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Ai Consultori Familiari ASL Bergamo
La risposta dei Consultori familiari ASL Bergamo
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Una donna è madre da quando salta il ciclo. Il corpo non inganna: i mutamenti arrivano repentini, evidenti , inequivocabili. Il corpo parla e si prepara ad accogliere il nascituro .
L'attenzione di amici, parenti e specialisti garantisce un sostegno importante verso la madre e il bambino.
Ma un uomo, quando diventa padre.. .davvero?”
Il passaggio da marito/compagno a papà è un passaggio più indiretto e gli giunge da una fonte esterna.
Non per questo piu neutro, piu facile e piu indolore.
Il ruolo paterno, inoltre, da un punto di vista sociale ha subito dei forti cambiamenti lasciando spesso i neo papà soli e smarriti e sguarniti di modelli di riferimento.
Da qui l'idea del Consultorio familiare di Dalmine e di Zanica di pensare ad un gruppo per i papà e con i papà.
Il progetto si colloca all’interno delle proposte del consultorio familiare, in linea con il Documento Politico di Giunta (Regione Lombardia, 17/6/2010), nel quale si sottolinea “… la centralità della famiglia con particolare riferimento alla funzione generativa “.
Ci sembra che la costituzione di un gruppo con i papà risponda anche ad un obiettivo di prevenzione primaria.
Da qui l'idea nata dalla dott.ssa Togni, coaudiuvata dal dr. Vecchi, di istituire “Gruppo-papà” presso la sede del C.F. di Zanica e dalla dr.ssa Nava , coaudiuvata dall'A.S. Labaa, di proporre “Ehi ci siamo anche noi” presso la sede di Dalmine.
Si tratta di gruppi aperti: la partecipazione è libera, in orario serale ed è previsto l’ingresso di nuovi papà “strada facendo”, cosa che favorisce lo scambio di esperienze e un arricchimento reciproco in itinere.
Il gruppo vuole favorire la condivisione delle esperienze del parto e dei primi mesi di vita del bambino, con particolare riferimento agli aspetti emotivi. Promuovere la creazione di una dimensione di auto mutuo aiuto tra i partecipanti nel confronto tra le “conquiste” e le “fatiche” quotidiane della relazione col figlio. Accogliere richieste pratiche e concrete relative alla gestione del bambino nei primi mesi di vita per favorire una maggiore competenza e sicurezza nelle proprie capacità.
Citando un famoso scrittore dell'età evolutiva, Roahl Dahl, gli operatori del Consultorio di Dalmine vogliono suggerire che “....un papà barboso è barboso e basta. Quel che ogni ragazzo vuole e gli spetta è un papà che fa scintille!” da Danny, il campione del mondo.

Per informazioni tel. Dr.ssa Fulvia Togni 035 4245540 e Dr.ssa Lorena Nava 035 378138

Dott.ssa Lorena Nava - Consultorio Familiare Dalmine

con la collaborazione della Dott.ssa Fiorenza Cartellà - Specialista in Ginecologia e Ostetricia e Coordinatore Ostetrico Ginecologo Consultori ASL Bergamo

 



 

Adozioni
Un Convegno oganizzato dall’ASL di Bergamo, dedicato a loro..
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Il 14 marzo 2014 presso la Casa del Giovane - Sala degli Angeli - dalle ore 8,30 alle 13.00 si terrà il Convegno: CONOSCERE.. ..CAPIRE.. ..ACCOGLIERE I BAMBINI “ SPECIAL NEEDS

“Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca cosi tanto che vorresti proprio tirarlo fuori dai tuoi sogni per abbracciarlo davvero!” ( Paulo Coelho)

