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ASL Bergamo ti tiene d’occhio
Il progetto volto alla salvaguardia delle abitudini alimentari e dell’attività fisica dei bambini tra i 6-10 anni
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La letteratura medica insegna che sovrappeso ed obesità sono fattori di rischio per l’insorgenza di patologie cronico-degenerative. Queste, oggi, rappresentano tra le altre le principali sfide per la sanità pubblica.
L’obesità e il sovrappeso, in età infantile, hanno delle implicazioni dirette sulla salute dei bambini che, tratteggiando fattori di rischio, potrebbero comportare lo sviluppo di gravi patologie in età adulta.
Per meglio comprendere la dimensione del fenomeno e i comportamenti associati nei bambini italiani, a partire dal 2007, il Ministero della Salute ha promosso e finanziato lo sviluppo nel tempo di “Okkio alla SALUTE”: progetto volto alla salvaguardia delle abitudini alimentari e dell’attività fisica dei bambini tra i 6-10 anni.
Attraverso i dati raccolti dai questionari sulle abitudini alimentari, le attività scolastiche favorenti la sana nutrizione, l’attività fisica ed informazioni su peso e altezza dei bambini delle classi terze delle scuole primarie, il progetto si candida a strumento per orientare la realizzazione d’iniziative utili ed efficaci per migliorare le condizioni di vita e salute dei bimbi.
Dal 2008 al 2012 sono state effettuate tre raccolte dati a livello nazionale, ognuna delle quali ha coinvolto oltre 40.000 bambini e genitori, per un totale di oltre 2000 scuole.
Asl Bergamo, nel 2012, ha avviato una rilevazione che ha coinvolto 30 classi terze delle scuole primarie: complessivamente circa 543 bambini con le rispettive famiglie.
L’indagine ha evidenziato, nei bambini bergamaschi, un indice di frequenza al sovrappeso del 17,7% contro il 22,2% a livello nazionale, mentre il 5,4% a rischio obesità rispetto al dato nazionale del 10,6%. Anche se i valori registrati da Asl Bergamo, in linea con quelli regionali, appaiono inferiori alla media nazionale, il confronto con i dati di riferimento internazionali mostra una prevalenza di circa il 18% dei bambini in sovrappeso, rispetto al parametro di riferimento dell’11%.
La rilevazione disegna un quadro scoraggiante: il 7% dei bambini salta la prima colazione, il 36,3% fa una colazione non adeguata (sbilanciata in termini di carboidrati e proteine), il 55,7% fa una merenda di metà mattina abbondante mentre il 7,4% dei genitori dichiara che i propri figli consumano quotidianamente frutta e verdura anche se il 45,9% preferisce abitualmente bevande zuccherate e/o gassate.
Quindi bambini più magri, ma con abitudini alimentari scorrette.
E l’attività fisica? Solo il 14% dei bambini pratica un livello di attività fisica raccomandato per l’età, mentre il 3,8% dei bambini è fisicamente inattivo rispetto il 16% del risultato regionale ed il 17/% nazionale, ciò fa presupporre la predilezione verso la diffusa sostitutiva occupazione con videogiochi o tv.
Infine, molti genitori di bambini sovrappeso/obesi sembrano sottovalutare la quantità di cibo assunta dai propri figli, ma sottostimare l’accrescimento di peso non contribuisce alla costruzione di abitudini alimentari corrette. A tal fine è determinante il coinvolgimento dell’ambiente famigliare nella promozione di stili di vita sani che facilitano il raggiungimento di un duplice obiettivo: favorire l’acquisizione di conoscenze su aspetti pro-salute dei figli ed agevolarne il riconoscimento del reale peso corporeo.
Per maggiori informazioni consultare il sito web Asl Bergamo www.asl.bergamo.it  - Okkio alla Salute che contiene il report dati con dettagli dell’indagine.

 

Dott.ssa Sabrina Damasconi - Ufficio Stampa ASL Bergamo e Direttore Responsabile ASL IN..FORMA http://aslinforma.youspace.it/index.asp#

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Dott.ssa Lucia Antonioli - Responsabile Servizio Igiene Alimenti e Nutrizione Dipartimento di Prevenzione ASL Bergamo


 

6 ASL Lombarde autrici del progetto scientifico
Brillante risultato
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Brillante risultato, quello raggiunto nel delicato ambito della diagnosi clinica oncologica. Un ambizioso progetto condotto da sei ASL lombarde, a cui afferisce circa la metà della popolazione regionale, si è trasformato in una risorsa di elevata validità scientifica per lo scenario sanitario.
Uno scrupoloso lavoro dell’equipe medica composta, fra gli altri, da noti ricercatori, epidemiologi ed oncologi dell’ASL di Bergamo, Milano 1, Milano 2, Provincia di Milano, Monza e Brianza e Cremona, ha dato vita ad un sinergico progetto di studio a più mani che si è posto l’obiettivo di analizzare le modalità con cui viene trattato il tumore alla mammella in Lombardia. I risultati del lavoro, presentati lo scorso giovedì presso la Sala Marco Biagi - Palazzo Lombardia, sono stati raccolti nel volume “Analisi dei percorsi diagnostico terapeutici in oncologia – i tumori della mammella” presentato e pubblicato da Regione Lombardia (edizioni Inferenze).
Lo studio, primo in Italia, rappresenta una valutazione dettagliata e strutturata attraverso una panoramica tra indicatori di processo ed esito, in grado di rappresentare fedelmente il percorso reale di approccio alla patologia. La ricerca pone l’attenzione su diversi aspetti: dal percorso teoricamente individuato alle migliori linee guida scientifiche, internazionali e nazionali che definiscono le strategie di diagnosi; dal trattamento al follow-up dei tumori della mammella. Quindi, lo studio condotto è andato oltre alla mera misura delle performance del Servizio sanitario regionale, mirando alla riduzione della variabilità nel tipo di cure prestate alle donne con tumore della mammella, attraverso la messa a punto, a partire dai risultati di questo lavoro e con il coinvolgimento attivo dei Dipartimenti Oncologici delle ASL e di valutazioni ad hoc.
Ne è emersa una risposta positiva, che sottende ad un quadro epidemiologico provinciale e regionale di uniformità di trattamento, in campo oncologico. La certezza che non esiste un eccesso di eterogeneità degli indicatori, garantisce che il paziente riceva lo stesso trattamento in qualsiasi punto o ospedale del servizio sanitario in cui accede.
Questo aspetto, per nulla trascurabile, aumenta il successo dei trattamenti, riduce gli eventi avversi ed abbassa i costi assistenziali. In sanità, infatti, allontanarsi dal trattamento atteso se da un lato può portare a sotto-trattare un paziente, dall’altro può indurre a prescrivere più esami e indagini inutili. Le conseguenze? Scatenare possibili fonti di ansia nel paziente ed alla sua famiglia, probabili incrementi dei costi del sistema sanitario senza migliorare, però, né il controllo della malattia né il suo regresso.
Per onestà scientifica, è necessario precisare che alcune marginali disomogeneità emergono quando si considera la modalità con cui vengono seguite (follow-up) le donne malate: una consistente quota delle strutture, infatti, ricorre a costosi esami di controllo (TC/RMN, scintigrafie ossee, ricerca di marcatori oncologici, etc.), anche quando le linee guida non lo prevedono. Questa variabilità può essere spiegata sulla base della differente tipologia delle pazienti che vi accedono, ma può essere anche interpretata come l’evidenza di diversi approcci tra reparti e tra professionisti dell’ospedale.
Ancora una volta, la filosofia d’avanguardia di ASL Bergamo che si fortemente impegnata scendendo in campo per partecipare attivamente ad un progetto sperimentale, si riflette negli apprezzabili risultati raggiunti, spendibili e fruibili all’interno del sistema sanitario locale.
Questo lavoro di rete è solo il primo passo di un progetto più ampio che vuole fungere da modello, a cui ispirarsi per l’analisi anche di altre patologie croniche (tumorali e non) a elevata frequenza nella popolazione.

