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Aprile 2015: mese della prevenzione alcologica
ADP 2015
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Il 16 aprile 2015 è l’Alcohol Prevention Day, una giornata dedicata a promuovere la consapevolezza circa i rischi legati al consumo di alcol. L’iniziativa è promossa dall’Istituto Superiore di Sanità che per il 2015 porrà particolare attenzione sul rapporto : - alcol e disabilità - alcol e guida - alcol e lavoro - alcol e gravidanza - alcol e assunzione di farmaci - alcol e malattie acute o croniche - alcol e giovani - alcol e dipendenza da sostanze - alcol e anziani.
L’evento coincide con la giornata "National Alcohol Screening Day (NASD)" e si colloca all’interno si un mese interamente dedicato all’attenzione alle tematiche alcol-correlate.

Da circa dodici anni l’ASL di Bergamo, tramite il Dipartimento Dipendenze e su impulso dell’Istituto Superiore di Sanità, aderisce all’Alcol prevention day organizzando e /o sostenendo nel mese di aprile una serie di iniziative finalizzate a mantenere alta l’attenzione, a sensibilizzare la popolazione adulta e giovanile sui rischi correlati al consumo di alcol (sanitari, sociali, legali ecc.), in relazione in particolare sulle seguenti aree:
1. Alcol e giovani , il binge drinking
2. Alcol , droghe e guida
3. Alcol e lavoro

Diverse saranno le iniziative organizzate a livello territoriale direttamente dall’ASL o da Associazioni o Enti del Privato Sociale

I dati messi a disposizione dall’Osservatorio delle Dipendenze dell'ASL di Bergamo relativamente ai consumi di bevande alcoliche nella popolazione generale – 15 –64 anni (rielaborazioni indagine IPSAD-Italia®2011) e nella popolazione scolastica 15-19 anni (rielaborazioni dati ESPAD-Italia®2013), evidenziano un quadro che ne vede un’ampia diffusione, con consumi tendenzialmente in calo negli ultimi dieci anni, ma che rimangono caratterizzati da un’età precoce di approccio e dalla diffusione di modelli di consumo “importati” dai paesi nord europei, con episodi di “binge drinking”, ossia abbuffate alcoliche in cui vengono assunte almeno 5 unità alcoliche in un’unica occasione, con i conseguenti rischi.

In particolare nella popolazione generale IPSAD-Italia®2011, a fronte di consumi nell’anno che coinvolgono l’80% della popolazione, si evidenzia una quota pari al 5,4% di persone che nell’ultimo mese dell’indagine ha abusato di alcol con modalità di binge drinking (assunzione di sei o più bevande alcoliche in una sola occasione) con un interessamento di tre volte maggiore degli uomini (8,8%) rispetto alla donne (2,9%).

I dati relativi alla popolazione scolastica lombarda, riferiti allo studio ESPAD-Italia®2013, che ha coinvolto anche studenti bergamaschi, evidenzia che il consumo di bevande alcoliche ha interessato l’82,4% degli studenti (80,9% in Italia), in misura maggiore i maschi (84,1%) rispetto alle femmine (80,8%). Tale consumo interssa tutte le classi di età, aumentando progressivamente al crescere della stessa, con un picco a 18 anni e un calo nell’anno successivo. Il passaggio dai 15 ai 16 anni si contraddistingue per un rilevante incremento delle quote di consumatori (dal 66,5% al 79,9%).
Il consumo nell’anno di bevande alcoliche tra gli studenti lombardi non ha subito rilevanti variazioni nel corso degli ultimi tre anni.
Un’attenzione particolare merita il dato relativo al comportamento di binge drinking: il 33,9% degli studenti ha riferito di aver assunto 6 o più volte bevande alcoliche in un’unica occasione nel mese antecedente lo svolgimento dell’indagine. Anche in questo caso al crescere dell’età si osserva un incremento delle prevalenze dei binge drinkers: a 15 anni riguarda il 18,5%, mentre a 19 il 40,5%. Il binge drinking risulta più frequente nei maschi.
L’analisi del trend evidenzia un lieve calo nell’ultimo triennio della prevalenza di binge (nel 2011 35,2% degli studenti, negli anni successivi 33,9%).

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (2009) indica che i bambini e gli adolescenti non devono bere alcolici fino all’età di 18 anni e che il consumo precoce causa maggiori effetti negativi sulla salute rispetto al consumo in età adulta. L’organismo infatti non è ancora in grado di metabolizzare l’alcol. Esso inoltre può rappresentare una precoce acquisizione di comportamenti di salute non corretti, nonché una sostanza di accesso al mondo delle sostanze.
Occorre, d’altra parte, tenere in considerazione la cultura tradizionalmente alcolica presente in Italia . Nel nostro Paese esiste infatti una radicata consuetudine di consumo di alcolici (specie il vino). Il vino e la birra sono integrati con l’alimentazione e con altri aspetti della vita sociale. Le figure familiari rivestono un importante ruolo nell’ educazione dei ragazzi ad un corretto approccio alle bevande alcoliche, a partire dal proprio modo di vivere il rapporto con l’alcol e dalla messa in atto di tutte quelle misure di protezione sui rischi alcol-correlati, tra cui in primis la non somministrazione di alcol a minori. Alcuni studi hanno messo in evidenza come l’educazione e l’iniziazione familiare al corretto uso di alcol non rappresentino un elemento negativo ma risultino, al contrario, un fattore protettivo rispetto ai comportamenti di abuso di tale sostanza.
I dati mostrano tuttavia come allo stesso tempo, anche nella nostra provincia, si stia affiancando alla tradizionale cultura del bere che vede per lo più l’assunzione di vino a pasto, l’introduzione di bevande a forte gradazione alcolica e modalità di assunzione tipiche della cultura dei paesi anglosassoni o nordici.

Chi fosse interessato a:

  • inviare o consultare il materiale o ad approfondire le diverse iniziative in programma sul territorio provinciale può contattare: dott. Andrea Noventa - SerT di Bergamo – tel. 0352270374/391 e-mail: anoventa@asl.bergamo.it
  • approfondire la conoscenza sul fenomeno del consumo, abuso o dipendenza da alcol e aspetti correlati o a richiedere reports sul tema, può contattare: dott.ssa Elvira Beato – Responsabile Osservatorio Dipendenze ASL di Bergamo – tel. 035 2270404/415 e-mail ebeato@asl.bergamo.it scaricare direttamente i report prodotti dall’Osservatorio dal sito: www.asl.bergamo.it/dipartimentodipendenze

Dott. Andrea Noventa - Referente Area Prevenzione SERT 1 Bergamo ASL Bergamo

G.A.P.
La conferenza stampa in ASL Bergamo
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Il tema del gioco d’azzardo e delle problematiche che lo stesso sta determinando a livello sia di singoli individui, sia di collettività è diventato un oggetto di attenzione e di allarme da diversi punti di vista. I dati disponibili, evidenziano infatti che si tratta di un fenomeno in espansione, che va contenuto e governato.
Coerentemente con quanto realizzato negli anni precedenti in termini di raccordo e collaborazione con le reti territoriali, ASL Bergamo ha costituito, fin dall’autunno 2103, un tavolo interistituzionale sul tema della prevenzione del Gioco d’azzardo patologico [1], che ha messo a punto un piano operativo sulla prevenzione del gioco d’azzardo patologico, successivamente assunto all’interno dal piano attuativo sul GAP approvato dal Consiglio di Rappresentanza dei Sindaci nel gennaio scorso e che prevede una serie di iniziative ad ampio spettro.
La conferenza stampa del 30 gennaio scorso quindi, oltre a rappresentare il momento ufficiale di presentazione e lancio della campagna di comunicazione sul GAP ha voluto rappresentare un momento di informazione sul più ampio Piano d’azione già in corso di realizzazione e che si articola su diversi livelli:
Interventi di informazione e sensibilizzazione
E’ stato messo a punto un piano di comunicazione provinciale che partirà dal prossimo mese di febbraio e che, attraverso strumenti, modalità e contenuti comunicativi diversi, prevede:
La collaborazione con Comune di Bergamo e ATB per veicolare messaggi preventivi sui mezzi pubblici attraverso la collocazione di pendenti;
Il coinvolgimento della Grande distribuzione per veicolare messaggi informativi/preventivi attraverso l’esposizione di “vele” e altro materiale informativo. Al momento attuale hanno confermato l’adesione il Distretto Urbano del Commercio di Bergamo Auchan e COOP. Il Comune di Bergamo sta esplorando la possibilità di coinvolgere altri soggetti nell’iniziativa;
La collaborazione con “L’Eco di Bergamo” per l’inserimento di cartoline a tema nel giornale;
La realizzazione di spillette con lo spot della campagna, mirate agli studenti delle scuole superiori che saranno investiti del ruolo di promotori di un messaggio di contrasto al gioco d’azzardo;
La Realizzazione di materiali informativi da destinarsi ai locali slot.
La realizzazione di un video (ancora in fase di produzione) da inserire nei canali dei social media.