L'idea di realizzare un momento di incontro sul tema dei bambini “ special needs” ha preso avvio dai sempre maggiori bisogni dei minori che, in questi ultimi anni, hanno caratterizzato l'adozione internazionale. Molti sono i bambini “ special needs'” presenti nei diversi Paesi di origine, tutti in attesa di essere adottati, circondati da poco interesse, chiarezza, trasparenza, attendibilità circa le loro problematiche. Essi sono i primi destinatari dell'adozione internazionale.
Alla fine dell'estate 2009, il Permanent Bureau della conferenza dell'Aja ha pubblicato la “ guida alle buone prassi” dedicando un capitolo ai minori “ special needs'”.
Nel 2010, la Cai introduceva specifiche che chiarivano chi sono i bambini “Special Needs”,suddividendoli in due categorie:
- Minori con bisogni speciali: “patologie gravi spesso insanabili, come quelle neurologiche, mentali”.
- Minori con bisogni particolari: “situazioni con previsione di recupero nel corso del tempo, portando ad una guarigione totale, e comunque permettendo uno sviluppo psicologico e sociale autonomo”.
Sempre nel report CAI del 2009,si evidenziavano le difficoltà nell'avere dati certi sulle condizioni dei bambini.
Mancate diagnosi, diagnosi improvvisate, scritte da personale non medico, una cattiva traduzione della documentazione sanitaria, con il conseguente dubbio di andare incontro ad un certo numero di “falsi positivi e falsi negativi”.
I minori che rientrano nella definizione “special needs” portano uno o più elementi di complessità legati alla loro storia pregressa.
Essi sono classificati in quattro categorie:
-Minori di età superiore ai 7 anni;
-Gruppi di tre o più fratelli;
-Minori che hanno subito gravi traumi e che presentano problemi di comportamento.
-Elementi riconducibili alla loro crescita, alle esperienze traumatiche vissute, quali: il maltrattamento, la grave trascuratezza,la violenza assistita e l'abuso sessuale;
Minori con disabilità fisiche, psichiche, ed emozionali.
La complessità delle situazioni che i genitori si trovano a gestire, la realtà individuale del bimbo, le sue risorse, le difficoltà che si accompagnano al suo bisogno di costruire nuovi legami e una nuova appartenenza familiare, implicano una sempre maggiore conoscenza e approfondimento.
Ci piace pensare di accompagnare il bimbo alla ricerca e utilizzo del suo “acchiappa sogni” rappresentato da un nido nel quale vivere, crescere e sentirsi amato.
Sappiamo che un bisogno speciale richiede l'investimento di grandi risorse emotive, la presenza e un lavoro significativo di affiancamento da parte degli operatori a sostegno della genitorialità.
Come primo obiettivo del Meeting è stata individuata “la conoscenza”, declinata nel conoscere, fare conoscere, orientando l'attenzione di tutti sulle problematiche presenti nei bambini “ special needs”.
Come secondo obbiettivo si è posto il valore intrinseco contenuto nel principio di sussidiarietà, nel quale il coinvolgimento, delle risorse, energie, dei diversi saperi, delle diverse competenze, portano alla realizzazione di un “gioco “ di squadra, dove nessuno è escluso. Dove le “buone prassi”, con la presenza attiva e concreta dei diversi attori, costituiscono il presupposto di una “garanzia effettiva” di aiuto e supporto rivolta al bimbo “ special needs” e alla sua famiglia.

Il 14 marzo 2014, si terrà il meeting “ Conoscere...Capire...Accogliere i minori Special Needs”.

L'evento è rivolto agli operatori territoriali, in specifico ai pediatri, al personale delle UONPIA ospedaliere, agli psicologi, assistenti sociali, infermieri, ostetrici dei Consultori Familiari, al personale psicosociale presente nel territorio e che opera nel terzo settore e agli insegnanti.
Saranno presenti tre relatori importanti a livello nazionale:

  • G.Zavarise,Pediatra presso l'Ospedale Sacro Curore, di Negrar (VR)- Docente di Etnopediatria presso la scuola di specializzazione dell'Università di Verona.
  • M.Chistolini, psicologo, psicoterapeuta, formatore e collaboratore dell'Istituto degli Innocenti di Firenze.
  • A. Jovine psicologa, psicoterapeuta, rappresentante CAI ( Commissione Adozioni Internazionali)- Roma e dell'Istituto degli Innocenti, Firenze.

