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Neve
Prudenza e rispetto delle regole
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E’stata recentemente pubblicata la quinta edizione del Documento “Arriva la neve….la neve….usate la testa” a cura di UNI – Ente Nazionale Italiano di Unificazione, in cui vengono dati suggerimenti e raccomandazioni
1. sul corretto comportamento dello sciatore,
2. sull’importanza di una segnaletica sulle piste da sci,
3. sull’utilizzo di adeguate attrezzature ed accessori nonché sulla loro manutenzione
4. e sulla viabilità ed infine sulla guida in sicurezza in condizioni metereologiche avverse.
Pubblichiamo una sintesi [*], focalizzando l’attenzione soprattutto sugli aspetti comportamentali degli sciatori, in questo periodo caratterizzato dal verificarsi di recenti e gravi incidenti sulle piste da sci al fine di promuovere un’attività motoria e sportiva in sicurezza , benessere e tranquillità.

La situazione geologica dell’Italia evidenzia un territorio coperto per 50% da superficie montuosa, in cui sono presenti circa:
• 2.300 impianti di risalita,
• più di 300 stazioni sciistiche di rilievo
• con 7.800 km di piste da sci alpino e 13.400 km di piste da fondo.

Secondo i dati forniti della Federazione Italiana Sport Invernali (FISI), sono oltre 3,5 milioni i praticanti che ogni anno si confrontano con le diverse discipline invernali: sci, snowboard e sci di fondo sono gli sport che riscuotono maggiore successo tra i più giovani. Purtroppo però, anche se la passione degli italiani per gli sport invernali rimane alta, non si può dire altrettanto del livello d’attenzione che gli amanti dello sci riservano alla propria sicurezza.  I dati forniti dall’Istituto Superiore di Sanità con la collaborazione di 24h Assistance e del Centro Addestramento Alpino della Polizia di Stato, mostrano un tasso complessivo d’incidentalità media di 2 incidenti ogni 1.000 giornate di sci. La maggior parte degli incidenti avviene in seguito a una caduta accidentale dovuta a perdita di controllo dello sci o dello snowboard (73%), mentre gli scontri con altri sciatori contano per il 14% del totale degli eventi, percentuale, questa, in leggero aumento rispetto al 10% circa che si osservava una decina di anni fa. Anche se in Italia i dati registrati sono in linea o leggermente inferiori a quelli degli altri paesi, negli ultimi anni si sono attivate opere di prevenzione che hanno permesso di raggiungere un eccellente standard di sicurezza. Sono stati varati utili strumenti legislativi in materia di sicurezza nella pratica non agonistica degli sport invernali da discesa, compreso lo snowboard e sci da fondo, sulle caratteristiche tecniche dei caschi da sci ed i princìpi fondamentali per la gestione sicura delle aree sciabili attrezzate che devono dotarsi di segnaletica.


Distribuzione degli incidenti per dinamica e attrezzo usato

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dinamica                               sci                        snowboard

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caduta accidentale              72%                            81%

 

scontro con persona            15%                           10%

 

scontro con ostacolo             1%                              0%

 

malore                                    4%                             2%

 

altro                                         8%                            7%

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Distribuzione degli incidenti per diagnosi e attrezzo usato

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Diagnosi                                sci                          snowboard

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contusione                             26%                             32%

 

distorsione                     32%                            14%

 

ferita                                         7%                               6%

 

frattura                                     12%                             24%

 

lussazione                                 6%                             10%

 

altro                                          17%                            15%

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Fonte: elaborazione ISS su dati Centro Addestramento Alpino Polizia - Stagione 2010/2011


“La predisposizione di una chiara, corretta e visibile segnaletica, informazioni sulle caratteristiche della pista ,sui pericoli e divieti, sul comportamento responsabile dello sciatore e sulla sua preparazione fisica, nonché la periodica manutenzione dell’attrezzature, l’utilizzo di un adeguato abbigliamento ed accessori ed infine l’uso obbligatorio del casco per i minori di 14 anni, sono sicuramente i primi e fondamentali strumenti di sicurezza per la prevenzione da rischi di incidenti per gli amanti dello sci”  ha sottolineato il dott. Pietro Imbrogno – Direttore dell’ Area Salute ed Ambiente del Dipartimento di Prevenzione Medica ASL Bergamo.