Interventi di conoscenza del fenomeno
Realizzazione di un’indagine campionaria sulla popolazione > 65 anni della provincia Bergamo, finalizzata a fornire elementi conoscitivi sulla diffusione e sulle caratteristiche del fenomeno in questa fascia di età, nonché ad individuarne i bisogni preventivi specifici.
L’indagine, realizzata con il CNR di Pisa, ha visto la collaborazione, oltre che dei soggetti già coinvolti nel tavolo prevenzione GAP, anche di: Sindacati Pensionati CIGL e CISL, Federconsumatori e Adiconsum.
Attualmente si è conclusa la fase di raccolta dati che ha visto un totale di 802 questionari rientrati su un totale di 2000 inviati, risultato considerato più che soddisfacente per il tipo di studio e di target coinvolto. E’ in corso la fase di elaborazione dei dati che dovrebbe concludersi con la produzione di un report entro il prossimo mese di febbraio.

Interventi preventivi
Interventi di formazione
E’ stato realizzato – tra settembre e ottobre 2014 - un intervento formativo di primo livello, rivolto a operatori socio-sanitari del pubblico e del privato sociale, finalizzato a formare un pool di operatori in grado di attivare percorsi formativi rivolti a diverse tipologie di target intesi come moltiplicatori dell’azione preventiva.
Tali operatori, oltre a diventare i formatori che ASL autorizzerà all’intervento nei corsi di formazione obbligatori per gestori di locali slot, secondo quanto disposto dalle norme regionali, attiveranno, nel corso del 2015, percorsi formativi rivolti agli assistenti sociali dei Comuni, alla Polizia Locale e alle associazioni di volontariato.

Interventi di Comunità
Il tavolo prevenzione GAP ha messo a punto, prendendo le mosse da alcune iniziative già attivate a livello territoriale (per esempio nell’Ambito di Treviglio), un Codice Etico sul tema del Gioco d’Azzardo rivolto ai gestori di locali e di sale slot, il cui obiettivo è quello di promuovere alcune buone pratiche finalizzate a ridurre il rischio di un’evoluzione in senso problematico del gioco d’azzardo.
Tale codice verrà promosso su tutto il territorio provinciale, ma in via sperimentale e in collaborazione con il privato sociale, sarà diffuso in modo più mirato negli Ambiti Territoriali di Grumello, Romano di Lombardia, Treviglio e Valle Brembana. Su questi territori sono già stati avviati i contatti con gli Uffici di Piano finalizzati a condividere modalità e strategie per la mappatura dei locali coinvolgibili e per la promozione del codice etico stesso.

Interventi educativo - promozionali nei contesti scolastici
Prosecuzione dei progetti di prevenzione universale, che utilizzano le strategie educativo - promozionali e di life skills, già attivi nei contesti scolastici finalizzati alla promozione dei fattori individuali di protezione:
Progetto triennale Life Skills Training Program per la scuola secondaria di primo grado a cui è stata aggiunta un’unità sul gioco d’azzardo.
Progetto UNPLUGGED per la scuola secondaria di secondo grado.
Progetto biennale “Giovani spiriti” per la scuola secondaria di secondo grado, che prevede anche un modulo specifico sul gioco d’azzardo patologico.

 

[1] Il Tavolo provinciale per la Prevenzione del GAP è coordinato dal Dipartimento Dipendenze dell’ASL e formato da referenti di ASCOM, Associaz. Atena, Associaz. Giocatori Anonimi, Associaz. Libera, Associaz. Provinciale Polizia Locale, Caritas Bergamo, Comune di Bergamo, Confcooperative – Federsolidarietà, CONFESERCENTI, Consiglio di Rappresentanza dei Sindaci, L’Eco di Bergamo, Prefettura, Questura, Sindacato – CGIL, Sindacato – CISL, Tavolo Enti Accreditati, Tavolo Terzo Settore.

 

 

 

 

Dr. Luca Biffi -  Responsabile U.O. Prevenzione e Interventi di prossimità del Dipartimento Dipendenze ASL Bergamo

Dal Tavolo permanente "Notti in Sicurezza"
Il guidatore designato
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Il problema alcol e guida (drinking and driving) è considerato un problema strategico da parte delle autorità di tutti gli stati europei (40.000 morti nei 15 paesi UE). E’ ormai riconosciuto che tra i fattori umani, l’uso di alcol è certamente quello più rilevante sia in termini di rischio relativo che in termini di rischio attribuibile, data la grande diffusione dell’uso di alcol tra la popolazione.
Attualmente in Italia (2014) si registrano ogni anno per incidenti stradali circa 4000 morti, 20.000 invalidi gravi, 145.000 ricoveri e si stima circa 1 milione di accessi al Pronto Soccorso, con costi stimati in oltre 20-30 miliardi di euro. Molti studi epidemiologici rilevano che la quota di incidenti stradali gravi e mortali attribuibili all’alcol è attorno al 50% un quinto di tutti i ricoveri urgenti sono alcol-correlati
dal 10 al 30% degli incidenti gravi e mortali in ambito lavorativo sono alcolcorrelati di essi il 50% capitano alla guida di mezzi di trasporto
dal 20 al 50% degli accessi al Pronto Soccorso per incidente stradale o lavorativo è correlato all’uso di alcol
il 70% dei maschi e il 30% delle femmine giovani affermano di aver bevuto prima di mettersi alla guida
l’alcol alla guida è, in Italia e in Europa la prima causa di morte dei giovani di età compresa tra i 16 e i 25 anni
dal 15 al 20% dei giovani afferma di aver guidato e bevuto molto e il grado di consapevolezza del rischio è molto basso
si stima che almeno il 30% dei fermi per controlli dell’alcolemia sia positivo e con valori al di sopra della norma
si stima che attorno al 10% delle persone fermate in stato d’ebbrezza presentano alcolemie >150 mg/ml e quindi una condizione di rischio molto elevato e spesso associata ad uno stato di dipendenza dall’alcol
l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) ha stimato la perdita economica derivante dalla mortalità e dalla morbosità secondaria ai soli incidenti stradali tra il 2 e il 4% del PIL. L’azione quindi sull’uso di alcol durante la guida diventa indispensabile per raggiungere il risultato suggerito dall’OMS di ridurre del 40% il numero degli incidenti stradali.
Il consumo di alcol è uno dei maggiori fattori che influenzano sia il rischio di incidenti stradali sia la gravità delle loro conseguenze. Gli incidenti alcol-correlati spesso avvengono di notte e generalmente nei fine settimana. In Italia il numero e la gravità degli incidenti stradali aumentano notevolmente durante la notte o nei weekend. Inoltre, questi incidenti coinvolgono frequentemente giovani, fascia di popolazione che frequenta maggiormente i locali notturni.

Una strategia globale
E’ evidente, la necessità di adottare strategie non più limitate all’esame di un singolo o particolare provvedimento, v. diminuzione dei livelli di alcolemia, ma azioni di più ampio respiro. Le strategie vincenti sono quelle che comprendono più livelli di intervento e che contribuiscono in modo attivo all’impatto sociale e sanitario all’incidentalità stradale. La guida è da considerarsi un contesto “alcohol free”, al pari della gravidanza, lavoro, giovane età.
Quindi le campagne devono avere come slogan : “non bere quando guidi “, “ se guidi alcolemia zero”, “ bere o guidare”.