Nel Corso del Meeting sono previsti due interventi da parte del Direttore Sociale Dr. Angelo Francesco Locati e del Direttore Sanitario Dr. Giorgio Barbaglio di ASL Bergamo.

A cura del Referente Tecnico adozioni ASL Bergamo dr.ssa Liliana Gatti
Gruppo Tecnico Adozioni ASL Bergamo: dr.ssa Babini, dr. Bani, dr.ssa Barbagallo, dr.ssa Damiani, dr.ssa Ferrero, dr.ssa Ghilardi, dr.ssa Perico, dr.ssa Personeni, dr.ssa Pighizzini, dr.ssa Riceputi, dr.ssa Rizzi, dr. Rosa.

Consultori ASL Bergamo
Esperienze a confronto
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“Coinvolgente, faticosa, rafforzante (relativamente alla vita di coppia), impegnativa, appagante ed entusiasmante (per i risultati ottenuti)” sono alcuni degli aggettivi utilizzati da una coppia di genitori nel descrivere la propria esperienza di adozione.
Un'esperienza che, già dalle motivazioni per cui una coppia decide di adottare un figlio, presenta almeno due volti: uno di forte disponibilità, altruismo, positività, ed un secondo più faticoso, impegnativo, a volte doloroso.
La decisione di divenire genitori adottivi trova origine nell’esperienza personale della coppia, nella sua spinta verso una disponibilità all'accoglienza di un bambino che ha bisogno di una famiglia, dal desiderio di dare e ricevere amore, dalla scelta della coppia di accogliere un altro “mondo” (quello del bambino) fatto di speranze e precedenti delusioni.
A volte l'origine della scelta deriva dalla difficoltà ad avere un figlio proprio e del desiderio di realizzare un proprio progetto di genitorialità naturale.
Una decisione che quindi, matura con gradualità e rimette in gioco il proprio progetto di famiglia con un cambio di prospettiva che comprende la scelta di una “disponibilità” ad accogliere un bambino in difficoltà per amarlo e accudirlo accettando di rispettare la sua storia, accompagnandolo a conoscerne gli aspetti positivi unitamente a quelli più bui, ma soprattutto costruendone così una nuova... con lui.
“Adozione” dunque!! Un termine che a volte rimanda a interrogativi e pensieri diversi, come diverso è il mondo di ognuno di noi: atto di coraggio o apertura verso l’altro? Groviglio di documenti e cavilli burocratici o percorso di crescita? Terzo grado di assistenti sociali e psicologi o consapevolezza di una scelta sostenibile? Esoticità, evasione, o adattamento del quotidiano all’accoglienza del diverso? Inclusione o incontro di più esistenze?
Ma adozione, se si cerca di guardare un po’ più in profondità, oltre il “sentito dire”, scopriamo che è, prima di tutto, l’incontro di due mondi:
• quello del bambino, determinato a volte da una storia di vita complessa, in taluni casi dolorosa, in cui vive l'abbandono o l'allontanamento dalla propria famiglia d’origine, con la quale, per motivi diversi, ha subìto la rottura del legame e ove, magari, ha già vissuto esperienze di collocamento presso parenti, altre famiglie e/o istituti;
• quello della coppia, anch'esso determinato da situazioni complesse, in cui si manifesta, il desiderio di accogliere un nuovo figlio, magari perché, in taluni casi, vi è l'impossibilità di averne uno proprio, oppure semplicemente perché vi è il desiderio di offrire una famiglia, oltre che a figli già propri, ad un bambino rimasto solo.
Un giorno, non per caso quindi, queste due vite si incontrano nell’adozione, originando una nuova esperienza di vita in cui si riversano, ciascuno per la propria parte, aspettative, ansie, desiderio di consolazione, paure di restare ancora delusi, traditi nei propri bisogni più profondi, timori di non essere adeguati, ecc...