 

Ecco il decalogo dello sciatore (Previsto dalla Legge 363/2003 e dal Decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti  del 20 dicembre 2005)

 

1 Rispetto per gli altri

Ogni sciatore deve comportarsi in modo da non mettere in pericolo altre persone o provocare danni.

2 Padronanza della velocità e del comportamento

Ogni sciatore deve tenere una velocità e un comportamento adeguati alla propria capacità nonché alle condizioni generali della pista, della libera visuale, del tempo e all’intensità del traffico.

3 Scelta della direzione

Lo sciatore a monte che ha la possibilità di scegliere il percorso, deve tenere una direzione che eviti il pericolo di collisione con lo sciatore a valle.

4 Sorpasso

Il sorpasso può essere effettuato (con sufficiente spazio e visibilità), tanto a monte quanto a valle, sulla destra o sulla sinistra, ma sempre ad una distanza tale da evitare intralci allo sciatore sorpassato.

5 Immissione ed incrocio

Lo sciatore che si immette su una pista o che riparte dopo una sosta, deve assicurarsi di poterlo fare senza pericolo per sé o per gli altri; negli incroci deve dare la precedenza a chi proviene da destra o secondo indicazioni.

6 Sosta

Lo sciatore deve evitare di fermarsi, se non in caso di necessità, nei passaggi obbligati o senza visibilità. La sosta deve avvenire ai bordi della pista. In caso di caduta lo sciatore deve sgomberare la pista al più presto possibile.

7 Salita

In caso di urgente necessità lo sciatore che risale la pista, o la discende a piedi, deve procedere soltanto ai bordi della stessa.

8 Rispetto della segnaletica

Tutti gli sciatori devono rispettare la segnaletica prevista per le piste da sci ed in particolare l’obbligo del casco per i minori di 14 anni.

9 Soccorso

Chiunque deve prestarsi per il soccorso in caso d’incidente.

10 Identificazione

Chiunque sia coinvolto in un incidente o ne è testimone è tenuto a dare le proprie generalità.

 

 

 

 
[*] Fonte: da “Arriva la neve….usate la testa” a cura di UNI – Ente Nazionale Italiano di Unificazione Quinta edizione - Dicembre 2012 Membro italiano ISO e CEN www.uni.com  - www.youtube.com/normeUNI www.twitter.com/normeUNI

 

dott. Pietro Imbrogno – Direttore dell’ Area Salute ed Ambiente del Dipartimento di Prevenzione Medica ASL Bergamo

 

Dal Dipartimento Dipendenze ASL Bergamo
perchè la sigaretta elettronica non è da condannare
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La nicotina è una droga?
La nicotina è una droga al pari di quelle più classicamente definite tali: eroina, cocaina, cannabis.
Secondo il NIDA (National Institute of Drug Abuse) l’ente americano di studio sulle droghe e i comportamenti d’abuso, la nicotina è la droga che in assoluto crea più dipendenza, ancor più dell’eroina. La sua diffusione è tale che quasi un miliardo di persone ogni giorno accende miliardi di sigarette pur sapendo che il fumo è causa della morte di cinque milioni di fumatori all’anno.
Che il fumo faccia male è un dato di fatto e non più discutibile da molto tempo: secondo il Global Burden of Desease (Fattori di rischio globale per le malattie) del 2010 il fumo di tabacco è il secondo maggior fattore di rischio per malattia (primo fattore per gli uomini e quarto per le donne).
Ne deriva che il trattamento della dipendenza da nicotina è una delle principali patologie da trattare proprio perché a sua volta è causa di innumerevoli altre patologie (principalmente malattie cardiovascolari, cancro e numerose malattie dell’apparato respiratorio).