Lo studio
L’indagine è stata possibile solo grazie alla presenza, in queste ASL, di un Registro Tumori accreditato a livello nazionale quale autorevole fonte d’informazioni per i clinici e per i decisori pubblici. L’impegno al sinergico lavoro di rete è stato rappresentato, per l’ASL di Bergamo dai medici epidemiologi Alberto Zucchi e Giuseppe Sampietro mentre, per la parte di oncologia clinica e chirurgica è stata garantita dal Dipartimento Oncologico Provinciale (DIPO), con il coordinamento di Roberto Labianca.
Il target della ricerca ha coinvolto circa 13.000 pazienti con tumore della mammella, casi insorti tra il 2007 e il 2009, nella popolazione assistita dalle sei ASL partecipanti. Ben 2.300 sono donne assistite da ASL Bergamo, questi casi sono stati quindi seguiti (follow-up) per almeno due anni dopo la diagnosi e su questa ampia fascia di popolazione, in studio, sono stati calcolati oltre 30 indicatori, misurati con vari approcci e con l’utilizzo di metodologie innovative.
Il quadro che ne è derivato ha permesso di delineare una fotografia precisa degli approcci alla patologia oncologica nel Servizio Sanitario: nelle strutture in cui sono curati elevati volumi di casi di tumore della mammella (almeno 150 casi/anno), si rileva un ulteriore incremento dell’appropriatezza dei percorsi e dei trattamenti.

Dott.ssa Sabrina Damasconi - Ufficio Stampa ASL Bergamo e Direttore Responsabile ASL IN..FORMA http://aslinforma.youspace.it/index.asp#
 

Nei distretti Asl Bergamo
A Novembre boom di richieste
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La letteratura medica informa che l'influenza è una malattia respiratoria acuta ad esordio brusco ed improvviso, associata all’infezione da virus influenzali e di solito accompagnata da almeno un sintomo dei seguenti: mal di testa, febbre, tosse, mialgia, gola infiammata. Lo spettro delle condizioni patologiche è piuttosto ampio variando da sintomi lievi fino alle gravi complicazioni che possono sopraggiungere dopo la malattia stagionale che, nell'emisfero occidentale si verifica durante il periodo invernale. Dallo scorso lunedì 4 novembre è iniziata la campagna per la vaccinazione antinfluenzale. Asl Bergamo, con la preziosa collaborazione dei Medici di Famiglia, conta di raggiungere tutti i cittadini interessati del territorio per la consueta vaccinazione di stagione. L’Organizzazione Mondiale della Sanità indica, quale obiettivo primario della vaccinazione antinfluenzale, la prevenzione delle forme gravi e complicate d’influenza e la riduzione della mortalità prematura in gruppi ad aumentato rischio di malattia grave. Quindi, la vaccinazione antinfluenzale rappresenta un mezzo efficace e sicuro per prevenire questo malessere generalizzato e le sue complicanze. Anche se il picco dell’influenza è atteso per il mese di Febbraio, per garantire una buona risposta ai sintomi influenzali è necessario premunirsi per tempo. Per questi motivi gli assistiti di età uguale o superiore a 65 anni e coloro che sono inseriti nei programmi Assistenza Domiciliare Integrata e Assistenza Domiciliare Programmata, potranno rivolgersi al proprio Medico di Famiglia, negli orari dallo stesso indicati, per la somministrazione gratuita del vaccino. Mentre i Distretti Socio Sanitari Asl accoglieranno e somministreranno gratuitamente il vaccino, nelle sedi ed orari indicati, ai bambini ed agli adulti di età inferiore a 65 anni, appartenenti alle categorie a rischio. Si stima una buona corrispondenza fra la composizione del vaccino e i virus influenzali circolanti, che in adulti sani varia dal 70 al 90% mentre nei bambini e ragazzi fino a 16 anni è stimata un’efficacia pari al 60-70%. Negli anziani e nei soggetti con condizioni di rischio, che vivono in comunità, l’efficacia sul campo stimata della vaccinazione varia dal 23 al 75%. Il vaccino antinfluenzale è indicato per tutti i cittadini che desiderano evitare la malattia influenzale e che non abbiano specifiche controindicazioni. Esistono particolari precauzioni e controindicazioni per i lattanti al di sotto dei sei mesi, per mancanza di studi clinici controllati che dimostrino l’innocuità del vaccino in tali fasce d’età, per coloro i quali abbiano manifestato reazioni di tipo anafilattico ad una precedente somministrazione di vaccino o ad uno dei suoi componenti o coloro che soffrono di una malattia acuta di media o grave entità. Anche l’anamnesi positiva per sindrome di Guillain-Barrè costituisce motivo di precauzione riguardo alla somministrazione di vaccino antinfluenzale.