E' qui, nella scelta della coppia di accogliere un altro mondo (quello del bambino), fatta di speranze e fatiche, che si colloca l'intervento del Consultorio familiare dell'ASL.
Le équipe dei Consultori, formate da assistenti sociali e psicologi, incontrano in prima battuta le coppie che decidono di candidarsi all’adozione (e non di fare domanda di adozione!) in quello che si chiama “colloquio informativo”.
E’ in questo primo momento che, oltre a fornire alla coppia una serie di informazioni giuridiche e amministrative, le viene proposto un cambio di punto di vista, non per tutti così ovvio: dalla “domanda di adozione” di un bambino alla “disponibilità ad accogliere” il bambino, nella consapevolezza di affrontare una sfida complessa.
Sulla scorta dell’esperienza di operatori e giudici del Tribunale per i Minorenni di Brescia operanti nel settore da decenni, dopo un lavoro a più mani, nel marzo del corrente anno le ASL delle quattro province afferenti territorialmente a questo Tribunale, unitamente al Presidente dello stesso, hanno siglato un “Protocollo di intesa” che scandisce ed evidenzia il percorso che le coppie, devono intraprendere prima di giungere alla presentazione della disponibilità.
Si è, infatti, tutti concordi nell’attribuire fondamentale importanza alla preparazione delle coppie, in una gradualità di contenuti e sollecitazioni che le accompagni alla maturazione consapevole della scelta adottiva.
E' proprio in attuazione di questo Protocollo che in tutti i Consultori Familiari è stato attivato uno “Sportello Informativo” curato dagli assistenti sociali, con orari e giorni dedicati, per permettere a chiunque intenda avvicinarsi all’adozione di ricevere tutte le informazioni necessarie per intraprendere il percorso, unitamente ad una bibliografia o a indicazioni relative alle associazioni familiari e agli enti autorizzati operanti nel settore.
Con l'obiettivo di un ulteriore contributo, le èquipe psico-sociali predispongono annualmente un calendario di “Percorsi Formativi”, destinati alle coppie che intendono presentare la “disponibilità all’adozione”. Si tratta di corsi di formazione della durata di 12 ore, sempre condotti da un'équipe psico-sociale, presso alcune sedi consultoriali, nei quali si approfondiscono le motivazioni all'adozione e le problematiche insite nel percorso, per aiutare la coppia a raggiungere una maggiore consapevolezza circa le proprie criticità e risorse.
Sono ancora le équipe psico-sociali dei Consultori che incontrano i coniugi, dopo che essi hanno presentato la “disponibilità all’adozione” e che, su incarico del Tribunale per i Minorenni, svolgono la tanto temuta “indagine”, finalizzata ad approfondire la preparazione della coppia e a renderne conto al Tribunale.
Si tratta di un ciclo di colloqui con gli operatori che non vuole essere un processo alle intenzioni, bensì occasione per la coppia di comprendere le motivazioni profonde della scelta adottiva, mettere a fuoco le aspettative, distinguere tra il desiderio e il possibile, tra l’immaginato e il reale, facendo un onesto bilancio tra le risorse e i limiti che verranno messi in gioco nella relazione genitoriale con il bambino adottato.