Un’azione di prevenzione: il Safe driver

La figura del “guidatore designato”, Safe driver, nasce e si diffonde nei paesi anglosassoni e del Nord Europa: si tratta di un individuo che in occasioni sociali decide di astenersi dall’alcol per condurre a casa in sicurezza i suoi amici. E’ un’alternativa sicura alla guida in stato di ebbrezza.
Per incoraggiare questa pratica sono messe in atto differenti misure: dalle campagne di sensibilizzazione indirizzate a tutta la popolazione, a diversi tipi di incentivi (bevande analcoliche, snack o entrata gratuita) che alcuni proprietari di locali decidono di offrire a chi si candida a guidatore designato.

L’intervento del Safe Driver mira a prevenire gli incidenti stradali alcolcorrelati nei locali e discoteche della provincia di Bergamo. L’obiettivo specifico è quello di diminuire il numero di guidatori che lascia il locale con alcolemia al di sopra di zero. L’intervento è indirizzato ai frequentatori dei locali notturni che guidano. E’ preposto un incentivo, come l’ingresso gratuito o bevanda analcolica gratuita, utilizzabile entro un mese nello stesso locale in cui aveva avuto luogo l’intervento. Sono stati individuati, in questa prima fase del progetto, 7 locali di cui 6 locali nel comune di Bergamo e una discoteca della provincia di Bergamo.
Lo Staff sarà costituito da operatori volontari/giovani (circa n.30) formati, dotati di conoscenze specifiche sul tema di alcol e guida, affiancati da operatori del Dipartimento delle Dipendenze e da operatori della Cooperativa Itaca.
Qualora l’alcolemia del guidatore risultasse ZERO, verrà consegnato un buono valido per l’ingresso gratuito nello stesso locale (discoteca) o consumazione analcolica gratuita (pub), altrimenti si consiglierà di non mettersi alla guida e si discuteranno/presenteranno le strategie alternative alla guida in stato di ebbrezza ( far guidare un amico sobrio, prendere un taxi o un bus, attendere fino a che l’alcolemia non fosse scesa…). Verranno consegnati opuscoli informativi, gadget ed etilometri alle persone che accedo al locale .

Gruppo di lavoro : Andrea Noventa, Giuseppina Bonalumi, Elisa Borsa, Silvana Domenghini, Elena Ferrarello, Giorgio Ferrari, Monica Leoni, Lucrezia Martino, Viviana Pandolfi, Eridania Peci, Roberto Peroni, Mirella Pontiggia, Filippo Quiri, Roberta Ravelli, Claudia Remuzzi, Manuel Ripepi, Mauro Romagnoli, Tonino Vecchi
Gestori Locali : Francesco Pappi, Giorgio Mentisci, Lorenzo Ingignoli, Graziano Pelucchi, Pietro Licini, Pina Carta, Silvia Mazzoni, Tonino Vecchi
Grafico : Benedetto Zonca

ENTI E ASSOCIAZIONI
ASL di Bergamo
Polizia Stradale - Bergamo Ministero degli Interni
Croce Rossa Italiana
Cooperativa Itaca
Associazione Atena – Bergamo
Rotary Club Centenario Dalmine
Rotaract Club Città Alta Bergamo
Discoteca “Bolgia

LOCALI
THE TUCANS PUB
SANT’ORSOLAPUB
SPAZIO GIOVANI EDONE’
CAFE’ DE LA PAIX- BAR DEL POLARESCO
BAR BORSA
DOMA
DISCOTECA BOLGIA

Il progetto ha avuto inizio, dopo la presentazione alla conferenza precedente, lo scorso 31 ottobre nella notte di Halloween, presso la Discoteca Bolgia a cui sono seguiti gli interventi nei diversi locali nei fine settimana successivi.

 

Dott. Andrea Noventa - Referente Area Prevenzione SERT 1 ASL Bergamo

 

News - gli sviluppi

Visto il notevole successo, quest'anno altri 6 gestori di locali bergamaschi aderiranno all'iniziativa. A comprova del crescente entusiasmo, nello spazio Polaresco, recentemente durante la serata finale dedicata alla valutazione del progetto, sono intervenuti in tantissimi, volontari, operatori e gestori, tutti entusiasti di offrire il proprio contributo per diffondere sul campo i principi di una guida in sicurezza. Ciò dimostra che la dimensione del progetto sta crescendo e, già diverse regioni italiane hanno manifestato il loro interesse nel prendere a modello l'esperienza realizzata nella bergamasca.

Anche tu sei un giovane volenteroso e vuoi far parte del gruppo? Arruolati tra i volontari! I corsi operativi, tutti offerti gratuitamente ai nuovi allievi, sono condotti dalla Dott.ssa Pontiggia, Comandante provinciale della Polizia Stradale, dal Dr. Noventa del Dipartimento delle Dipendenze di ASL Bergamo e, dall'educatrice Leoni, della Cooperativa Itaca. Per maggiori informazioni contatta il numero 035/2270391 o scrivi una email a: anoventa@asl.bergamo.it

Note: dal 2012 è stato istituito il Tavolo permanente “Notti in Sicurezza” che conta oggi sull'attiva partecipazione di: Conferenza dei Sindaci, Uffici di Piano, Amministrazioni Locali, l'Ospedale Papa Giovanni XIII, AREU 118, Comando provinciale della Polizia stradale, Associazione Polizia Locale della provincia di Bergamo; ASCOM, Confesercenti, Gestori di locali serali-notturni, Federsolidarietà- Confcooperative e per ASL Bergamo sul Dipartimento Dipendenze, Dipartimento Prevenzione, Servizio di promozione della salute e Servizio Famiglia.


 


Il Laboratorio teatrale come strumento terapeutico
“Teatro luogo di appartenenza, d’identità e consapevolezza: questo è il fine ultimo del laboratorio teatrale”
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L’alcolismo e la tossicodipendenza non sono elementi ostativi alla realizzazione artistica, ma anzi sono punti di partenza.

Il Teatro mette la persona al centro nella sua totalità, obbliga a rompere tutte le resistenze che il mondo esterno gli impone,diviene forza motrice di cambiamento fisico e psichico, stimola il confronto con il gruppo, diventa scena di lavoro dove tutto è possibile.
Attraverso il laboratorio, gli attori si mettono in scena, non interpretano dei ruoli ,ma parlano di sé,del loro vissuto della fatica di vivere, del desiderio di trovare un senso profondo a ciò che accade intorno e dentro di loro.
Il laboratorio teatrale la Fenice non è una soluzione assoluta, piuttosto è un’opportunità, una possibilità evolutiva, una specie di “terapia del dolore”, un pezzo di vita contro la rassegnazione, l’emarginazione e la solitudine.
Le donne alcoliste e tossicodipendenti attraverso il laboratorio teatrale trovano l’occasione per esprimere elementi della propria personalità e individualità, per sperimentare stili e modelli d’interazione, per potenziare la propria auto-efficacia e autostima.

Fare teatro in un contesto di gruppo è innanzitutto un divertimento, ma permette di raggiungere una serie di obbiettivi che riguardano sia il singolo partecipante sia il gruppo nel suo insieme.


Ne elenchiamo sommariamente i principali:

  • Promuovere un’osservazione nei confronti delle donne alcoliste e tossicodipendenti
  • Stimolare l’espressività globale
  • Migliorare le competenze relazionali e le modalità di comunicazione più funzionali
  • Rafforzare fiducia e autostima
  • Facilitare, riconoscere ed esprimere le emozioni;
  • Sperimentare momenti ludici-ricreativi.

 

Il laboratorio è basato sulle tecniche della comunicazione e dell’espressione teatrale, attraverso giochi ed esercizi che consentono di esplorare i diversi aspetti dell’arte teatrale.
Si pone molta attenzione al lavoro sul corpo, come il principale mediatore delle nostre emozioni, al bisogno di tornare a prendere coscienza delle proprie ossa, dei propri muscoli, delle proprie mani con la necessità di sentirsi spazio nello spazio e portatori della propria energia.
Come il corpo anche l’utilizzo della voce è uno strumento importante che rende consapevoli i partecipanti delle molteplici possibilità espressive dell’organo vocale, la voce che può essere utilizzata per riprodurre suoni o evocare ambienti e sensazioni.
Si propongono delle tecniche d’improvvisazione teatrale, finalizzati alla scoperta del proprio potenziale espressivo, dei meccanismi della comunicazione con il pubblico, del rapporto ritmico tra azione e reazione teatrale e soprattutto della necessità di sviluppare un atteggiamento di concentrazione e di ascolto di se stesse e delle altre.