Si ricorda, inoltre, che la vaccinazione antinfluenzale è offerta gratuitamente alle seguenti categorie a rischio:
1. Soggetti di età pari o superiore a 65 anni (nati nell’anno 1948 e precedenti);
2. Bambini di età superiore ai 6 mesi ed adulti, affetti da patologie croniche, quali:
a) malattie croniche a carico dell'apparato respiratorio (inclusa l'asma di grado severo, la displasia broncopolmonare, la fibrosi cistica, la BPCO);
b) malattie dell'apparato cardio-circolatorio (comprese cardiopatie congenite e acquisite);
c) diabete mellito e altre malattie metaboliche (inclusi obesi con BMI >30 e gravi patologie concomitanti);
d) tumori;
e) epatopatie croniche; malattie renali con insufficienza renale cronica;
f) malattie infiammatorie croniche e sindromi da malassorbimento intestinali;
g) malattie degli organi emopoietici ed emoglobinopatie;
h) malattie congenite o acquisite che comportino carente produzione di anticorpi, immunosoppressione indotta da farmaci o da HIV;
i) patologie per le quali sono programmati importanti interventi chirurgici;
j) malattie neuromuscolari associate ad aumentato rischio di aspirazione delle secrezioni respiratorie.
3. Bambini e adolescenti in trattamento a lungo termine con acido acetilsalicilico, a rischio di Sindrome di Reye in caso d’infezione influenzale;
4. Donne che saranno nel secondo e terzo trimestre di gravidanza durante la stagione epidemica;
5. Persone residenti presso strutture sanitarie e socio-sanitarie per anziani o disabili;
6. Medici e personale sanitario di assistenza, personale di assistenza case di riposo ed anziani a domicilio;
7. Persone conviventi con soggetti ad alto rischio che non possono essere vaccinati;
8. Personale che, per motivi di lavoro, è a contatto con animali (suini e volatili) che potrebbero costituire fonte d’infezione da virus influenzali non umani;
9. Forze di polizia e vigili del fuoco.


L'attività di prevenzione è in corso, per ulteriori informazioni consultare il sito www.asl.bergamo.it sezione VACCINAZIONE ANTINFLUENZALE CAMPAGNA 2013-2014.

 

Dott.ssa Sabrina Damasconi

Il 30.11.2013 ricorrerà la Giornata Mondiale della Malattia di Parkinson
Appropriatezza ed efficacia degli interventi clinici e socio-assistenziali nel Network provinciale per la Malattia di Parkinson: indicatori e “case manager"
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La malattia di Parkinson colpisce in Italia circa 230.000 persone. Di questi il 60% è rappresentato da maschi ed il 40% da femmine; si stima inoltre che circa il 5% dei pazienti parkinsoniani sia di età inferiore ai 50 anni, mentre il 70% circa ha un’età superiore ai 65 anni. Si prevede che, entro il 2030, il numero dei pazienti parkinsoniani sarà di fatto raddoppiato, a causa del crescente invecchiamento della popolazione generale.
In provincia di Bergamo, gli studi condotti dal Servizio Epidemiologico dell’ASL di Bergamo hanno permesso l’individuazione di circa 3200 soggetti prevalenti. Ciò equivale ad una prevalenza pari a 280 casi per 100.000 residenti. La distribuzione dei tassi specifici per età e genere mostra il reale, pesante impatto della MP nelle classi di età più avanzate. La distribuzione geografica di questi pazienti evidenzia aree a rischio aumentato di morbosità nell'area montana (Valle Brembana, Alta Val Seriana, Alto Sebino) e, in parte, metropolitana. Esistono singoli comuni a prevalenza particolarmente elevata, meritevoli di approfondimento tramite studi specifici.
La gestione della malattia di Parkinson rappresenta una complessa sfida per il SSN, considerando l’ipotetica durata della stessa, per cui la mortalità dei pazienti parkinsoniani è già ora confrontabile con la popolazione di pari età.
Durante la sua storia di malattia il paziente parkinsoniano sempre più incontra e necessita di figure mediche (neurologo, medico di medicina generale, fisiatra, neuroradiologo, neurofisiologo, psichiatra, neurochirurgo, ortopedico, urologo, nutrizionista) e di figure professionali socio-sanitarie (fisioterapista, logopedista, psicologo, assistente sociale, infermiere), che operano spesso in modo non coordinato tra loro.
La mancanza di “regia” tra le varie figure professionali che si alternano nella vicenda patologica del malato di Parkinson, spesso determina prestazioni non necessarie, non tempestive o duplicazioni delle stesse. Il tutto viene a tradursi sovente in uno spreco di risorse economiche e gestionali, che affliggono l’efficacia degli interventi stessi.
L’assenza a livello nazionale di un governo clinico della malattia della malattia di Parkinson e di documenti programmatori, resta pertanto una problematica ancora aperta.
Nel 2012, il Tavolo Tecnico per la malattia di Parkinson, istituito e presieduto dall’Asl di Bergamo, ha elaborato un PDTAR (Protocollo Diagnostico Terapeutico Assistenziale e Riabilitativo), condiviso tra le varie Aziende Ospedaliere e gli Enti Privati Accreditati della provincia di Bergamo.
Nella attuale seconda fase, l’obiettivo che si è posto il Tavolo Tecnico per la malattia di Parkinson è la definizione di un panel di indicatori di appropriatezza, in grado di verificare e misurare l’efficacia degli interventi espletati presso le Aziende ospedaliere e gli enti erogatori privati, in risposta al soddisfacimento dei bisogni degli assistiti.
L’obiettivo finale di questo lavoro vuole tradursi, dunque, nel miglioramento della qualità dei servizi erogati, nell’ottimizzazione delle risorse e nella loro sostenibilità per tutto la durata di tale patologia.
In questa logica sistemica di gestione integrata della malattia di Parkinson, oltre al neurologo esperto in disordini del movimento, potrebbe quindi rendersi opportuno l’inserimento della figura del cosiddetto “case manager”, come elemento di raccordo e di coordinamento tra i neurologi specializzati nei disordini del movimento ed i diversi professionisti socio-sanitari.
Lo scopo di tale figura professionale potrebbe in effetti consentire il miglioramento della qualità di assistenza complessiva da fornire ai malati nell’ambito di una patologia cronica ed invalidante quale la Malattia di Parkinson.
Riteniamo che l’ASL di Bergamo possa costituire l’elemento di raccordo e di coordinamento, nell’ambito di questa innovativa sperimentazione gestionale.
In sintesi, la patologia parkinsoniana, in quanto patologia di rilevanza sempre più cogente, come “burden of disease” e come “costi” anche economici, ma soprattutto per impatto sociale e familiare, necessita di una forte ed unitaria programmazione sanitaria e socio-sanitaria. Con l’attuale quadro demografico, la MP è destinata ad aumentare, come impatto epidemiologico, in modo decisamente importante in pochi anni anche in provincia di Bergamo.