Il lavoro è svolto in stretta integrazione tra psicologo e assistente sociale, in un continuo dialogo di raccolta e restituzione di contenuti ai coniugi per giungere, infine, ad una relazione accurata e approfondita inviata al giudice. La stessa, in un leale rapporto di trasparenza, verrà letta alla coppia.
Il giudice, convocata la coppia, valuterà l’idoneità della stessa, in autonomia o collegialmente, a seconda se la disponibilità è orientata all'adozione nazionale, internazionale o entrambe.
La coppia non incontrerà più gli operatori fino a quando e se (finalmente!) riuscirà ad accogliere il tanto atteso bambino. E’ durante il primo anno di inserimento dello stesso in famiglia che l’équipe psico-sociale rivede nuovamente i coniugi e, questa volta, insieme al bambino.
Si tratta di una fase molto delicata: l’incontro di due mondi così diversi e, nel dolore del loro passato, anche così simili.
E' fondamentale che la famiglia adottiva trovi nel Consultorio Familiare il supporto adeguato nella ricerca di un nuovo equilibrio, al suo interno, e per intrecciare relazioni con l'esterno, ad esempio, con l'istituzione scolastica e con altri servizi.
E’ questo il periodo della conoscenza reciproca, durante la quale possono emergere problematiche, già note al momento dell’abbinamento oppure nuove.
Il bambino accolto potrebbe avere “bisogni speciali” di accudimento perché malato, o reduce da una storia particolarmente traumatica. In questo caso il ruolo degli operatori può diventare decisivo e assumere un significato chiave nella tessitura di una rete che va oltre la casa accogliente, la cerchia di amici, il confronto in Consultorio, ma che può coinvolgere anche servizi specialistici o strutture sanitarie.
Per concludere, la tematica adottiva comporta competenza, preparazione e anche... passione!!!

 

a cura di: Patrizia Barbagallo e Valeria Ghilardi Assistenti sociali Consultori ASL Bergamo
Responsabile Adozioni: Liliana Gatti
Gruppo Tecnico Adozioni: Gabriella Babini, Eugenio Bani, Mina Damiani,Maria Pighizzini, Silvia Perico, Maura Personeni, Ornella Riceputi, Pietro Rosa , Bruna Ferrero

Come vivere con maggior consapevolezza il ruolo genitoriale
Un’esperienza per mamme e bambini nei Consultori Familiari dell'ASL di Bergamo
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Il Laboratorio “Scopro e osservo è un’attività educativa inserita tra le proposte consultoriali rivolte alle neo-mamme e ai bambini nel primo anno di vita.
Tra i diversi interventi dell'Educatore Professionale è quello che assume particolare rilevanza pedagogica.
All’interno del Laboratorio viene utilizzato “il Cestino dei Tesori”, che raccoglie e fornisce una ricca varietà di oggetti comuni, scelti per stimolare tutti i sensi. Nessuno degli oggetti è definibile “giocattolo” e la maggior parte di essi si possono trovare nell'ambiente familiare.
Il Cestino dei Tesori è un’attività considerata “buona prassi” negli asilo nido ed ha la sua base teorica negli studi di Elinor Goldschmied, psicopedagogista inglese considerata una delle principali esperte in Europa dei servizi per l’infanzia, che lo ha descritto per la prima volta nel 1994 in People Under Three (1).
Infatti il Cestino è "uno dei modi più efficaci per incoraggiare i bambini nel gioco e nell'apprendimento". (Elinor Goldschmied – “Persone da zero a tre anni”) (2)

Quali oggetti nel “Cestino dei tesori”?
Nel Cestino si possono trovare oggetti sia naturali che realizzati con materiali naturali (limone, pigne, conchiglie, gomitoli di lana, centrini di cotone, pennelli da barba…); oggetti di legno (anelli per tende, cucchiai, mollette da bucato…); oggetti metallici (campanelli, coperchi, scatoline…); oggetti in gomma e tessuto (palle di stoffa colorata o di gomma, astucci in pelle, nastri colorati…); oggetti in carta e cartone (carta oleata, portauova, scatoline varie…).

Chi “scopre” e chi “osserva” nel Laboratorio?
Nel Laboratorio chi “osserva” sono le mamme che durante gli incontri vengono invitate ad osservare il loro bambino in una situazione diversa dall’ambiente domestico, attraverso la sperimentazione tattile e sensoriale. Si confrontano in gruppo su tematiche educative inerenti la fase di vita attraversata dal figlio e possono proporre questa piccola esperienza anche a casa: la costruzione di un cestino personale serve ad aprire contesti di gioco e di relazione nuovi, diversi dal consueto.
La mamma ha la possibilità di sperimentare il ruolo di un adulto capace di osservare, di aspettare ad intervenire quando il bambino da dei segnali. In questo senso osservare assume una vera e propria valenza pedagogica.