Il laboratorio è iniziato il 16 ottobre 2014, con incontri a cadenza settimanale, il giovedì dalle ore 17.00 alle ore 19.00 presso il Sert di Bergamo (ingresso 10 B).

Il laboratorio è condotto dalla Dr.ssa Rosa Maria Munafò Assistente Sociale (operatrice esperta con ventennale esperienza di attività teatrali per pazienti con disagio psichico) con la supervisione della Dr.ssa Gabriella Pizzolante (Psicologa ).


Dott.ssa Rosa Maria Munafò  - assistente sociale del Dipartimento Dipendenze Ser.T. ASL Bergamo
 

Approfondimento scientifico
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La dipendenza può essere trattata con successo?
Sì. La dipendenza è una malattia curabile. La ricerca in campo scientifico sulla dipendenza e il trattamento dei disturbi da uso di sostanze ha portato allo sviluppo di interventi basati sull’evidenza (evidence-based), che aiutano le persone a smettere di abusare di droghe o alcol e riprendere una vita produttiva.

La dipendenza può essere guarita?
Non sempre, ma come per altre malattie croniche (ipertensione, diabete, asma etc) la dipendenza può essere trattata con successo. Il trattamento permette alle persone di contrastare gli effetti potenti e dirompenti della dipendenza sul loro cervello e sul loro comportamento per poterli aiutare a riprendere il controllo della propria vita.

<- L’immagine accanto, mostra come il cervello sia in grado di recuperare dopo un’astinenza prolungata

Queste immagini mostrano la densità dei trasportatori della dopamina in una zona del cervello chiamata corpo striato, illustrano le notevoli potenzialità del cervello di recuperare, almeno parzialmente, dopo una lunga astinenza da droghe, in questo caso, metamfetamina.

Una ricaduta nell’abuso delle droghe indica che il trattamento ha fallito?

No. La natura cronica della malattia definisce che la ricaduta nell'abuso di droga ad un certo punto non è solo possibile, ma probabile. I tassi di recidiva (ad esempio, la frequenza con cui i sintomi si ripresentano) per le persone con dipendenza e altri disturbi da uso di sostanze sono simili alla ricaduta di altre malattie croniche come il diabete, l'ipertensione e l'asma, che hanno sia componenti fisiologiche che comportamentali. Il trattamento delle malattie croniche comporta la modifica dei comportamenti profondamente radicati nel soggetto, ma la ricaduta non significa che il trattamento non è riuscito.
Per una persona in trattamento per tossicodipendenza, cadere di nuovo nel consumo di droga indica che il trattamento deve essere reintegrato o riadattato o che deve essere previsto un altro tipo di trattamento.

CONFRONTO TRA I TASSI DI RICADUTA TRA TOSSICODIPENDENZA E ALTRE MALATTIE CRONICHE

PERCENTUALI DEI PAZIENTI CHE HANNO UNA RICADUTA


Source: JAMA, 284:1689-1695, 2000

L’immagine mostra i tassi di ricaduta per le persone trattate per disturbi da uso di sostanze, che sono stati confrontati con quelli delle persone affetti da diabete, ipertensione e asma. La ricaduta è comune e simile in queste malattie esattamente come l'aderenza o la non aderenza alla terapia. Così anche la tossicodipendenza dovrebbe essere trattata come qualsiasi altra malattia cronica; la ricaduta serve per rinnovare e ricalibrare l’intervento scelto per il paziente.

Quali sono i principi di un efficace trattamento dell’abuso di sostanze?
La ricerca mostra che la combinazione di farmaci (dove disponibile) con la terapia comportamentale sia il modo migliore per garantire il successo nella maggior parte dei pazienti. Gli approcci terapeutici devono essere adattati al singolo paziente tenendo in considerazione le caratteristiche del consumo di droga, l’eventuale presenza di altre patologie mediche o psichiatriche e gli eventuali problemi sociali legati alla droga. La dipendenza non deve essere vista come una condanna a vita.

Come possono i farmaci contribuire a trattare la tossicodipendenza?
Differenti tipi di farmaci possono essere utili nelle diverse fasi del trattamento per aiutare un paziente a smettere di abusare di droghe e per rimanere in trattamento ed evitare così una ricaduta.

• trattamento della sindrome di astinenza – Quando i pazienti smettono di usare alcol o droghe possono sperimentare una varietà di sintomi fisici ed emotivi, tra cui la depressione, l'ansia e altri disturbi dell'umore, così come irrequietezza e insonnia. Alcuni farmaci da trattamento sono progettati per ridurre questi sintomi, rendendo così più facile fermare il consumo di droga.

  • continuità del trattamento - Alcuni farmaci vengono usati per aiutare il cervello ad adeguarsi gradualmente all'assenza di droga o alcol. Questi farmaci agiscono lentamente per allontanare il desiderio di droga e possono aiutare i pazienti a concentrarsi su altre forme di trattamento come il counselling o altri interventi psicologici.

• prevenzione delle ricadute – Gli studi hanno evidenziato come lo stress, gli stimoli emozionali e socio ambientali legati all'esperienza della droga (come persone, luoghi, cose e stati d'animo) e l'esposizione stessa alle droghe o all’alcol sono i più comuni fattori che determinano la ricaduta. I farmaci sono stati sviluppati per interferire con questi fattori scatenanti e per aiutare i pazienti a sostenere la guarigione.

Farmaci usati per trattare le dipendenze
Dipendenza da tabacco

  • Nicotina (cerotti, inalatori o gomma da masticare)
  • bupropione
  • vareniclina


Dipendenza da oppiacei

  • metadone
  • buprenorfina
  • buprenorfina/naloxone
  • naltrexone
  • lofexidina


Dipendenza da alcool

  • gammaidrossibutirrato di sodio
  • naltrexone
  • disulfiram
  • acamprosato
  • nalmefene


In che modo le terapie comportamentali possono trattare la tossicodipendenza?
Le terapie comportamentali aiutano a coinvolgere le persone nel trattamento del disturbo da uso di sostanze, modificando i loro atteggiamenti e comportamenti legati al consumo di droga e aumentando le loro abilità di vita per gestire situazioni stressanti e gli stimoli ambientali che possono scatenare l’intenso desiderio di droga, che porterebbe il paziente ad un altro ciclo di uso compulsivo della stessa. Le terapie comportamentali possono anche migliorare l'efficacia dei farmaci e aiutare le persone a rimanere in trattamento più a lungo.
Il trattamento deve coinvolgere l’intera persona.

Come i migliori programmi di trattamento possono aiutare i pazienti a riprendersi dagli effetti pervasivi della dipendenza?
Acquisire la capacità di fermare l’abuso di droghe è solo una parte di un processo di recupero lungo e complesso. Quando le persone entrano in trattamento per un disturbo di abuso da sostanze, la dipendenza ha spesso preso il sopravvento sulla loro vita. Drogarsi e sperimentare gli effetti di droghe o alcol ha dominato ogni loro momento di vita sostituendosi a molte altre esperienze di vita. La droga ha interrotto il loro funzionamento nella vita familiare, nel lavoro e nella comunità e li ha resi più esposti ad incorrere in altre gravi patologie. Poiché la dipendenza può influenzare molti aspetti della vita di una persona, il trattamento deve coinvolgere tutta la persona per avere successo. I migliori programmi offrono una varietà d’interventi diversi: è importante poter selezionare le migliori strategie per soddisfare gli specifici bisogni medici, psicologici, sociali dei pazienti per favorire il loro recupero dalla dipendenza.

• Terapia cognitivo-comportamentale - Si propone di aiutare i pazienti a riconoscere, evitare e affrontare le situazioni in cui loro hanno più probabilità di abusare droghe.
• “contingency managment” - Utilizza il rinforzo positivo come fornire premi o privilegi per chi non utilizza più droga, come poter partecipare o assistere a sessioni di consulenza, o assumere i farmaci come prescritti da trattamento. (in Italia questo non è possibile n.d.t.)