Dr. Alberto Zucchi - Medico   Responsabile Servizio Epidemiologia Aziendale Dipartimento PAC ASL Bergamo

e Dr . Bruno Ferraro - Medico neurologo Coordinatore del Tavolo interaziendale ASL sulla malattia di Parkinson


 

Due nuove normative in materia di sport
dopo l'entrata in vigore del Decreto Balduzzi e Decreto del Fare
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Quest’estate, nel giro di pochi giorni, sono entrate in vigore due normative in materia di sport che hanno creato qualche problema interpretativo, ma soprattutto che hanno costretto società sportive, genitori e semplici praticanti a qualche difficoltà di troppo.
Ma vediamo di fare chiarezza dove ci deve essere, e cioè nello sport e nell’attività motoria e sportiva tanto care a tutti noi, sia per l’aspetto ludico, che per l’aspetto salutistico derivante dalla pratica assidua e continua.
Per prima cosa, bisogna dire che l’attività sportiva agonistica non viene modificata, e quindi è ancora in vigore il D.M. 18 febbraio 1982. In secondo luogo, bisogna dire che le due normative hanno un nome: Decreto Balduzzi e Decreto del Fare.
Il primo è per certi versi innovativo, perché riporta qualche definizione per inquadrare meglio la materia, e qualche preciso obbligo di accertamenti sanitari al fine del rilascio della certificazione di idoneità. L’attività sportiva viene suddivisa in: amatoriale, ad elevato impegno cardiovascolare e non agonistica. A sua volta, l’amatoriale viene definita ludico-motoria, con specifiche caratteristiche, e viene suddivisa in tre classi, a seconda di età, sesso, e problemi fisici particolari; a ognuna di queste classi corrispondono esami clinici diversi, e la certificazione va rilasciata sull’apposito modulo allegato al decreto.
Ad esempio, per la classe B, classe in cui rientrano soggetti maschi di età superiore a 55 anni e soggetti femmine di età superiore a 65, e comunque sportivi con anamnesi nota per ipertensione, ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia, obesità addominale, familiarità per patologie cardiovascolari, è fatto obbligo di eseguire elettrocardiogramma a riposo ed eventuali altri esami secondo giudizio clinico. La Classe C contempla soggetti con patologie croniche conclamate diagnosticate. Poiché anche a loro l’attività fisica può solo far bene, è giusto che lo possano fare in sicurezza. Per loro gli esami e le consulenze specifiche sono da eseguire secondo giudizio clinico. La Classe A è rappresentata da maschi al di sotto dei 55 anni e da femmine al di sotto dei 65 senza evidenti patologie e fattori di rischio; è quindi riferita a quella che usualmente viene denominata popolazione adulta e sana.
Per quanto all’attività non agonistica, il Decreto Balduzzi ne ridefinisce i contorni, abrogando anche il precedente decreto del 1983. E’ l’attività praticata da tesserati non considerati agonisti, come definiti dal D.M. 18.02.82. In questa categoria rientrano anche la attività fisico-sportive organizzate dagli organi scolastici nell’ambito delle attività parascolastiche e i giochi sportivi studenteschi nelle fasi precedenti a quella nazionale.
Le attività di particolare ed elevato impegno cardiovascolare sono le manifestazioni podistiche superiori ai 20 km, granfondo di ciclismo, di nuoto, di sci da fondo o altre tipologie analoghe richiedono accertamenti clinici, quali ecg basale, uno step test o un test ergometrico, e altri accertamenti ritenuti necessari dal medico certificatore.
Il secondo decreto, detto Decreto del Fare, è un decreto molto più corposo, ma ha solo un articolo che riguarda lo sport. Con questo unico articolo viene soppresso l’obbligo delle certificazioni per l’attività ludico-motoria e amatoriale, e quindi non è più obbligatorio neanche l’ecg; nello stesso articolo si conferma l’obbligo di certificazione per l’attività non agonistica, lasciando discrezionalità ai medici certificatori per la prescrizione di ulteriori accertamenti. Ciò ha suscitato i dubbi e le perplessità note a tutti, che però sono stati risolti con la comunicazione congiunta OM-ASL.
Restano comunque in vigore le indicazioni previste dal Decreto Balduzzi in merito all’obbligo di dotazione dei defibrillatori. Ma di questo parleremo prossimamente.

dott. Federico Merisi Medico - Servizio Medicina dello Sport e Lotta al Doping - Dipartimento di Prevenzione ASL Bergamo

Convegno presso ASL di Bergamo sabato 8 giugno
La campagna di sensibilizzazione al pap test di prevenzione nella Provincia bergamasca
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La Direzione dell’ASL di Bergamo ha avviato nel settembre 2011 la campagna di sensibilizzazione al pap test di prevenzione nella Provincia bergamasca, con l’obiettivo di intercettare la popolazione d’età 25-64 anni che non ha effettuato alcun pap test negli ultimi 5 anni a carico del SSR.

Per la realizzazione del progetto di sanità pubblica è stata fondamentale la costruzione di una rete collaborativa tra professionisti della salute: ASL, Strutture Sanitarie, Medicina di Assistenza Primaria e Specialisti (Ginecologi e Patologi).
Sul territorio sono stati amplificati i messaggi di prevenzione da parte di tutti gli attori di sistema, dalle Autorità locali (Amministrazioni) e dalle associazioni di volontariato.

Testimonianze dell’importanza dell’attività sono state portate al Convegno “Dall'infezione HPV alla gestione del pap test anomalo e delle patologie HPV correlate” tenutosi sabato 8 giugno 2013 presso la Sala Lombardia dell’ASL, organizzato e promosso dall’ASL in collaborazione con le Strutture Sanitarie, i Medici di Assistenza Primaria e di cui è prevista una seconda edizione sabato 9 novembre 2013.
L’evento ha avuto il patrocinio dell’Ordine dei Medici e Chirurghi e Odontoiatri della Provincia di Bergamo e dell’Associazione Italiana Donne Medico – Sezione di Bergamo.

L’introduzione ai lavori è stata fatta dalla Dott.ssa Fiorenza Cartellà, Coordinatore Ostetrico-Ginecologo dei consultori dell’ASL e Responsabile Scientifico dell’evento, che ha sottolineato come le strategie aziendali in materia di prevenzione abbiano consentito di vitalizzare la rete tra ASL, strutture sanitarie e territorio (Medici di Assistenza Primaria) a misura dei bisogni di salute. La campagna di sensibilizzazione dell’ASL al pap test di prevenzione, gratuito, a cadenza triennale, in analogia ai programmi di screening organizzati, è un sistema integrato di professionisti che operano a beneficio dell’utenza per la prevenzione del tumore del collo dell’utero. Il tumore del collo dell’utero rappresenta un importante problema sanitario: a livello mondiale è il secondo tumore maligno della donna, con circa 500.000 nuovi casi stimati nel 2002, l’80% dei quali nei Paesi in via di sviluppo. In Italia, i dati dei registri nazionali tumori relativi agli anni 1998-2002 mostrano che ogni anno sono stati diagnosticati 3.500 nuovi casi di tumore del collo dell’utero (pari a una stima annuale di 10 casi ogni 100.000 donne) e 1.000 sono i decessi per questa patologia.
Negli ultimi anni si è assistito a un aumento del numero di tumori, ma anche a una diminuzione della mortalità, attribuibile soprattutto a un'informazione più adeguata sulla prevenzione primaria, alla diagnosi precoce (grazie ai programmi di screening) e ai miglioramenti nel campo della terapia.