La nicotina crea dipendenza
La nicotina, principale sostanza psicoattiva contenuta nel fumo di tabacco, è la principale responsabile della dipendenza dal fumo di tabacco. Essa si lega ad un particolare tipo di recettore (i recettori dell’acetilcolina) presenti in numerose aree cerebrali); in modo analogo ad altre sostanze d’abuso attiva il sistema dopaminergico coinvolto nell’elaborazione del piacere e della gratificazione e considerato la stazione finale comune dei processi che portano alla dipendenza.
La nicotina agisce diffusamente sul cervello attivando soprattutto corteccia pre-frontale, talamo e gangli della base. Il suo effetto psicostimolante si manifesta con un miglioramento dell’umore e della concentrazione, riduzione dell’ansia, dello stress e della fame. L’interruzione dell’assunzione prolungata induce al contrario depressione, ansia, alterazione delle prestazioni cognitive, disturbo del sonno, in particolare sonnolenza diurna ed insonnia notturna, aumento del peso.
D’altra parte non è la nicotina che è responsabile diretto delle patologie correlate al fumo di tabacco: potremmo esagerare dicendo che la nicotina è il mandante ma gli esecutori materiali del delitto sono molte altre sostanze che derivano dalla combustione del tabacco e della carta e che vengono inalate.

Quali i trattamenti
Ma cosa abbiamo per poter trattare questa patologia? Orbene a differenza di altre dipendenze abbiamo ben 3 farmaci registrati con l’indicazione specifica: la nicotina, la vareniclina e il bupropione: gli studi di efficacia hanno ben evidenziato come queste terapie siano superiori al placebo con percentuali di successo (variabili a secondo degli studi) intorno al 50% ad un anno.
Accanto ai farmaci i trattamenti genericamente definiti “psicologici”, in genere di gruppo, che comprendono un pot-pourri di tecniche di tipo motivazionale o cognitivo-comportamentale che pare abbiano un’efficacia fra il 30 ed il 50% ad un anno, comunque superiori all’effetto del placebo.
Infine vi sono trattamenti “alternativi” quali agopuntura e omeopatia che spesso prevedono l’associazione di tecniche di lavoro di tipo comportamentale o cognitivo per i quali, però, non sono disponibili, attualmente, dati definitivi sulla loro efficacia.

Gli studi sull’efficacia dei trattamenti
Gli studi sull’efficacia dei trattamenti presentano almeno due “limiti”:

  • il tempo di studio: è evidente che si devono rispettare criteri rigorosi per cui già considerare un anno come end point è molto impegnativo e non sempre viene garantito.
  • la popolazione oggetto dello studio: siamo abituati a considerare i tabagisti una popolazione uniforme relativamente al comportamento (in questo caso fumatori di tabacco) ma al suo interno esistono variabili estremamente importanti che vanno dal grado di dipendenza alla motivazione al trattamento, dalla co-presenza di sintomi e disturbi psichici (ansia e depressione in primis) alla sfera socio-ambientale.

Al di là di tutte queste considerazioni, il concetto fondamentale e straordinario è che il fumatore, come qualunque “addictive patient” sa intimamente molto bene che la sigaretta è diversa dalla terapia sostitutiva con nicotina, perché?
Perché la nicotina quando agisce sui propri recettori ne provoca anche una desensibilizzazione e quindi, di fatto, una minor gratificazione (la prima sigaretta della mattina è descritta dai fumatori come una delle migliori perché, passata la notte, i recettori della nicotina sono lì, belli pronti a ricevere lo stimolo e provocare un livello di gratificazione molto superiore a quello della seconda sigaretta).

