agitazione
Stato di euforia (risate che per l’osservatore esterno appaiono inadeguate) Eccitazione maniacale con ansia aumentata e possibile attacco di panico
Aumento della loquacità Logorrea con contenuto dell’eloquio inadeguato
Rilassamento Sedazione (tendenza all’addormentamento)
Alterazioni della memoria a breve termine, della capacità critica e della capacità di risoluzione dei problemi
Compromissione della coordinazione dei movimenti e aumento dei tempi di reazione
Alterata percezione dello spazio circostante
Senso di rallentamento del tempo
Aumento della sensibilità verso gli stimoli esterni (ad esempio colori più vividi e brillanti) Illusioni e/o allucinazioni visive
Sensazione di vivere in un sogno
Aumento del flusso delle idee Fuga delle idee

A proposito degli effetti cronici è invece indispensabile fare una serie di riflessioni molto importanti il primo dei quali è la definizione di cronico. Tutti gli studi hanno il grosso difetto di non dare una definizione di consumo cronico: sono assimilabili situazioni di questo genere? (1 spinello al giorno per 10 anni? 3 spinelli all’anno per 5 anni?, un fumatore quotidiano dai 15 anni ai 25? Un fumatore quotidiano dai 25 ai 35 anni? )
Evidentemente no.
Anche in questo caso proviamo a fare alcune considerazioni
1. Cannabis e sviluppo neuropsicologico:
Gli effetti della cannabis hanno sicuramente conseguenze sullo sviluppo di un sistema nervoso centrale in formazione (fino a 25 anni). Grossolanamente possiamo dire che nel cervello esistono due aree principali deputate ai comportamenti finalizzati, l’area del drive (impulso ad agire/bisogno) e l’area del controller cioè della funzione che permette di decidere se, dove, quando e come realizzare la pulsione/bisogno. Nello sviluppo del cervello le prime aree a svilupparsi (sotto l’influsso degli ormoni) sono quelle sottocorticali (drive) che mediano emotività ed impulsi mentre le funzioni corticali più legate alla razionalità, alla cognizione, alle funzioni sociali e al linguaggio maturano più tardi. La cannabis (ma la riflessione dev’essere posta a tutte le sostanze psicoattive comprese alcol e nicotina !!) agisce sui centri della gratificazione che, guarda caso, sono nelle aree (sottocorticali) degli impulsi (drive). Evidentemente il consumo di sostanze che agiscono sul cervello (quindi anche la cannabis come l’alcol e la nicotina…) vanno ad influenzare lo sviluppo di queste aree e conseguentemente emotività ed impulsività. Fra gli altri uno studio pubblicato nel 2012 su Proc Natl Acad Sci U S A., mette in evidenza come l’uso prolungato ed intensivo di cannabis provoca un declino delle funzioni neuro cognitive misurate su una popolazione indagata a 13 anni (prima dell’inizio dell’uso di cannabis) e ricontrollata a 38 anni.
2. Cannabis e disturbi mentali.
Negli ultimi anni c’è un grandissimo dibattito se la cannabis provochi o meno gravi disturbi mentali (psicosi). Il limite di tutti gli studi (sia favorevoli che contrari) è dato dall’impossibilità di stabilire alcuni elementi cruciali come la concentrazione di principio attivo, la durata e frequenza del consumo: è evidente infatti che non possiamo mettere sullo stesso piatto un consumatore di 2 “spinelli” alla settimana di un prodotto che contiene il 5-6% di principio attivo con un consumatore “pesante” di 3 spinelli al giorno di un prodotto contenente il 15 % di principio attivo. Facciamo un parallelismo: c’è una differenza abissale negli effetti (acuti e cronici) fra bere 1 bicchiere di vino (11% di alcol) al giorno e bere mezza bottiglia di whisky (42% di alcol) al giorno.
3. Cannabis e cancro al polmone
Il rischio d’insorgenza del cancro al polmone è legato a molte sostanze prodotte dalla combustione della pianta non al principio attivo; esattamente come per le sigarette dove il rischio carcinogenico non è dovuto alla nicotina.
4. Cannabis e depressione
Studi recenti pubblicati sul “Journal of Neuroscience” nel 2007, mette in evidenza come alcuni recettori su cui agisce la cannabis abbiano effetti antidepressivi attraverso la modulazione del sistema della serotonina (sistema di neurotrasmettitori molto complesso che influenza moltissime funzioni cerebrali).
5. Cannabis e declino delle funzioni cognitive nella popolazione adulta
Un grosso studio americano pubblicato nel 1999 sull’”American Journal of epidemiology” compiuto su una popolazione di 1318 partecipanti ha dimostrato che il declino delle funzioni cognitive, in un periodo di 12 anni su una popolazione di età inferiore ai 65 anni differenziato fra “grossi fumatori”, “leggeri fumatori” e “non fumatori” è influenzato dall’età, dal livello educativo ma indifferente al fumo di cannabis.

La cannabis come medicinale
Molti articoli segnalano diverse potenzialità terapeutiche della cannabis, proviamo a riassumerle utilizzando una pubblicazione della società di medicina generale americana (American College of Physician):
1. nausea e vomito indotti da chemioterapia antitumorale: efficacia ben documentata
2. waisting syndrome dell’infezione da HIV (stadio terminale cachettico dell’AIDS)
In questa situazione vi sono ampi studi dell’efficacia di preparati orali contenenti cannabis o dell’effetto del fumo della cannabis nello stimolare l’appetito ed aumentare il peso dei malati.
3. Glaucoma
Sebbene la cannabis (preparati orali o fumo) abbia un effetto evidente di riduzione della pressione intraoculare, gli effetti sono di breve durata e sono necessarie alte dosi. A questo punto intervengono controindicazioni legate all’effetto sul sistema cardiovascolare oltre che all’effetto psicoattivo (si tratta essenzialmente di pazienti anziani)
4. sclerosi multipla, lesioni neurologiche della colonna vertebrale ed altri traumi
diversi studi evidenziano l’efficacia della cannabis nel ridurre spasticità, tremori e dolore
5. neuropatie associate all’infezione da HIV
Netta riduzione della sintomatologia associata a questo tipo di patologia
6. epilessia e convulsioni
Pochi dati rilevanti e contradditori.
7. Analgesia
Dimostrata l’efficacia come analgesico nel dolore neoplastico ma con una “finestra terapeutica ristretta”: il fumo di cannabis in una concentrazione del 4% ha un evidente effetto analgesico nell’arco di 45 minuti, una concentrazione dell’ 8% da invece un aumento della sintomatologia dolorosa.

Conclusioni
La cannabis non è né diavolo né acqua santa.
Come molte sostanze, comportamenti o attività (droghe, cibo, farmaci, inquinamento, alpinismo, motociclismo, situazione socio economica, relazioni umane etc…) la cannabis è un agente che ha degli effetti sul nostro organismo, in parte piacevoli e gratificanti ed in parte potenzialmente pericolosi per la salute.
Evitare estremizzazioni ideologiche e avere una consapevolezza dei propri comportamenti, rimangono gli elementi imprescindibili con cui lavorare con un atteggiamento di “rischio consapevole e controllato”.

Dott. Marco Riglietta – Direttore Dipartimento delle Dipendenze www.asl.bergamo.it/dipartimentodipendenze 
 

Fonte: ASL Bergamo
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