Chi “scopre” sono i bambini, di età compresa tra i 6 i 9 mesi, che possono, in un contesto di gruppo, sperimentare un’attività di esplorazione con oggetti di uso comune e di materiale diverso contenuti nel “Cestino dei Tesori”, costruendo così la base per la coordinazione senso-motoria, lo sviluppo cognitivo e l’autonomia di azione e di decisione, così importanti nel percorso di crescita.

Come si svolge?
Il Laboratorio prevede tre incontri, gratuiti, a cadenza settimanale della durata di un’ora e mezza, in una palestrina a terra su materassini, in piccoli gruppi di 6-9 mamme con i loro bambini.
L’ambiente è accogliente, sereno e di stimolo, l’ascolto e l’empatia sono gli atteggiamenti che connotano l’esperienza, sono particolarmente curati lo scambio e il confronto tra mamme alla presenza dell’Educatore Professionale, l’osservare il proprio bambino con altri bambini e il “fare” un'esperienza insieme al proprio figlio, che è importante per il genitore in quanto lo aiuta a conoscere ed a capire le potenzialità cognitive e di relazione del proprio bambino.
Il ruolo dell’educatrice è duplice: sia un ruolo di “tutor” nei confronti del gruppo, di regia-sottofondo della situazione, sia di sostegno e accompagnamento all'esperienza, favorendo l’interazione.
Il metodo di conduzione è prettamente educativo, fa riferimento all’educazione degli adulti ed in particolare all’apprendimento esperienziale, la trasformazione “dei fatti quotidiani in apprendimenti”. (Piergiorgio Reggio – “Il quarto sapere” ) (3)

Perché partecipare?
Il Laboratorio “Scopro e osservo” permette di sperimentare l’uso del Cestino, di far conoscere ai genitori il valore che può offrire per lo sviluppo dell’autonomia, della coordinazione senso-motoria e della concentrazione, diventando un intervento di prevenzione primaria, centrato sull’attitudine educativa degli adulti nel rispetto dei bambini in questa età specifica.
A volte le mamme si meravigliano perché non pensavano capace il loro bambino di “lavorare e giocare” da solo, a volte si preoccupano perché si comporta diversamente dagli altri, spesso si confrontano sul rientro al lavoro, sui ruoli nell’accudimento, sul cambio enorme nello stile di vita, nella vita di coppia.
Il Laboratorio può essere utile anche nelle situazioni in cui la mamma vive il cambiamento della nascita di un figlio con una particolare fragilità e diventa per lei importante un sostegno nel nuovo ruolo genitoriale, che passi attraverso il confronto con chi sta vivendo la stessa esperienza, accompagnata da operatori preparati.
Ma all’attività partecipano non solo neo-mamme, anche donne alla seconda, terza gravidanza vengono con l’idea di potersi ritagliare un tempo per osservare il proprio bambino, tra queste c’è chi ripete l’esperienza, in tempi diversi, con più di un figlio.

A quali esigenze risponde?
Il Laboratorio, progettato nel 2006, è attivo attualmente presso i Consultori Familiari di Bergamo, Ponte San Pietro e Villa d’Almè.
Nel 2012 in queste sedi si sono attivati n. 29 Laboratori, coinvolgendo n. 211 mamme (in alcuni casi anche dei papà) con i loro bambini.
Dalla nostra esperienza possiamo dire che il Laboratorio è considerato dalle mamme come un’attività non solo piacevole ma di apprendimento e utile per un sostegno nel loro ruolo genitoriale.
Può diventare in alcuni casi anche un’occasione di socializzazione, dando l’opportunità di intrecciare relazioni, non solo tra mamme e operatori, ma anche tra le stesse mamme, che possono poi mantenere contatti e rapporti interpersonali anche al di fuori del servizio consultoriale.
A volte viene espresso il desiderio di prolungare il percorso, ritenendo che tre incontri siano un tempo breve e rilanciando alcune idee, tra cui quella di ripetere questa esperienza, anche a distanza di tempo.
In conclusione vogliamo sottolineare che il Laboratorio “Scopro e Osservo” è un’opportunità per riflettere su come vivere con maggiore consapevolezza il ruolo genitoriale, in una fase di passaggio che rende più fragili, ma per questo più aperti all’apprendimento ed al cambiamento.