La sigaretta elettronica
Nel 2003 in Cina viene inventata la sigaretta elettronica che viene definita come “terapia miracolosa per i fumatori che non riescono a smettere di fumare”.
Cosa succede con la sigaretta elettronica?
Al di là delle inevitabili polemiche che da sempre accompagna il mondo delle sostanze ricreazionali (droghe) e delle sue terapie, il principio importante della sigaretta elettronica è la vaporizzazione della nicotina comandata dall’aspirazione.
Nel momento dell’inalazione, la sigaretta elettronica offre la dose di nicotina equivalente alla sigaretta preferita, senza tutte le sostanze tossiche (forse) prodotte dalla combustione del tabacco ma, soprattutto, ti offre la quantità di nicotina a seconda dell’intensità di aspirazione che il fumatore “naturalmente” regola a seconda della propria necessità. Geniale! E, infatti, il successo è stato assicurato con milioni di persone che sono passati alla pratica dello “svapare”.
La grande diffusione che la sigaretta elettronica ha avuto pone inevitabilmente una serie di preoccupazioni per le autorità sanitarie: le aziende che hanno investito sono migliaia e i controlli di qualità difficili, ma necessari; sarebbe auspicabile (proposta dell’OMS) che le sigarette elettroniche fossero vendute come dispositivi farmaceutici e non come prodotti del tabacco.
Nell’Unione Europea la situazione normativa è molto variegata: Belgio, Danimarca, Estonia, Germania, Ungheria, Austria, Slovenia, Portogallo, Finlandia e Svezia sono gestite integralmente, o parzialmente come prodotti farmaceutici.
In Francia sono regolamentate solo se utilizzate a scopo terapeutico.
Nel Regno Unito e Lettonia stanno per essere disciplinate, in Italia sono vietate ai minori di anni 16.

Riprendendo le considerazioni iniziali riguardanti la gravità della dipendenza da nicotina e delle patologie correlate, un atteggiamento pragmatico al problema non dovrebbe criminalizzare le sigarette elettroniche, considerandole invece un buono strumento che rappresenta un’ottima soluzione per tutti i fumatori che non vogliono, o non riescono, a smettere di fumare (che rimane, ovviamente, l’obiettivo migliore).

dott. Marco Riglietta – Direttore Dipartimento delle Dipendenze ASL Bergamo

Screening
Due appuntamenti, un grande successo
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In provincia di Bergamo il programma di screening del carcinoma colon rettale è stato avviato, in via sperimentale su alcuni distretti, nel 2005 in base alla DGR N. VII/20889 del 16.2.2005. Dal 2008 si è raggiunta l’estensione su tutto il territorio provinciale.
Per la realizzazione del progetto di sanità pubblica è stata fondamentale la costruzione di una rete collaborativa tra professionisti della salute: ASL, Strutture Sanitarie, Farmacie, Medicina di Assistenza Primaria. Sul territorio sono stati amplificati i messaggi di prevenzione da parte si tutti gli attori di sistema, dalle Autorità locali (Amministrazioni) e dalle associazioni di volontariato.

Testimonianze dell’importanza dell’attività sono state portate al Convegno “Lo screening dei tumori del colon retto: aggiornamento per Farmacisti e Medici di Assistenza Primaria”, tenutosi sabato 1 giugno 2013 presso la Sala Lombardia dell’ASL, organizzato e promosso dall’ASL in collaborazione con le Strutture Sanitarie, i Farmacisti ed i Medici di Assistenza Primaria e di cui è stata prevista anche una seconda edizione lo scorso sabato 16 novembre 2013.

L’introduzione ai lavori è stata fatta dal Dott. Giorgio Barbaglio, Direttore Sanitario dell’ASL, che ha individuato nello screening organizzato un intervento di sanità pubblica e l’esempio concreto di una rete tra ASL, strutture sanitarie e territorio (Medici di Assistenza Primaria e Farmacisti) a misura di cittadino. Lo screening organizzato dall’ASL è un sistema integrato di professionisti, che collaborano e misurano le proprie performance, a beneficio dell’utenza per una malattia che interessa molte persone. Nei Paesi occidentali il cancro del colon-retto rappresenta il terzo tumore maligno per incidenza e mortalità, dopo quello della mammella nella donna e quello del polmone nell'uomo. La malattia, abbastanza rara prima dei 40 anni, è sempre più frequente a partire dai 60 anni, raggiunge il picco massimo verso gli 80 anni e colpisce in egual misura uomini e donne. Negli ultimi anni si è assistito a un aumento del numero di tumori, ma anche a una diminuzione della mortalità, attribuibile soprattutto a un'informazione più adeguata sulla prevenzione primaria, alla diagnosi precoce (grazie ai programmi di screening) e ai miglioramenti nel campo della terapia.