• Terapia motivazionale - Utilizza strategie per evocare rapidamente e internamente la motivazione al cambiamento di comportamento per essere in grado di fermare il consumo di droga e facilitare così l'ingresso al trattamento.
• Terapia familiare - Soprattutto per i giovani, affronta i problemi legati alla droga di una persona all’interno del contesto delle interazioni e delle dinamiche famigliari che possono contribuire al consumo di droga e di altri comportamenti a rischio.

Traduzione NIDA (National Institute of Drug Abuse) “Treatment and Recovery” luglio 2014
 


Dott.ssa Serena
Viganò - Psicologa tirocinante SERT di Bergamo
Dott. Marco Riglietta - Direttore Dipartimento delle Dipendenze ASL Bergamo

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 E’ in fase di studio la realizzazione di un piano di comunicazione provinciale che dovrebbe prevedere la realizzazione di materiali diversificati e di iniziative di informazione e sensibilizzazione sul GAP rivolte a target e contesti differenziati: popolazione generale, giocatori, popolazione femminile, giovani, locali slot.
A questo riguardo si sta anche valutando la possibilità di coinvolgere la popolazione giovanile nella campagna e, per questo motivo, sono in corso di realizzazione dei focus group con adolescenti e giovani finalizzati a raccogliere il loro parere sul tema.E’ in fase di studio la realizzazione di un piano di comunicazione provinciale che dovrebbe prevedere la realizzazione di materiali diversificati e di iniziative di informazione e sensibilizzazione sul GAP rivolte a target e contesti differenziati: popolazione generale, giocatori, popolazione femminile, giovani, locali slot.
A questo riguardo si sta anche valutando la possibilità di coinvolgere la popolazione giovanile nella campagna e, per questo motivo, sono in corso di realizzazione dei focus group con adolescenti e giovani finalizzati a raccogliere il loro parere sul tema.

Interventi di formazione
Grande importanza nel piano della prevenzione viene data alla formazione dei moltiplicatori. In particolare: di assistenti sociali dei Comuni, Polizia Locale, associazioni di volontariato e gestori dei locali slot, per i quali le disposizioni regionali prevedono l’obbligo di partecipare a momenti formativi specifici.
A questo proposito è già stato realizzato, tra settembre ed ottobre scorso, un percorso formativo rivolto ad operatori esperti in formazione dell’ASL e del privato sociale finalizzato a formare un pool di formatori in grado di attivare questi percorsi formativi in collaborazione con gli Enti accreditati per l’erogazione di tali servizi.
Al momento attuale sono in corso di preparazione i materiali necessari per la realizzazione dei corsi, che potranno presumibilmente partire a inizio 2015.
Interventi di Comunità
Il tavolo provinciale ha anche condiviso il testo di un codice etico di autoregolamentazione da proporre ai gestori dei locali slot, che possono liberamente scegliere se aderirvi o meno e che prevede un elenco di buone pratiche finalizzate a ridurre il rischio che i giocatori di slot machine sviluppino comportamenti problematici.

Il codice etico verrà proposto a livello provinciale, ma verrà diffuso e promosso in via sperimentale in modo particolare negli Ambiti Territoriale di Treviglio, Romano Lombardo, Grumello e Valle Brembana.

Interventi educativo - promozionali nei contesti scolastici
Per quanto riguarda le azioni in collaborazione con le scuole non sono state previste progettualità specifiche in aggiunta a quanto già in corso. Infatti, ormai da diversi anni sono attivi tre progetti di prevenzione universale con le scuole della provincia: Life Skills Training Programm (scuole secondarie di I°), UNPLUGGED E Giovani Spiriti (scuole secondarie di II°). Tali progetti sono inalizzati allo sviluppo delle abilità di vita dei ragazzi e, nell’anno scolastico in corso, hanno coinvolto complessivamente circa 70 Istituti scolastici, 450 classi, 700 docenti e 13.000 studenti.
I progetti Life skills training programm e Giovani Spiriti hanno inoltre previsto l’inserimento della tematica del GAP nelle attività programmate.

Dott. Luca Biffi: responsabile US Prevenzione ed interventi di prossimità – Dipartimento delle Dipendenze

Ad un anno di distanza dall’approvazione e avvio del piano provinciale di intervento relativo al gioco d’azzardo patologico pare opportuno analizzare lo stato di avanzamento delle azioni previste.
Coerentemente con le indicazioni regionali, sono state previste a 360 gradi, attualmente in corso di realizzazione.
Il Dipartimento Dipendenze è attivo su due specifici versanti: l’accoglienza, diagnosi e presa in carico di persone con problemi legati al gioco d’azzardo, di cui si è già trattato in un precedente articolo, e la realizzazione di interventi di prevenzione. In questo articolo analizziamo le azioni sul versante preventivo.

Gli interventi di prevenzione
Le attività di sensibilizzazione e prevenzione sul GAP da realizzare sul territorio provinciale sono state concordate nell’ambito del tavolo interistituzionale sulla prevenzione del gioco d’azzardo patologico, coordinato dal Dipartimento delle Dipendenze e formato dai referente dei principiali soggetti, istituzionali e non istituzionali, competenti a diverso titolo sul tema1. SI tratta di interventi ad ampio spettro, attualmente in corso di realizzazione o di messa a punto. Nello specifico sono previste le seguenti attività:

Interventi di conoscenza del fenomeno
E’ partita ad aprile 2014 un’indagine conoscitiva sulla popolazione con età superiore ai 65 anni2 della provincia Bergamo, finalizzata a fornire maggiori elementi di conoscenza sulla diffusione e sulle caratteristiche del fenomeno in questa fascia di popolazione, nonché ad individuarne i bisogni preventivi specifici.
Nell’ambito del’indagine sono stati finora spediti questionari conoscitivi ad un campione di 2000 persone con età superiori ai 65 anni di età residenti in provincia di Bergamo.
I risultati conclusivi dell’indagine dovrebbero essere disponibili per marzo 2015.

Interventi di informazione e sensibilizzazione

E’ in fase di studio la realizzazione di un piano di comunicazione provinciale che dovrebbe prevedere la realizzazione di materiali diversificati e di iniziative di informazione e sensibilizzazione sul GAP rivolte a target e contesti differenziati: popolazione generale, giocatori, popolazione femminile, giovani, locali slot.
A questo riguardo si sta anche valutando la possibilità di coinvolgere la popolazione giovanile nella campagna e, per questo motivo, sono in corso di realizzazione dei focus group con adolescenti e giovani finalizzati a raccogliere il loro parere sul tema.

Interventi di formazione
Grande importanza nel piano della prevenzione viene data alla formazione dei moltiplicatori. In particolare: di assistenti sociali dei Comuni, Polizia Locale, associazioni di volontariato e gestori dei locali slot, per i quali le disposizioni regionali prevedono l’obbligo di partecipare a momenti formativi specifici.
A questo proposito è già stato realizzato, tra settembre ed ottobre scorso, un percorso formativo rivolto ad operatori esperti in formazione dell’ASL e del privato sociale finalizzato a formare un pool di formatori in grado di attivare questi percorsi formativi in collaborazione con gli Enti accreditati per l’erogazione di tali servizi.
Al momento attuale sono in corso di preparazione i materiali necessari per la realizzazione dei corsi, che potranno presumibilmente partire a inizio 2015.
Interventi di Comunità
Il tavolo provinciale ha anche condiviso il testo di un codice etico di autoregolamentazione da proporre ai gestori dei locali slot, che possono liberamente scegliere se aderirvi o meno e che prevede un elenco di buone pratiche finalizzate a ridurre il rischio che i giocatori di slot machine sviluppino comportamenti problematici.

Il codice etico verrà proposto a livello provinciale, ma verrà diffuso e promosso in via sperimentale in modo particolare negli Ambiti Territoriale di Treviglio, Romano Lombardo, Grumello e Valle Brembana.