Durante i lavori sono stati illustrati dalla D.ssa Antonella Buzzi della U.O. Anatomia Patologica dell’A.O. “Bolognini” di Seriate la storia naturale della malattia ed i principi diagnostici, mettendo in evidenza scelte tecnologiche e contenuti scientifici, adottati a garanzia della qualità delle prestazioni sanitarie, rese alle assistite.

La D.ssa Carla Laffranchi, Medico di Assistenza Primaria del Distretto di Bergamo, ha illustrato la propria esperienza di pazienti con patologie HPV correlate e riportato le domande più frequenti a cui i Medici sono chiamati a rispondere in caso di infezione da HPV: definizione di rischio di sviluppare un tumore, modalità di contagio, frequenza dei controlli, probabilità di trasmissione al partner e/o ai figli, rischio per una gravidanza, paragoni tra iter terapeutici. Questi ed altri quesiti (a chi fare la vaccinazione anti papilloma virus con compartecipazione alla spesa, quando iniziare a fare il pap test) sono stati ampiamente trattati dagli Specialisti che hanno relazionato e risposto alle molte domande dei partecipanti.
Iniziando dal Dott. Alberto Agarossi, Ginecologo del Dipartimento di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale Luigi Sacco – Università degli Studi di Milano, che ha presentato un “Up Date in materia di HPV”, ai bergamaschi D.ssa Patrizia Morganti, Ginecologo dell’A.O. Treviglio- Caravaggio di Treviglio, e il Dott. Claudio Lombardi. Ginecologo del P.O. “Pesenti Fenaroli” dell’A. O. Bolognini di Seriate che hanno presentato il “Protocollo diagnostico-terapeutico del carcinoma della cervice uterina” prodotto dal Tavolo Tecnico provinciale multidisciplinare ASL e Strutture Sanitarie nel marzo 2013. Sono, infine intervenuti due specialisti dell’ A.O. “Ospedale Papa Giovanni XXIII” di Bergamo: il Dott. Andrea Locatelli, Dermatologo, e la Dott.ssa Cristina Galtelli; Otorinolaringoiatra, che hanno presentato alcune patologie HPV correlate nelle discipline di competenza.

La giornata si è conclusa con un caloroso applauso ai Relatori ed all’ASL, che ha realizzato un evento dopo l’intervento del Dott. Antonio Rossignoli, Medico di Assistenza Primaria del Distretto di Dalmine, che ha definito il Convegno non mera lezione frontale ma occasione interattiva di integrazione tra professionisti con lo scopo di fornire informazioni di utilità immediata per l’attività ordinaria dei Medici.

 

Dr.ssa Fiorenza Cartellà - Coordinatore Ostetrico Ginecologo dei Consultori ASL Bergamo

in collaborazione con Dr.ssa Tessandri Laura - Centro Screening Oncologici Dipartimento di Prevenzione Medico ASL Bergamo



 

Campagna screening
Più di 1500 persone hanno già aderito al progetto
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Quarantaquattro medici di cure primarie del Distretto di Bergamo (*) stanno collaborando nello sviluppo del progetto: ”Screening per la diagnosi precoce di malattie renali e cardiovascolari in soggetti ad alto rischio nella popolazione del Distretto di Bergamo”.
Questo progetto voluto e finanziato da Regione Lombardia vede partecipi oltre ai Medici di famiglia del Distretto di Bergamo, l'ASL della Provincia di Bergamo, l'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri e l'Azienda Ospedaliera Papa Giovanni XXIII di Bergamo.

Perché uno screening per diagnosticare precocemente queste malattie?

Innanzitutto perché i pazienti con disfunzione renale non sono solo a rischio di progressione di malattia renale e quindi di dialisi, ma sono soprattutto esposti a malattie cardiovascolari che possono spesso portare a morte ancor prima di sviluppare insufficienza renale. Per tanto il riscontro precoce di anomalie della funzione renale (attraverso un semplice test delle urine) può consentire di avviare programmi di intervento per rallentare o prevenire la malattia renale e ridurre il rischio di eventi cardiovascolari.

Chi è la persona che può, o meglio, dovrebbe sottoporsi a questo screening?

Uomini e donne di età compresa tra i 50 e 69 anni. Non sono inclusi soggetti che siano già in cura presso le Unità di Diabetologia o Nefrologia.

Come si deve fare per essere sottoposti a screening?

Se il nominativo del vostro medico è inserito nell'elenco sottostante, potete rivolgervi a lui e domandare di essere inseriti nello screening. Il medico vi chiederà una firma per la vostra autorizzazione a partecipare, compilerà la vostra scheda e vi consegnerà due provette per l'esame delle urine. Vi dirà anche dove consegnare il campione delle urine per l'analisi. L'ASL ha provveduto ad organizzare una raccolta in vari punti della città oltre che presso l'Azienda Ospedaliera Papa Giovanni XXIII. Il vostro medico vi consegnerà anche un foglietto su cui sono indicate tutte queste sedi di consegna. L'esame è completamente gratuito.
Il referto, se negativo, verrà riconsegnato al paziente direttamente dal proprio medico. Nel caso di positività lo stesso medico comunicherà all'assistito come procedere per i dovuti approfondimenti.

Più di 1500 persone hanno già aderito al progetto, ma l'obiettivo nostro è quello di far sì che tutti gli assistiti dei medici sotto elencati che rispondano ai requisiti richiesti, possano aderire all'iniziativa. Vi invitiamo, pertanto, a partecipare al progetto recandovi dal vostro medico che vi potrà anche fornire ulteriori approfondimenti in merito.