Durante i lavori sono stati illustrati dalla D.ssa Antonella Buzzi della U.O. Anatomia Patologica dell’A.O. “Bolognini” di Seriate e dal Dott. Nicola Gaffuri, Direttore della U.F. Endoscopia Digestiva della Clinica “Humanitas-Gavazzeni” di Bergamo i percorsi diagnostici degli assistiti, arruolati dal programma di screening e nella clinica, mettendo in evidenza scelte tecnologiche e contenuti scientifici, adottati a garanzia della qualità delle prestazioni sanitarie, rese ai cittadini bergamaschi.
Il Dott. Sergio Cavenati, Direttore del Servizio di Endoscopia Digestiva dell’A.O. “Treviglio-Caravaggio” di Treviglio, ha illustrato la dissezione sottomucosa, una tecnica endoscopica per il trattamento delle lesioni pre-cancerose e lesioni maligne precoci, innovativa ma riservata a pochi casi in funzione delle caratteristiche e della sede delle lesioni.

Sono stati trattati anche aspetti organizzativi, caratteristiche e limiti del test per la determinazione del sangue occulto fecale dalla D.ssa Daniela Mendogni, Responsabile del Laboratorio di Sanità Pubblica e Responsabile Scientifico del convegno.

I relatori hanno condiviso con i partecipanti informazioni circa le scelte strategiche dell’ASL in materia di organizzazione nelle varie fasi del processo di screening: gestione degli inviti della popolazione, informazioni all'utenza circa la campagna e indicazioni per limitare la variabilità preanalitica del test per la determinazione del sangue occulto fecale, modalità di comunicazione degli esiti delle indagini di 1° e 2° livello, criteri di esclusione dal programma ed indicazioni di follow up.
Una sessione è stata dedicata al ruolo fondamentale di promotori della salute da parte dei Farmacisti e dei Medici di Assistenza Primaria nel programma di screening organizzato dall’ASL.
Il Dott. Gianni Petrosillo, presidente di Federfarma Bergamo, ha illustrato i risultati di un questionario, compilato da 41 farmacie bergamasche, che indagava alcuni aspetti organizzativi quali l’accesso dell’utenza in farmacia per ritirare il Kit, riconsegnare il campione ed acquisire informazioni sulle modalità organizzative e sui risultati della campagna di prevenzione.
La partecipazione allo screening colon rettale è testimonianza di un nuovo ruolo per la farmacia che, integrandosi con le altre strutture sanitarie del territorio, muove verso un’ottimizzazione delle risorse ed un aumento della qualità dei servizi resi alla popolazione.
Il Dott. Marzio Mazzoleni, Medico di Assistenza Primari (MAP) del Distretto di Treviglio, ha sottolineato alcuni passaggi fondamentali del percorso decisionale dell’assistito prima, durante e dopo l’arruolamento nell’iter diagnostico-terapeutico di screening.
Il MAP ha un ruolo fondamentale, insostituibile per la vicinanza all’assistito. Il MAP può fornire contenuti sulla prevenzione primaria ed informazioni per chiarire e supportare le fasi di intervento degli specialisti; può garantire la sorveglianza dei parenti di assistiti con diagnosi di tumore del colon retto e può governare l’appropriatezza dei follow up post trattamento.