Interventi educativo - promozionali nei contesti scolastici
Per quanto riguarda le azioni in collaborazione con le scuole non sono state previste progettualità specifiche in aggiunta a quanto già in corso. Infatti, ormai da diversi anni sono attivi tre progetti di prevenzione universale con le scuole della provincia: Life Skills Training Programm (scuole secondarie di I°), UNPLUGGED E Giovani Spiriti (scuole secondarie di II°). Tali progetti sono inalizzati allo sviluppo delle abilità di vita dei ragazzi e, nell’anno scolastico in corso, hanno coinvolto complessivamente circa 70 Istituti scolastici, 450 classi, 700 docenti e 13.000 studenti.
I progetti Life skills training programm e Giovani Spiriti hanno inoltre previsto l’inserimento della tematica del GAP nelle attività programmate.

Dott. Luca Biffi: responsabile US Prevenzione ed interventi di prossimità – Dipartimento delle Dipendenze ASL Bergamo

Interventi di formazione
Grande importanza nel piano della prevenzione viene data alla formazione dei moltiplicatori. In particolare: di assistenti sociali dei Comuni, Polizia Locale, associazioni di volontariato e gestori dei locali slot, per i quali le disposizioni regionali prevedono l’obbligo di partecipare a momenti formativi specifici.
A questo proposito è già stato realizzato, tra settembre ed ottobre scorso, un percorso formativo rivolto ad operatori esperti in formazione dell’ASL e del privato sociale  finalizzato a formare un pool di formatori in grado di attivare questi percorsi formativi in collaborazione con gli Enti accreditati per l’erogazione di tali servizi.
Al momento attuale sono in corso di preparazione i materiali necessari per la realizzazione dei corsi, che potranno presumibilmente partire a inizio 2015.
Interventi di Comunità
Il tavolo provinciale ha anche condiviso il testo di un codice etico di autoregolamentazione da proporre ai gestori dei locali slot, che possono liberamente scegliere se aderirvi o meno e che prevede un elenco di buone pratiche finalizzate  a ridurre il rischio che i giocatori di slot machine sviluppino comportamenti problematici.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Il codice etico verrà proposto a livello provinciale, ma verrà diffuso e promosso in via sperimentale in modo particolare negli Ambiti Territoriale di Treviglio, Romano Lombardo, Grumello e Valle Brembana.

Interventi educativo - promozionali nei contesti scolastici
Per quanto riguarda le azioni in collaborazione con le scuole non sono state previste progettualità specifiche in aggiunta a quanto già in corso. Infatti, ormai da diversi anni sono attivi tre progetti di prevenzione universale con le scuole della provincia: Life Skills Training Programm (scuole secondarie di I°), UNPLUGGED E Giovani Spiriti (scuole secondarie di II°). Tali progetti sono inalizzati allo sviluppo delle abilità di vita dei ragazzi e, nell’anno scolastico in corso, hanno coinvolto complessivamente circa 70 Istituti scolastici, 450 classi, 700 docenti e 13.000 studenti.
I progetti Life skills training programm e Giovani Spiriti hanno inoltre previsto l’inserimento della tematica del GAP nelle attività programmate.

Dott. Luca Biffi: responsabile US Prevenzione ed interventi di prossimità – Dipartimento delle Dipendenze

Notti in Sicurezza
il 29 ottobre scorso il lancio delle novità durante la conferenza stampa organizzata da ASL Bergamo
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Il Tavolo Permanente Notti In Sicurezza nasce come esito del progetto di formazione/confronto “Notti in sicurezza: Il ruolo delle reti territoriali nella promozione di un divertimento sicuro” realizzato tra ottobre e dicembre 2012 su iniziativa della Commissione Prevenzione [1] e organizzato congiuntamente da ASL Bergamo e Provincia di Bergamo.
L’obiettivo principale dell’iniziativa consisteva nel mettere intorno ad un tavolo e far lavorare su obiettivi comuni, tutti i soggetti che a diverso titolo erano competenti sul tema: dai gestori dei locali notturni, alle realtà del privato sociale, alle Istituzioni. Questo, su un tema, quello del divertimento notturno e dei rischi ad esso collegati, che diventa oggetto di cronaca quasi esclusivamente in occasione di eventi tragici o di situazioni che si collocano nell’area della trasgressione o dell’illegalità, mentre molto meno frequente è affrontare il tema dal punto di vista della prevenzione possibile. Eppure proprio l’importanza della dimensione notturna per gli adolescenti e i giovani fa dei locali serali e notturni ambiti privilegiati di intervento preventivo, in particolare rispetto ai comportamenti a rischio e al consumo di sostanze psicoattive.
Va anche ricordato come i recenti orientamenti della prevenzione evidenzino la necessità di non pensare alla prevenzione come un’azione “privata”, che si attua a livello personale o al massimo tra due istituzioni, ma come ad un processo che mette in gioco - nella comunità locale - molteplici attori, chiamati a mettersi in rete, al fine di sviluppare e promuovere un’idea di prevenzione come accompagnamento alla ricerca di nuovi significati e nuove convivenze, a immaginare mondi diversi, a rilanciare legami sociali e a porre in atto nuove forme di costruzione del bene comune.
Questa è la proprio direzione che ha fortemente caratterizzato il metodo e la progettualità di Notti in scurezza. Per questi motivi infatti il corso ha coinvolto i referenti dei principali soggetti istituzionali e non istituzionali della rete territoriale, i quali hanno elaborato un piano operativo biennale (2013–‘14) sul tema della sicurezza nei contesti del divertimento notturno ed hanno deciso di costituirsi come tavolo permanente. [2]
Questo piano operativo prevede la realizzazione di una serie di azioni, parte delle quali in fase dal mese di novembre 2014:

Realizzazione e diffusione di un “Codice Etico” sul tema dell’alcol
E’ stato redatto un codice etico differenziato per tre diverse tipologie di contesti ad alta frequentazione giovanile:
pub, bar e locali di prima serata;
discoteche;
feste estive.
Tale codice etico riassume e sintetizza le indicazioni dei codici già in uso in alcuni Ambiti Territoriali e si pone l’obiettivo di intervenire con un’azione di tutela della salute dei giovani tesa a contrastare il fenomeno dell’abuso di alcolici, chiedendo ai gestori dei locali e agli organizzatori delle feste di adottare alcuni comportamenti virtuosi e compatibili con le loro attività commericiali.
Il codice etico verrà proposto su scala provinciale, ma, in fase iniziale, si effettuerà una valutazione dell’impatto di tale strumento in cinque Ambiti Territoriali: Isola Bergamasca, Bergamo, Romano di Lombardia, Treviglio e Seriate. Territori dove è già stata realizzata una mappatura dei locali potenzialmente coinvolgibili dall’iniziativa.

Miglioramento della mobilità pubblica nel fine settimana

E’ stata attivata una collaborazione con il “progetto TAXI” del Comune di Bergamo che prevede la l’attivazione di corse taxi a tariffa agevolata, attraverso l’offerta di buoni sconto dal valore di 8 euro, per la popolazione in età inferiore a 26 anni, negli orari serali e notturni del fine settimana.
L’iniziativa è partita il 1 novembre e si basa sulla fondamentale collaborazione dei gestori dei locali serali e notturni della città nella pubblicizzazione dell’iniziativa e nella distribuzione dei voucher..

Promozione nei locali notturni della buona pratica dell’ “Autista designato”
Dal 31 ottobre scorso presso la discoteca Bolgia è partita l’iniziativa “autista designato” che coinvolgerà nelle settimane successive anche 6 locali serali [3] della città. In questi locali un pool di volontari precedentemente formati, contatteranno i gruppi di frequentatori che raggiungono in auto i locali, per proporre loro di individuare una persona che si offra come autista astenendosi dal consumare alcolici e garantendo il rientro in condizioni di sicurezza a tutto il gruppo.
A questa iniziativa oltre ai soggetti già presenti sul Tavolo permanente hanno collaborato anche: Associazione Atena, Discoteca Bolgia, Croce Rossa Italiana, Rotaract Bergamo Città Alta, Rotary Dalmine Centenario, Cooperativa itaca.