 

Dott.ssa Monica Meroli

Direttore del Distretto Sociosanitario di Bergamo ASL Bergamo


I medici aderenti (*) sono:
AHMADY SAYED
ANGIULI SAVERIO
BAMBERGA PAOLO
BARTOLINI MAURIZIO
BERETTA LUIGI
BERNASCONI MARIA GRAZIA
BEVILACQUA DANILO
BIANCHI PAOLO FRANCESCO
BONDAVALLI MARIA ROSA
BOSSI ALESSANDRO
BUZZETTI MASSIMO
CALLIGARI CLELIA
CAPRIOLI LEONARDO
CARMINATI RODOLFO
CATTANEO OSCAR
COCCHIOLA MARGHERITA
COLOMBO LUISA
CROTTI VITALIANO
DOLCI GLORIA
FORMENTI ENNIO
GALIZZI ROBERTO
GAMBA TIZIANO
GUERRASIO ALDO
LAFFRANCHI CARLA
LAURIOLA MICHELE
LORENZI MARIA TERESA
MAGGIONI PAOLO
MARCHISIO ROSANGELA
MARIANI MARIA ANTONELLA
MERELLI GIUSEPPE
MILESI ANGELA
MINETTI PAOLO MARIA
ODORIZZI MARCELLO
PANIGADA MARIO
PREVITALI MARIA RITA
ROTA LUCIA
SERGIO PAOLO
SIMONICH PAOLO
SIMONINI GIORGIO
SPANO' ROSSELLA
TERRANOVA ANTONIO
TOMASELLO ANTONINO
TONELLO LORENZO
VAVASSORI ELENA ERNESTINA

 

Sicurezza
Dall' Area Salute e Ambiente del Dipartimento di Prevenzione alcune utili informazioni
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La provincia di Bergamo, nella Regione Lombardia, risulta la seconda (dopo quella di Milano) per numero di Aziende a Rischio di Incidente Rilevante (ARIR) presenti sul territorio, con 49 Aziende situate in 30 comuni. (vedi link allegato)
La presenza di ARIR comporta, ai sensi delle norme vigenti, una serie di adempimenti a carico dei Titolari (individuazione degli scenari incidentali, previsione, valutazione e minimizzazione degli impatti sulla salute e sull’ambiente) e dei Comuni, con effetti sulla pianificazione e sul governo del territorio.
Si rammentano i seguenti: Compatibilità territoriale delle Aziende a Rischio di Incidente Rilevante; Destinazione ed utilizzo dei suoli; Vincoli, limitazioni, distanze di sicurezza.

L’inserimento di ARIR nel tessuto urbano evidenzia quindi la necessità di una trattazione specifica, e di un’attenzione tale da prevedere che la pianificazione sia particolarmente attenta e sensibile a tale tematica, in virtù dell’impatto, reale e percepito, che l’insediamento di tali aziende può avere sulla popolazione.
Ciò pur rilevando che le ARIR risultano tra gli insediamenti maggiormente controllati anche dagli organi ufficiali, in particolare da ARPA.
I comuni con presenza sul territorio di ARIR sono tenuti, fra l’altro, a predisporre ed approvare un elaborato (Elaborato Rischi Incidenti Rilevanti -ERIR) che consenta e garantisca una verifica preventiva della loro compatibilità nonchè i limiti, le modalità, i criteri e gli strumenti urbanistici per l’accettabilità territoriale ed ambientale del rischio.

L’elaborato tecnico ERIR costituisce parte integrante e sostanziale del Piano di Governo del Territorio in quanto deve individuare e disciplinare le aree da sottoporre a specifica regolamentazione.
Una volta redatto, l’ERIR deve essere recepito all’interno degli strumenti di pianificazione territoriale, in particolare nel PGT.

Con D.G.R. 11 luglio 2012 - n. IX/3753, la Regione Lombardia ha approvato le «Linee guida per la predisposizione e l'approvazione dell'Elaborato tecnico 'Rischio di incidenti rilevanti' (E.R.I.R.)».

Le linee guida, in attuazione di quanto previsto dal DLgs 334/99 (cosiddetta Legge Seveso), si pongono l’obiettivo di facilitare i comuni nella predisposizione dell’ERIR.
Al fine di illustrare ai comuni interessati i contenuti e le modalità applicative della DGR IX / 3753, Regione Lombardia ha organizzato in data 5 dicembre 2012 presso la Sede Territoriale di Bergamo (STER), uno specifico incontro cui sono state invitate anche ASL (presente il Direttore del DPM e referenti SMA) ed ARPA.
La presentazione, curata da D.G. Ambiente - Struttura Attività Produttive e Rischio Industriale, oltre che illustrare i contenuti delle Linee Guida ha fornito i dati di alcune indagini e di una ricerca IRER recentemente realizzate sul territorio regionale sul recepimento e applicazione delle stesse Linee Guida da parte dei comuni. A questa indagine si aggiunge uno studio realizzato dall’ASL (2011) in alcuni comuni con presenza di ARIR per acquisire elementi utili a valutare la conoscenza del problema, la percezione del rischio, il livello di informazione della popolazione.

Da questi studi emerge una serie di “criticità” sintetizzabili in:

 Pochi comuni in provincia di Bergamo con presenza di ARIR hanno redatto e approvato l’ERIR;
 Difficoltà nella comunicazione del rischio;
 Scarsa o errata percezione del rischio (sindaci e popolazione);
 Difficoltà di coinvolgimento (popolazione);
 Poca fiducia nelle istituzioni (popolazione);

Tali elementi di criticità possono trovare conferma anche nella scarsa adesione dei comuni interessati all’incontro del 5 dicembre presso lo STER dove erano presenti solo 3 dei 30 comuni sul cui territorio sono presenti ARIR. Da parte dell’ASL si è pertanto ritenuto opportuno proporre e realizzare iniziative di sensibilizzazione, assistenza e sollecito nei confronti dei comuni.

Nell’ambito della programmazione e pianificazione delle attività 2013(DPM – SMA) si è previsto:

1. Incontro con i Comuni interessati da ARIR, da organizzare in collaborazione con lo STER, sottolineando gli aspetti preventivi e di responsabilità (anche penale) di competenza dei Sindaci.
2. Iniziative di Comunicazione per superare le criticità sopra evidenziate (coinvolgendo i mass media locali nonché utilizzando ASL Informa)
3. Assistenza ai Comuni per la redazione dell’Elaborato R.I.R., sia nel procedimento istruttorio del PGT e relativa VAS (Valutazione Ambientale Strategica) sia come assistenza specifica ai Comuni che hanno già approvato il PGT.
4. Aggiornamento delle Linee guida ASL su PGT relativamente alla valutazione delle ARIR anche alla luce delle recenti Linee Guida Regionali.