L'intervento della D.ssa Laura Tessandri, Referente del Centro Screening Oncologici del Servizio Medicina Preventiva dell’ASL, e del Dott. Paolo Ravelli, Direttore della U.O. Endoscopia dell’A. O. “Papa Giovanni XXIII” di Bergamo e Coordinatore provinciale dei programmi di screening per la disciplina di Gastroenterologia, ha consentito la condivisione di alcuni dati di attività del programma di screening in provincia di Bergamo, confrontati con i dati medi osservati a livello regionale e nazionale.
Per alcuni indicatori di performance il nostro programma di screening è stato confrontato con gli standard “nazionali” di riferimento, prodotti dalle società scientifiche (europee), approvati dall’Osservatorio Nazionale Screening, organismo del Ministero della Salute.

I partecipanti (Medici di Assistenza Primaria, Farmacisti, Infermieri, Assistenti Sanitari, Educatori Professionali, Tecnici di Laboratorio) hanno gradito l’articolazione organizzativa dell’evento ed i contenuti proposti, formulando osservazioni e domande a tutti i relatori.

I risultati dello screening sono pubblicati sui siti istituzionali attraverso report annuali:
- per i Distretti Socio Sanitari dell’ASL di Bergamo il “Rapporto sui risultati delle attività di prevenzione, controllo e di promozione della salute - Anno 2011”
http://www.asl.bergamo.it/servizi/notizie/notizie_fase02.aspx?ID=5617
- per la Regione Lombardia il documento “Screening del Carcinoma Colon Rettale in Regione Lombardia - Aggiornamento 2010”
http://www.sanita.regione.lombardia.it/cs/Satellite?c=News&childpagename=DG_Sanita%2FDetail&cid=1213291118521&p=1213282316779&pagename=DG_SANWrapper
- per i dati nazionali fino al 2009 il “IX Rapporto dell’Osservatorio Nazionale Screening”
http://www.osservatorionazionalescreening.it/sites/default/files/allegati/EPv36i6s1.pdf
Sabato 16 novembre 2013 è stata proposta la seconda edizione, con eventuali aggiornamenti dei dati presentati durante il 1° incontro.

 

D.ssa Daniela Mendogni -  Responsabile del Laboratorio di Sanità Pubblica ASL Bergamo e Responsabile Scientifico del convegno

D.ssa Giuliana Rocca - Responsabile Servizio Medicina Preventiva di Comunità ASL Bergamo

D.ssa Laura Tessandri -  Referente del Centro Screening Oncologici del Servizio Medicina Preventiva ASL Bergamo

Pidocchi
Tutto quello che bisogna sapere
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Parlare di pidocchi sembra quasi di parlare di un incubo: in realtà non bisogna lasciarsi sopraffare dall’ansia, ma mettere in atto con costanza alcune semplici ed efficaci misure di prevenzione.
Pur non essendoci serie conseguenze per la salute, la loro presenza genera frequentemente preoccupazioni ed anche fastidiosi imbarazzi, tra docenti e genitori, che rischiano di far ritardare interventi veloci ed adeguati.
Cos’è
Prima di tutto è bene sapere che non è una malattia, ma una infestazione, che coinvolge solo l’uomo, causata dai pidocchi, parassiti di piccolissime dimensioni (2-3 mm), di colore grigio-biancastro, che si nutrono di sangue pungendo ripetutamente il cuoio capelluto e si riproducono depositando uova (le lendini), che si schiudono nell’arco di 7 giorni.
La diffusione dei pidocchi è mondiale e le epidemie sono comuni soprattutto tra i bambini in scuole e istituzioni. I bambini tra i 3 e 10 anni sono più frequentemente colpiti. Anche il contagio all’interno della famiglia è frequente.  L’infestazione può essere asintomatica o manifestarsi con prurito intenso alla testa. Ispezionando il capo si possono riconoscere le uova, soprattutto nella zona della nuca e dietro le orecchie, che appaiono come puntini di aspetto biancastro; le uova possono confondersi con la forfora per il loro aspetto, ma a differenza di questa sono fortemente attaccate al cuoio capelluto ed ai capelli.
La presenza dei pidocchi non è assolutamente indicativa di scarsa igiene personale, anzi sembra vivere bene nel pulito.
Gli animali domestici non trasmettono i pidocchi.

