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Pubblicato: 19/02/2014 12:06:00
6 ASL Lombarde autrici del progetto scientifico
“Analisi dei percorsi diagnostico terapeutici in oncologia – i tumori della mammella”
Brillante risultato

Brillante risultato, quello raggiunto nel delicato ambito della diagnosi clinica oncologica. Un ambizioso progetto condotto da sei ASL lombarde, a cui afferisce circa la metà della popolazione regionale, si è trasformato in una risorsa di elevata validità scientifica per lo scenario sanitario.
Uno scrupoloso lavoro dell’equipe medica composta, fra gli altri, da noti ricercatori, epidemiologi ed oncologi dell’ASL di Bergamo, Milano 1, Milano 2, Provincia di Milano, Monza e Brianza e Cremona, ha dato vita ad un sinergico progetto di studio a più mani che si è posto l’obiettivo di analizzare le modalità con cui viene trattato il tumore alla mammella in Lombardia. I risultati del lavoro, presentati lo scorso giovedì presso la Sala Marco Biagi - Palazzo Lombardia, sono stati raccolti nel volume “Analisi dei percorsi diagnostico terapeutici in oncologia – i tumori della mammella” presentato e pubblicato da Regione Lombardia (edizioni Inferenze).
Lo studio, primo in Italia, rappresenta una valutazione dettagliata e strutturata attraverso una panoramica tra indicatori di processo ed esito, in grado di rappresentare fedelmente il percorso reale di approccio alla patologia. La ricerca pone l’attenzione su diversi aspetti: dal percorso teoricamente individuato alle migliori linee guida scientifiche, internazionali e nazionali che definiscono le strategie di diagnosi; dal trattamento al follow-up dei tumori della mammella. Quindi, lo studio condotto è andato oltre alla mera misura delle performance del Servizio sanitario regionale, mirando alla riduzione della variabilità nel tipo di cure prestate alle donne con tumore della mammella, attraverso la messa a punto, a partire dai risultati di questo lavoro e con il coinvolgimento attivo dei Dipartimenti Oncologici delle ASL e di valutazioni ad hoc.
Ne è emersa una risposta positiva, che sottende ad un quadro epidemiologico provinciale e regionale di uniformità di trattamento, in campo oncologico. La certezza che non esiste un eccesso di eterogeneità degli indicatori, garantisce che il paziente riceva lo stesso trattamento in qualsiasi punto o ospedale del servizio sanitario in cui accede.
Questo aspetto, per nulla trascurabile, aumenta il successo dei trattamenti, riduce gli eventi avversi ed abbassa i costi assistenziali. In sanità, infatti, allontanarsi dal trattamento atteso se da un lato può portare a sotto-trattare un paziente, dall’altro può indurre a prescrivere più esami e indagini inutili. Le conseguenze? Scatenare possibili fonti di ansia nel paziente ed alla sua famiglia, probabili incrementi dei costi del sistema sanitario senza migliorare, però, né il controllo della malattia né il suo regresso.
Per onestà scientifica, è necessario precisare che alcune marginali disomogeneità emergono quando si considera la modalità con cui vengono seguite (follow-up) le donne malate: una consistente quota delle strutture, infatti, ricorre a costosi esami di controllo (TC/RMN, scintigrafie ossee, ricerca di marcatori oncologici, etc.), anche quando le linee guida non lo prevedono. Questa variabilità può essere spiegata sulla base della differente tipologia delle pazienti che vi accedono, ma può essere anche interpretata come l’evidenza di diversi approcci tra reparti e tra professionisti dell’ospedale.
Ancora una volta, la filosofia d’avanguardia di ASL Bergamo che si fortemente impegnata scendendo in campo per partecipare attivamente ad un progetto sperimentale, si riflette negli apprezzabili risultati raggiunti, spendibili e fruibili all’interno del sistema sanitario locale.
Questo lavoro di rete è solo il primo passo di un progetto più ampio che vuole fungere da modello, a cui ispirarsi per l’analisi anche di altre patologie croniche (tumorali e non) a elevata frequenza nella popolazione.

Lo studio
L’indagine è stata possibile solo grazie alla presenza, in queste ASL, di un Registro Tumori accreditato a livello nazionale quale autorevole fonte d’informazioni per i clinici e per i decisori pubblici. L’impegno al sinergico lavoro di rete è stato rappresentato, per l’ASL di Bergamo dai medici epidemiologi Alberto Zucchi e Giuseppe Sampietro mentre, per la parte di oncologia clinica e chirurgica è stata garantita dal Dipartimento Oncologico Provinciale (DIPO), con il coordinamento di Roberto Labianca.
Il target della ricerca ha coinvolto circa 13.000 pazienti con tumore della mammella, casi insorti tra il 2007 e il 2009, nella popolazione assistita dalle sei ASL partecipanti. Ben 2.300 sono donne assistite da ASL Bergamo, questi casi sono stati quindi seguiti (follow-up) per almeno due anni dopo la diagnosi e su questa ampia fascia di popolazione, in studio, sono stati calcolati oltre 30 indicatori, misurati con vari approcci e con l’utilizzo di metodologie innovative.
Il quadro che ne è derivato ha permesso di delineare una fotografia precisa degli approcci alla patologia oncologica nel Servizio Sanitario: nelle strutture in cui sono curati elevati volumi di casi di tumore della mammella (almeno 150 casi/anno), si rileva un ulteriore incremento dell’appropriatezza dei percorsi e dei trattamenti.

Dott.ssa Sabrina Damasconi - Ufficio Stampa ASL Bergamo e Direttore Responsabile ASL IN..FORMA http://aslinforma.youspace.it/index.asp#
 

Fonte: ASL Bergamo
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