Per quanto concerne il punto 1), su proposta dell’ASL e d’intesa con STER e ARPA, è stato realizzato specifico incontro in data 5 marzo u.s. cui hanno partecipato i Dirigenti della competente Direzione Generale della Regione ( D.G. Ambiente - Struttura Attività Produttive e Rischio Industriale), i Responsabili e Referenti STER BG, i referenti responsabili di ASL e ARPA e buona parte dei Rappresentanti/Referenti (oltre il 75%) dei Comuni interessati.
L’incontro, molto più partecipato rispetto a quello di dicembre 2012, ha consentito di sensibilizzare in modo efficace i comuni sulla problematica delle ARIR e di evidenziare, per quanto di loro competenza, l’importanza di un attento ed adeguato controllo dell’urbanizzazione e le responsabilità connesse. Su richiesta degli stessi rappresentanti dei Comuni, la Regione, l’ASL e l’ARPA hanno fornito chiarimenti e contributi, sia sugli aspetti dell’iter amministrativo, sia sugli aspetti più tecnici delle azioni e iniziative di valutazione, controllo e verifica, nonché della informazione e sensibilizzazione della popolazione. In chiusura dell’incontro, da parte dell’Asl sono state evidenziate le necessità ed azioni di seguito sintetizzate:

 Rafforzare l’attenzione e la sensibilità da parte dei Comuni sugli aspetti di prevenzione e tutela della salute e sicurezza della popolazione determinati dalla presenza di ARIR sul territorio;

 Consolidare una efficace ed efficiente organizzazione strutturale della gestione emergenze;

 La necessità di un corretto ed adeguato controllo dell’urbanizzazione (ERIR);

 L’esigenza di efficaci campagne di informazione e sensibilizzazione della popolazione;

 Implementare la cooperazione e lo scambio di informazioni tra i vari Enti
(Comuni, Provincia, ARPA, ASL, VV.FF., Prefettura);


L’ASL, da parte sua, proseguirà nella realizzazione delle azioni ed interventi previsti e programmati in materia di Aziende a Rischio di Incidente Rilevante ponendo nella dovuta attenzione e considerazione tale problematica, anche in virtù delle funzioni e competenze attribuite sia generali di Tutela della Salute, Prevenzione e Sicurezza della popolazione, sia specifiche inerenti i contributi/osservazioni/pareri nel procedimento di approvazione e recepimento dell’ERIR negli Strumenti di Pianificazione e Governo del territorio.


Dott. Pietro Imbrogno Dirigente Dipartimento Prevenzione Medica
Responsabile Area Salute e Ambiente Servizio di Medicina Ambientale ASL BERGAMO
Fabio Pezzotta Responsabile Area Tecnica - Salute e Ambiente - Servizio di Medicina Ambientale
ASL BERGAMO


 

Indicazioni per il consumo, in sicurezza, di pesce crudo
Il parassita Anisakis
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Il consumo di pesce crudo e’ una pratica che si sta diffondendo nella cucina italiana contestualmente all’introduzione di nuove culture e, quindi, di nuovi piatti e di nuovi cibi. Le modifiche delle abitudini alimentari che hanno caratterizzato la nostra società negli ultimi anni hanno orientato sempre più i consumi verso prodotti freschi e naturali. L’introduzione di specialità culinarie da altri Paesi ha portato anche ad un aumento del consumo di prodotti ittici e di pesce crudo.
Alle classiche acciughe marinate che si consumavano prevalentemente nelle aree costiere, si sono via via aggiunti carpacci di pesce crudo di specie diverse (pesce spada, salmone, tonno, ecc…) e piatti derivati da culture orientali quali sushi, gli involtini giapponesi di pesce crudo e riso, che sono sempre più apprezzati dai consumatori.

Quali sono i rischi legati al consumo di pesce crudo?
Consumare pesce crudo senza le dovute garanzie può comportare alcuni rischi legati ad intossicazioni, ad infezioni da germi patogeni e a particolari patologie causate dall’ingestione di carni parassitate.
Tra i maggiori rischi per il consumatore di pesce crudo ci sono alcuni parassiti nematodi (vermi tondi) di cui l’Anisakis spp. è il più conosciuto che, assunti dall’uomo in forma ancora infestante, possono dare origine all’anisakiasi.

Che cos’è l’anisakiasi (o anisakidosi) ?
L’anisakiasi è una malattia dell’uomo di origine alimentare causata dall’ingestione di pesce crudo o poco cotto le cui carni sono infestate da parassiti vivi, in forma larvale, della famiglia Anisakidae a cui appartengono generi differenti come Anisakis spp., Pseudoterranova spp., Contracoecum spp. ed Histerothylacium spp.
E’ una zoonosi, cioè malattia che può essere trasmessa dagli animali all’uomo, provocata da larve di parassiti presenti in alcuni prodotti della pesca consumati crudi.
Il pericolo è costituito dalla possibilità che dopo la pesca a causa di una eviscerazione tardiva o di una infestazione massiva, i parassiti possano migrare nelle carni del pesce. Possono essere visti con un osservazione accurata ad occhio nudo, essendo lunghi a seconda delle specie da 1 a 2 cm, molto sottili, tanto da ricordare i capelli di colore bianco lattescente con l’eccezione delle larve di Pseudoterranova spp. che arrivano a 3 cm e hanno un colore rosato.
Nel pesce, le larve del parassita, infestanti per l’uomo, differiscono a seconda del genere; misurano da 1 a 3 cm, di colore biancastro o brunastro e con diametro di 0,8 mm circa, si trovano spesso arrotolate a spirale nella cavità addominale, nell’intestino, sul fegato e sulle gonadi; talvolta si possono reperire anche nel muscolo.

Di lato - immagine relativa a parassiti riscontrati durante l’attività di vigilanza su prodotti della pesca.

Qual è il ciclo del parassita? (vedi immagine)

Quali sono le specie ittiche più a rischio?
Molte specie di pesci si possono infestare ingerendo le larve del parassita.
La parassitosi è stata evidenziata in tutte le specie di pesci carnivori ed anche in alcune specie di molluschi cefalopodi, tra cui i calamari.

Come si manifesta la malattia nell’uomo?
Nell’uomo la malattia insorge, spesso in forma acuta, con forti dolori allo stomaco, dopo poche ore dal pasto (1-8 ore), a seguito di ingestione di larve vitali presenti in pesci che non abbiano subito trattamenti idonei all’inattivazione del parassita.
Più rare sono le forme allergiche: ancora oggetto di studio, possono anche essere gravi, se la persona è particolarmente sensibile. Occasionalmente, si segnalano anche forme intestinali con dolori addominali che compaiono dopo alcuni giorni dall’ingestione del parassita.
Le forme croniche possono risolversi in varie sindromi infiammatorie e ulcerose del tratto intestinale oppure coinvolgere altri organi come fegato e milza.
La cura dell’ anisakiasi richiede molto spesso l’ intervento chirurgico per asportare la parte di intestino interessata dal parassita.