Come si trasmette
Il pidocchio non vola e non salta. Riesce a spostarsi da una persona all’altra solo in caso di un contatto diretto fra le teste. Il contagio può avvenire anche attraverso indumenti infestati (berretti, sciarpe, …) o con l’uso in comune di pettini, spazzole e cuffie da bagno.
Lontano dalla testa il pidocchio sopravvive solo per poche ore.
L’infestazione non è associata alla lunghezza dei capelli.

La prevenzione
Non esiste alcun prodotto in grado di prevenire l’infestazione, ma alcuni accorgimenti possono essere utili per evitare il diffondersi dell’infestazione e
ridurre il rischio di contagio:

• ispezionare con regolarità la testa del bambino;
• evitare lo scambio di berretti, cappotti, sciarpe, asciugamani e altri effetti personali

Cosa occorre fare in caso di infestazione
Devono essere trattate solo le infestazioni confermate.
Applicare immediatamente uno specifico prodotto antiparassitario (shampoo, gel, schiuma ecc.), che si acquista direttamente in farmacia.
Il prodotto va applicato seguendo attentamente le istruzioni riportate nella confezione.
Dopo aver risciacquato e frizionato il capo con una soluzione di acqua e aceto, si utilizza un pettine a denti fitti per rimuovere le uova. E’ consigliabile ripetere il tutto dopo circa una settimana.
Ricontrollare sempre con molta cura a fine trattamento i capelli e rimuovere meccanicamente le eventuali lendini rimaste.
In presenza di pidocchi i controlli vanno estesi a tutti i componenti della famiglia.
Lavare a 60°C in lavatrice o a secco i capi di abbigliamento infestati, le lenzuola e le federe.
Immergere in acqua bollente e shampoo antiparassitario/detersivo/disinfettante per 1 ora, pettini, spazzole e fermagli.
Tutti gli oggetti che vengono ripetutamente tenuti a contatto con i capelli (ad es. peluche usati per addormentarsi) che non possono essere lavati in acqua o a secco, dovranno essere lasciati all’aria aperta.
Può essere utile passare a fondo tappeti, cuscini e divani con l’aspirapolvere.

Cosa non è indicato fare in caso di infestazione
Non è necessario l’allontanamento immediato dalla scuola del bambino con pediculosi del capo.
Se si sono seguite le corrette procedure, il bambino può tornare a scuola il giorno successivo al primo trattamento.
Non è indicato l’uso di shampoo specifici a scopo preventivo, in quanto inefficaci.
Non è indicata la disinfestazione degli ambienti.
 

 Dr.ssa Livia Trezzi - Responsabile Servizio di Prevenzione ed Epidemiologia Malattie Infettive ASL Bergamo

  