Collaborazione con i servizi di Pronto soccorso e coinvolgimento dei locali nel sistema di Allerta Rapido
Queste due azioni, prevedono di intervenire su due livelli:
una collaborazione con i Servizi di Medicina d’Urgenza e Pronto Soccorso e il Centro Antiveleni dell'Ospedale Papa Giovanni XXIII, per la messa a punto di modalità privilegiate di invio ai Ser.T. dei pazienti giovani con problematiche legate all’assunzione di alcol e stupefacenti,
l’allargamento alla rete dei locali serali notturni delle attività legate all’allerta rapido [4], in particolare per quanto riguarda la raccolta di informazioni sul fenomeno del consumo di sostanze da parte dei locali. A questo proposito si sta sperimentando, in collaborazione con i gestori dei locali, una scheda per la rilevazione nei locali notturni dei consumi di alcolici ed energy drink e di situazioni di eventuali nuove criticità legate all’uso di sostanze.


Dr. Luca Biffi - Dipartimento Dipendenze Responsabile U.O. Prevenzione e Interventi di prossimità ASL Bergamo
con la collaborazione 
del Dott. Marco Riglietta - Direttore Dipartimento delle Dipendenze ASL Bergamo

 

_______________

 

[1] formata da referenti di ASL (Dipartimento Dipendenze, Dipartimento Prevenzione, Servizio di promozione della salute, Servizio Famiglia), ConfCooperative - Federsolidarietà, Consiglio di Rappresentanza dei Sindaci, Coordinamento degli Uffici di Piano, Diocesi - Ufficio per la Pastorale dell’Età Evolutiva, Enti Gestori di servizi accreditati nelle dipendenze, Prefettura, Provincia di Bergamo - Settore Politiche Sociali, Ufficio Scolastico Provinciale.

[2] Ad oggi, il Tavolo Permanete Notti in Sicurezza è coordinato da ASL Bergamo e formato da referenti di:

  • Conferenza dei Sindaci, Uffici di Piano, Amministrazioni Locali;

  • Ospedale Papa Giovanni XIII, AREU 118;

  • Comando provinciale della Polizia stradale, Associazione Polizia Locale della provincia di Bergamo;

  • ASCOM, Confesercenti, Gestori di locali serali-notturni,

  • Federsolidarietà- Confcooperative,

  • Provincia di Bergamo

[3] The Tucans Pub, Sant’orsolapub, Spazio Giovani Edone, Cafe’ De La Paix, Bar Del Polaresco, Bar Borsa, Doma

[4] SI tratta di un sistema di allerta, di livello nazionale, finalizzato a far segnalare tempestivamente situazioni di pericolo legate alle sostanze stupefacenti in circolazione.

 

La persona migrante: dalla “cultura” al “prendersi cura”
Riflessioni dal convegno..
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Il fenomeno migratorio, in continua evoluzione, sta comportando importanti trasformazioni sociali e culturali. La mobilità umana, anche per i suoi effetti sulla trasformazione demografica, obbliga chiunque rivesta un ruolo istituzionale e non ad interrogarsi in merito ai quesiti che pone. Cercare di dare risposte significa, in primo luogo, affrontare i sentimenti di paura e di angoscia che l’incontro con l’alterità da sempre comporta, perché obbliga a guardare ad un’ altra alterità, quella che alberga dentro ognuno di noi, nonché alle nostre contraddizioni. In un clima economico e sociale come quello attuale, sempre più connotato da sentimenti di sfiducia, di isolamento, di paura, d’incertezza (solo per citarne alcuni!) il rischio è la ricerca di un possibile aggressore, ed in generale il “diverso” (sia esso per cultura o perché portatore di particolari disagi) può facilmente diventare oggetto di esclusione sociale.
Il cittadino straniero, indipendentemente dalla sua posizione giuridica di irregolare e non, ha riconosciuti alcuni diritti fondamentali della persona umana, e l’accesso ai servizi sanitari è garantito per le cure cosiddette “urgenti” ed “essenziali”. In Regione Lombardia, per il principio della continuità delle cure essenziali, è previsto anche l’inserimento in comunità terapeutiche accreditate e convenzionate. L’accesso effettivo ad alcuni servizi, però, è subordinato alla “legittimità” di poter risiedere nel nostro paese, diritto che, purtroppo, a sua volta, dipende ancora dalla possibilità di avere un lavoro in regola, fatto salvo le situazioni di ospitalità per motivi umanitari. I cittadini “comunque presenti sul territorio dello stato”, dunque irregolari, rappresentano quella fascia di maggior vulnerabilità, anche e soprattutto in termini di captazione dell’esercizio del diritto riconosciuto alla salute, e la condizione di marginalità in cui versano finisce spesso con alimentare i circuiti della malavita e della microcriminalità. Il carcere può diventare, allora, altro luogo di approdo del migrante, meta spesso non pianificata all’interno del progetto migratorio, ma esito, talvolta obbligato, del fallimento del “viaggio della speranza”. L’istituzione totale, paradossalmente, sebbene restituisce visibilità allo straniero che spesso sfugge ai servizi territoriali di cura, rischia di insinuarsi, però, come terzo luogo nella scissione che vive lo stesso, già diviso tra luogo di origine e luogo di accoglienza. Inoltre, la peculiarità della condizione di reclusione dell’immigrato, rispetto a quella dell’autoctono, ne aumenta la sofferenza psichica e fisica, e si assiste ad un processo di esasperazione della legge di separazione sociale vissuta fuori. La solitudine, non solo esterna alle mura per assenza di legami familiari vicini e di una rete di riferimento (quella della microcriminalità rischia di essere l’unica presente!), ma anche interna, per l’assenza di codici linguistici ma, soprattutto, culturali condivisi , nonché per la maggior conflittualità che caratterizza il rapporto con la polizia penitenziaria e gli altri detenuti, può facilmente innescare processi di comunicazione “patologica” del disagio attraverso il corpo, soprattutto laddove non c’è suddivisione fra corpo – mente – anima. Occuparsi di diritto alla salute, nelle sue varie sfaccettature, implica allora il coraggio di “viaggiare” per superare quelle barriere istituzionali e culturali che spesso “incarcerano” gli operatori deputati alla cura e all’assistenza delle persone straniere, indipendentemente dai luoghi d’incontro. Il convegno organizzato dall’ASL il 17 ottobre di quest’anno dal titolo “La persona migrante tra dipendenza e reato: un approccio etnopsichiatrico alla presa in cura”, ha rappresentato, in tal senso, un importante momento formativo, accettando la sfida professionale di interrogarsi sulle criticità dell’accoglienza alla persona migrante e con problemi di dipendenza da sostanze ristretta nella libertà. La riflessione etnopsichiatrica, unita allo sguardo antropologico, ha permesso di aprire orizzonti di possibile comprensione rispetto a ciò che turba nell’incontro fra culture, cercando di restituire significato alle espressioni culturali del disagio all’interno di un contesto dove lo sforzo di “mediazione fra culture” (anche istituzionali) deve necessariamente essere il punto di partenza per qualsiasi atto terapeutico. Acquisire la capacità di decentramento rispetto alla propria cultura professionale (fatta anche di strumenti oltre che di teorie) è, dunque, prioritario per legittimare quel diritto di “esistere altrove” a quei malati, i migranti, che rischiano di essere “malati fuori luogo”, sia in senso geografico che esistenziale.

Dott.ssa Grazia Fortunato - Dirigente Psicologo convenzionato c/o ASL Bergamo, Dipartimento Dipendenze Ser.T Carcere

esperienza di collaborazione tra medici del Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale ed il Dipartimento Dipendenze di ASL Bergamo
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L’ASL della provincia di Bergamo, già dal 1995 e successivamente in ottemperanza al d.lgs. 17 agosto 1999 n.368 come modificato dal d.lgs. 8 luglio 2003 N.277, ha consentito ai medici del Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale di frequentare le proprie strutture di base, frequenza normata negli anni da una convenzione tra Azienda Ospedaliera di Bergamo e l’ASL stessa.

Il Dipartimento delle Dipendenze, fin dall’inizio, è stato interessato a svolgere tale attività di tutoraggio garantendo, da più di 10 anni , la stessa figura di medico-tutor .
Accanto all’attività di tutoraggio il Dipartimento ha, inoltre, supportato l’offerta formativa attraverso la disponibilità a costruire e a gestire eventi formativi mirati a medici di continuità assistenziale (guardia medica), a medici di assistenza primaria del territorio, che hanno visto coinvolti anche quelli in formazione, su argomenti specifici quali tossicodipendenza, alcol dipendenza, diagnosi precoce delle patologie di addiction, giovani e disturbi di addiction.