“Quando una madre aborigena si accorge che la sua bambina tenta le prime parole, le lascia toccare le “cose” di quella terra: foglie, frutti, insetti e via dicendo. La bambina, al seno della madre, giocherà con la “cosa”, le parlerà, la proverà con i denti, imparerà il suo nome, e lo ripeterà”   Bruce Chatwin, The Songliners


Per informazioni e iscrizioni:
- Consultorio Familiare di Bergamo Via Borgo Palazzo 130 (padiglione 18A giallo)
Educatore Professionale Dott.ssa Paola Facchinetti TEL: 035/2270626
- Consultorio Familiare di Ponte San Pietro Via Caironi 7
Educatore Professionale Dott.ssa Manuela Capitanio TEL: 035/603257
- Consultorio Familiare Villa d’Almè Via F.lli Calvi
Educatore Professionale Dott.ssa Gabriella Marchesi TEL: 035/636237
 

Manuela Capitanio, Paola Facchinetti e Gabriella Marchesi  -  Educatori Professionali ASL Bergamo

In collaborazione con Dr.ssa Fiorenza Cartellà Specialista in Ginecologia e Ostetricia
Coordinatore Ostetrico Ginecologo dei Consultori ASL Bergamo


Riferimenti bibliografici:

- (1) (2) Elinor Goldschmied, Sonia Jackson “Persone da zero a tre anni” Edizioni Junior
- (3) Piergiorgio Reggio “Il quarto sapere” Ed. Carocci
- Pubblicazione NPI di Bergamo 2012 :”Come favorire lo sviluppo del bambino nel primo anno di vita”


 

Buona pratica
Da Sodexo manifesti promozionali sull’alimentazione

L’azienda Sodexo ha messo a disposizione delle aziende della rete WHP manifesti promozionali sull’alimentazione che possono essere usati come poster, messaggi in busta paga, locandine promozionali, etc... nell’ambito della buona pratica XXXXX. Si tratta di 5 progetti grafici e testuali su controllo del peso corporeo, sale nei cibi, attività fisica, alimentazione, stile di vita sano. I file gentilmente concessi da Sodexo, scaicabili dalla pagina web WHP (tra gli allegati dell’area tematica alimentazione) possono essere riprodotti liberamente dalle aziende aderenti al progetto, purchè non si apportino modifiche. Si ringraziano le aziende dell’insediamento Bayer di Filago per la collaborazione.

Buone pratiche 2.4 e 5.2:
4 date tra aprile e maggio

Ultimi giorni per l’iscrizione dei del Medici Competenti aziendali al corso ECM sulla promozione della salute in azienda.
Si svolgerà nei venerdì pomeriggio dei giorni 13 aprile, 27 aprile, 11 e 25 maggio presso il Consultorio familiare ASL di via Borgo Palazzo a Bergamo.

Per iscrizioni:
lbelotti@ospedaliriuniti.bergamo.it
tel. 035.266962 - 035.269487
 

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ASL In...forma Periodico di informazione dell'Azienda Sanitaria Locale della Provincia di Bergamo ora ATS Bergamo Edizione 2017 - Periodico reg. Tribunale di Bergamo iscritto n°8/2012 in data 22 Febbraio 2012 Direzione e Redazione via Gallicciolli 4 - 24121 Bergamo tel. 035/385199 - e-mail: sabrina.damasconi@ats-bg.it Editore: Mara Azzi Direttore Generale ASL Bergamo - Direttore Responsabile: Sabrina Damasconi Giornalista Ufficio Stampa e Comunicazione ASL BERGAMO
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