Quali sono gli obblighi dell’operatore del settore alimentare?
Chi produce, distribuisce o somministra pesce o prodotti a base di pesce è il primo responsabile della salubrità degli alimenti immessi sul mercato. Tali prodotti devono essere esenti da parassiti. La normativa vigente prevede i seguenti obblighi per gli operatori:
controllo visivo, effettuato su un numero rappresentativo di campioni, per assicurare l’assenza di parassiti visibili.
congelamento a – 20°C per almeno 24 ore (o a – 35°C per almeno 15 ore) per i seguenti prodotti a rischio:
- i prodotti della pesca da consumarsi crudi o poco cotti;
- i prodotti della pesca che hanno subito un trattamento di affumicatura a freddo, nel corso del quale la temperatura interna del prodotto non ha superato i 60 C° (nelle specie di aringa, salmone selvatico, sgombro, spratto);
- i prodotti della pesca marinati e/o salati, se
il trattamento è insufficiente a distruggere le larve.
Il controllo deve essere eseguito dall’operatore, in modo continuativo, al momento dell' estrazione dei visceri, del lavaggio e della preparazione di filetti o di tranci.
Trattamenti come la salagione o la marinatura devono essere eseguiti solo in condizioni controllate nel rispetto di specifici criteri e parametri.

Come evitare l’anisakiasi?
La prevenzione dell’ Anisakiasi si ottiene attraverso la cottura: una cottura a 60°C per 5 minuti è sufficiente.
In caso di consumo di pesce crudo o praticamente crudo è necessario sottoporre il prodotto al congelamento a temperature adeguate e per un tempo sufficiente.
congelamento: - 20 C° per almeno 24 ore
congelamento: - 35 C° per almeno 15 ore
La marinatura, la salagione e l’affumicatura a freddo non sono garanzia di inattivazione dell’eventuale parassita.
I casi di infezione sono in aumento e la causa e’ spesso da imputare a preparazioni culinarie a base di pesce crudo non sottoposte a congelamento preventivo.

Per evitare contaminazioni consigliamo di seguire questi semplici consigli:
1 – evitare di consumare pesce crudo in esercizi che non garantiscano la avvenuta bonifica del prodotto; se acquistiamo preparazioni con pesce crudo, tipo “sushi” o “sashimi”, chiediamo garanzia al fornitore dell’ avvenuto preventivo congelamento.
2 – evitare la preparazione e il consumo di pesci marinati, se non preventivamente congelate (chiedere garanzie al gestore della pescheria o del ristorante )
3 – per il consumo casalingo di pesce crudo o marinato eviscerarlo prontamente e conservarlo nel congelatore di casa a – 18 C° per 4 – 5 gg.
4 – prestare particolare attenzione alle specie più a rischio (vedi tabella con % d’infestazione)


Dr. Paolo Antoniolli
Direttore Dipartimento di Prevenzione Veterinario
ASL BERGAMO

Novità attiva dal 1 Ottobre 2012
Un’innovativa strategia a vantaggio della gestione dell'assistenza integrativa
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L’Asl di Bergamo ha caldeggiato una nuova proposta, colta al volo da Federfarma Bergamo, con la quale è già stato sottoscritto un accordo di concerto in data 1 settembre 2012 u.s. Infatti, in occasione del rinnovo della convenzione per l'erogazione di assistenza integrativa attraverso la rete delle Farmacie Convenzionate Private e Pubbliche della Provincia di Bergamo, è nato un nuovo piano di distribuzione della relativa offerta del servizio. Nella nuova convenzione della durata di due anni, eventualmente prorogabile per un anno, l'Asl è riuscita ad ottenere, con proficua collaborazione di Federfarma, delle condizioni contrattuali molto favorevoli, ben al di sotto del 5 % richiesto dalla normativa, rispettando altresì le regole dettate dalla spending review.
La proficua cooperazione tra ASL e Federfarma, ha permesso di estendere e di inserire una novità importante nella convenzione quadro, infatti, dal 1 Ottobre è partita la nuova modalità erogativa di alcuni prodotti per la nutrizione enterale, destinati a pazienti che non possono alimentarsi in modo naturale. I prodotti per la nutrizione enterale e i relativi deflussori e schizzettoni per la somministrazione di queste particolari diete, saranno erogati mensilmente dalle farmacie del territorio bergamasco.
Gli assistiti si recheranno al Distretto Socio Sanitario di appartenenza per la presa in carico da parte dell'Asl delle nuove prescrizioni, dopo l’autorizzazione, i cittadini interessati potranno recarsi in qualsiasi momento presso la farmacia di fiducia, sia per il ritiro dei prodotti sia per assistenza. In farmacia ci si potrà rivolgere ad un professionista della salute, disponibile per soddisfare le richieste degli utenti, in grado di fornire consulenza tecnica ed utili suggerimenti. La gestione delle prescrizione dei pazienti verrà garantita tramite un programma informatico condiviso, già in uso presso i Distretti Socio Sanitari e le Farmacie. Gli acquisti dei prodotti, resteranno in capo all'Asl mentre lo stoccaggio e relativa distribuzione saranno gestiti dal partner logistico di Federfarma, CTF Group di Lallio.
“L’Asl non può rimanere indifferente ai bisogni che emergono dal territorio. Anche in questa occasione, attraverso la collaborazione di Federfarma e la rete capillare delle 274 farmacie ben disseminate sul territorio, siamo in grado di ritagliare una risposta positiva alle esigenze dei cittadini.” ha commentato la dott.ssa Mara Azzi – Direttore Generale ASL Bergamo in occasione della Conferenza stampa in ASL del 18.09.2012 u.s.. “Come sempre nei momenti difficili e di crisi, si riescono a scoprire risposte che non si pensavano di trovare. Questo accordo quadro, sigla inoltre un esempio di importante integrazione tra diversi attori che concorrono ad erogare servizi di qualità, condividendo, collaborando ed integrando reciprocamente il loro impegno. Si stanno sviluppando diversi progetti che si fondano sull’adesione alla stessa mission: la salute dei cittadini sul territorio.” ha continuato il Direttore Generale dell’ASL Bergamo “Sono particolarmente soddisfatta del risultato ottenuto, perché questa integrazione progettuale consente di crescere insieme. L’Asl svolge un ruolo di regia, è un ente con il quale è possibile realizzare offerte positive e di crescita per lo sviluppo del territorio, con e per i cittadini. L’impegno dei nostri farmacisti e dei nostri servizi è stato rilevante, per attuare questa innovativa modalità di approccio. Bisogna sempre impegnarsi e volare sempre più in alto per raggiungere obiettivi sempre più importanti.”

Sabrina Damasconi

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ASL In...forma Periodico di informazione dell'Azienda Sanitaria Locale della Provincia di Bergamo ora ATS Bergamo Edizione 2017 - Periodico reg. Tribunale di Bergamo iscritto n°8/2012 in data 22 Febbraio 2012 Direzione e Redazione via Gallicciolli 4 - 24121 Bergamo tel. 035/385199 - e-mail: sabrina.damasconi@ats-bg.it Editore: Mara Azzi Direttore Generale ASL Bergamo - Direttore Responsabile: Sabrina Damasconi Giornalista Ufficio Stampa e Comunicazione ASL BERGAMO
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