Dalla data di inizio dell’attività di tutoraggio (1995), sono transitati dal Dipartimento Dipendenze per circa 200 medici in formazione, con un massimo di frequenza di 18 medici per anno.

I contenuti dell’attività teorico pratica svolta presso i SerT hanno riguardato in particolare: l’organizzazione del servizio, i processi diagnostico-terapeutici specifici della patologia di addiction, con particolare attenzione alla diagnosi precoce (tassello indispensabile per l’invio mirato) e al superamento degli stereotipi culturali che spesso accompagnano anche l’approccio del professionista non adeguatamente formato, la prevenzione e cura delle patologie correlate, l’offerta di cura.

Quest’esperienza formativa è stata sviluppata dal Dipartimento delle Dipendenze con l’obiettivo di costruire una rete di cura territoriale composta da medici in formazione che già esercitano attività di medico di continuità assistenziale (guardia medica) e che saranno i futuri medici di assistenza primaria del territorio che con lo stage sperimentano concretamente una buona prassi di collaborazione e conoscono tutte le figure professionali (non solo quelle mediche) che compongono l’equipe coinvolta nel percorso di presa in carico.

La sensibilizzazione alle problematiche sopra citate ha già generato come esito l’invio di alcuni pazienti ai SerT da parte sia di medici di continuità assistenziale (guardia medica) che di medici di assistenza primaria, transitati per lo stage formativo dal Dipartimento delle Dipendenze.
L’esperienza evidenzia che se il paziente viene indirizzato al Servizio dal proprio medico, o da un medico che mostra fiducia nei confronti del SerT, l’aggancio risulta più semplice ed efficace.
Per contro, come Dipartimento delle Dipendenze di un territorio provinciale ampio e “complesso” per conformazione morfologica e di viabilità, il poter contare su una rete di cura territoriale composta dai MAP adeguatamente formati può offrire la possibilità di costruire efficaci percorsi di continuità assistenziale, soprattutto per pazienti stabilizzati, che desiderano rientrare in una rete territoriale di “normalità”. Si pensi per esempio alla prescrizione dei farmaci agonisti da parte dei medici di assistenza primaria su piano terapeutico specialistico e alla collaborazione possibile nei follow-up clinici.
Per contatti:
Dott.ssa Mirella Fusini e-mail: mfusini@asl.bergamo.it  Tel. 0363.987202 - 0363.987236 e fax. 0363.988638

 

Autori: dott. Mirella Fusini*, dott. Elisabetta Bussi Roncalini**, dott. Valeria Iniziato***, dott. Roberta Mangili***, dott. Paola Banalotti***, dott. Grazia Carbone***, dott. Fabrizio Cheli***, dott. Elvira Beato****, dott. Marco Riglietta*****

* Medico Responsabile SerT di Martinengo (Toutor) - ASL Bergamo

** Medico SerT di Martinengo - ASL Bergamo

*** Medico SerT di Bergamo - ASL Bergamo

**** Assistente Sociale Specialista Responsabile UO Osservatorio Appropriatezza e Qualità ASL Bergamo

***** Medico Direttore Dipartimento Dipendenze ASL Bergamo

Protocollo operativo per pazienti candidabili al trapianto di fegato tra Dipartimento delle Dipendenze dell’ASL di Bergamo, USC Gastroenterologia e U.S.S.D. Psichiatria di consultazione dell’Azie
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I disturbi da uso di sostanze, alcol e stupefacenti, rappresentano, assieme alla infezioni da virus epatitici, una delle cause principali per la suscettibilità al danno e conseguente patologia tissutale a carico del fegato. Il ricorso al trapianto di tale organo diventa l’unica possibilità terapeutica in alcune situazioni di particolare ed estrema patologia epatica. L’esiguità di donatori d’organo comporta una necessaria selezione del paziente da sottoporre a trapianto, finalizzata ad escluderne condizioni di utilizzo delle sostanze suddette, che potrebbero inficiare il successo dell’intervento.

Dal luglio 2008 è attivo, in provincia di Bergamo, un protocollo operativo tra il Dipartimento delle Dipendenze della locale ASL e le Unità di Gastroenterologia e di Psichiatria di consultazione dell’Azienda Ospedaliera Papa Giovanni XXIII, l’unica in provincia in grado di effettuare trapianti d’organo.

L’obiettivo del protocollo è la valutazione diagnostica e l’eventuale cura, da parte dei SERT della provincia di Bergamo, dei pazienti affetti da grave patologia epatica in attesa di trapianto con sospetto o accertato abuso/dipendenza da sostanze stupefacenti. La valutazione si estende anche ai pazienti in follow up post-trapianto.

La definizione dei compiti prevede l’invio di tutti i pazienti candidabili al trapianto da parte della U.S.C. di Gastroenterologia alla U.S.S.D. Psichiatria di consultazione, per una valutazione ed una eventuale presa in carico psicologico-psichiatrica. La U.S.S.D. Psichiatria di consultazione segnala alla U.S.C. di Gastroenterologia ed alle U.S. SERT provinciali i pazienti con accertato o sospetto utilizzo di sostanze psicoattive. Le U.S. SERT provvedono alla valutazione diagnostica multidimensionale volta ad escludere o a confermare una diagnosi correlata all’utilizzo di sostanze stupefacenti, al monitoraggio clinico dei pazienti in attesa di trapianto ed alla eventuale cura degli stessi ove sia emerso un quadro di consumo problematico, di abuso o dipendenza da sostanze.

La modalità operativa di valutazione dei pazienti candidabili al trapianto prevede: visita medica, prelievo ematico per la valutazione degli usuali parametri (in particolare la valutazione di -GT, MCV, AST. ALT, CDT), raccolta dei campioni biologici (capello ed urine) per la ricerca dell’ETG (etilglucuronide solfato) e delle principali sostanze psicoattive, misurazione della presenza di alcol nell’aria espirata. La valutazione medico-infermieristica è ulteriormente approfondita da quella psicologica e sociale.
Eventuali situazioni di patologia da utilizzo di sostanze vengono curate secondo le modalità in uso per il trattamento delle condizioni di abuso o dipendenza da stupefacenti od alcol.
Il monitoraggio periodico prevede la ripetizione periodica degli esami tossicologici ed ematici descritti ogni tre mesi. In alcuni casi si è reso necessario, per la complessità dei casi, anche il supporto sociale ed il sostegno psicologico.

A conclusione del percorso di valutazione diagnostica e periodicamente in occasione del monitoraggio clinico l’U.S. SERT redige le proprie relazioni per la U.S.C. Gastroenterologia volte a confermare o meno una eventuale diagnosi di disturbo da utilizzo di sostanze ed all’aggiornamento dei percorsi di cura e di monitoraggio dei pazienti.

Per corrispondenza:
Dott. Paolo Donadoni - tel. 035 2270374 035 2270390 fax 035 2270372 e-mail: pdonadoni@asl.bergamo.it

 

Autori: dott. Paolo Donadoni *, dott. Fabrizio Cheli *, dott. Valeria Iniziato *, dott. Nicoletta Zambetti **, dott. Ugo Calzolari **, dott. Mirella Fusini **, dott. Massimo Corti **, dott. Patrizia Drago **, dott. Marco Riglietta ***

* SERT di Bergamo

** Responsabili sedi SERT della provincia di Bergamo (Gazzaniga, Lovere, Martinengo, Treviglio, Ponte San Pietro)

*** Direttore Dipartimento delle Dipendenze ASL della provincia di Bergamo

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ASL In...forma Periodico di informazione dell'Azienda Sanitaria Locale della Provincia di Bergamo ora ATS Bergamo Edizione 2017 - Periodico reg. Tribunale di Bergamo iscritto n°8/2012 in data 22 Febbraio 2012 Direzione e Redazione via Gallicciolli 4 - 24121 Bergamo tel. 035/385199 - e-mail: sabrina.damasconi@ats-bg.it Editore: Mara Azzi Direttore Generale ASL Bergamo - Direttore Responsabile: Sabrina Damasconi Giornalista Ufficio Stampa e Comunicazione ASL BERGAMO
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