Viaggiare(?), informati e vaccinati
Informazioni utili
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I viaggi offrono l’occasione di esperienze affascinanti ed indimenticabili. Sono tantissime ormai le persone che si spostano da una parte all’altra del pianeta per diversi motivi: lavoro, vacanze, interventi umanitari o interessi personali. Curiosa la notizia che evidenzia come i viaggi verso mete esotiche, aree tropicali o Paesi in via di sviluppo siano in continuo incremento. E’ però importante considerare che quando si viaggia verso queste nazioni, le condizioni igienico-sanitarie potrebbero risultare deludenti o poco soddisfacenti per gli stili di vita o standard a cui siamo abituati. Considerato che siamo un popolo di viaggiatori, è fondamentale affrontare un viaggio con adeguate informazioni e preparazione in merito ai problemi sanitari che potrebbero manifestarsi.
Onde evitare di rovinare il piacere di una vacanza tanto sognata e trepidamente attesa, per problemi di salute prevenibili, prima della partenza soprattutto verso mete esotiche, è consigliabile interpellare un esperto del settore. La crescente esigenza di ricevere indicazioni precise, complete ed il più possibile personalizzate, riguardo al viaggio che si intende intraprendere, il periodo e la durata di permanenza per valutare le migliori condizioni di benessere volte a tutelare la propria salute anche durante i viaggi, è un bisogno dei cittadini che Asl Bergamo si è presa a cuore, garantendo un servizio specifico, con personale competente, nell’Ambulatorio per la Prevenzione delle Malattie del Viaggiatore. Il rischio, per il viaggiatore, di contrarre malattie infettive può insorgere sia durante il viaggio sia al rientro, per questo Asl Bergamo incoraggia i cittadini che avvertono dei sintomi, di effettuare un controllo sanitario con l’obiettivo di: identificare e trattare tempestivamente la malattia importata ed evitare che la stessa, se contagiosa, possa essere trasmessa ad altri. Questo comportamento, permette di contenere il rischio di diffondere infezioni non presenti nel nostro territorio e che potrebbero costituire un serio problema di salute pubblica.
Pertanto Asl che ha, tra gli altri, anche il compito istituzionale di dare informazioni al viaggiatore su i rischi infettivi importanti a cui potrebbe essere esposto durante i viaggi, garantisce periodici incontri formativi, come l’ultimo convegno “La Medicina del Lavoro e la Medicina dei Viaggi, sinergia indispensabile per la Salute del lavoratore” in cui erano presenti esperti in materia, operatori sanitari e competenti medici. Inoltre Asl ha contribuito concretamente alla costituzione di “reti sanitarie”con ospedali, farmacie, medicina del territorio, in quanto anche in questo settore è fondamentale l’integrazione dei Servizi e l’ottimizzazione delle risorse presenti sul territorio.
In generale è bene seguire un vademecum di comportamento. Molte malattie infettive mettono a rischio il viaggiatore, ma queste possono essere evitate con adeguate vaccinazioni. Alcune sono richieste obbligatoriamente da alcuni Paesi: antifebbre gialla, antimeningococcica, antipoliomielite. Molte sono raccomandate per la protezione personale: antiepatite A e B, antitifo-paratifo, anticolerica, antitetano e difterite, antirabbica, antiencefalite giapponese, antimeningoencefalite da zecche, antimorbillo, rosolia, parotite, antivaricella, antinfluenzale. E’ importante sapere che la maggior parte delle vaccinazioni conferisce protezione per lunghi periodi, quindi utili per successivi viaggi. Diverso il caso della malaria, per la quale non esiste un vaccino, ma è necessario prevedere una chemioprofilassi specifica da ripetere ad ogni viaggio e da assumere dietro controllo medico.
E’ consigliabile dotarsi di una “farmacia da viaggio”: disinfettanti, cerotti, colliri, garze sterili, guanti monouso, termometro, antidolorifici, disinfettanti per l’acqua, cortisonici per punture d’insetti o manifestazioni allergiche. E’ importante sia la scelta del farmaco, concordata con il proprio medico curante, sia la corretta assunzione ed è preferibile portare sempre con sé anche i farmaci che si assumono abitualmente per situazioni particolari. Per quanto riguarda l’alimentazione, nei Paesi della fascia tropicale o subtropicale, per il consumo di alimenti e bevande, è buona norma lavarsi sempre le mani prima di mangiare, bere ed utilizzare acqua imbottigliata, bollita o disinfettata con amuchina e mangiare frutta sbucciandola da sé.

Le precauzioni prima di affrontare un viaggio oltre confine.
Asl Bergamo ha attivi sette ambulatori del Viaggiatore Internazionale collocati in: Bergamo, Bonate Sotto, Zogno, Albino, Trescore, Treviglio e Romano. Prima di ogni partenza, soprattutto verso Paesi esotici, è buona regola rivolgersi almeno un mese prima, su appuntamento, ai servizi per consultare gli operatori sanitari che offrono informazioni relative alle vaccinazioni obbligatorie e raccomandate per il Paese che si intende visitare, consulenze specialistiche relative ad eventuali rischi ed utili consigli.
I cittadini interessati possono presentarsi:
- personalmente al colloquio, in quanto non vengono dati consigli telefonici;
- informare della durata e tipologia del viaggio (organizzato o non, a breve permanenza, verso mete turistiche urbane, rurali, missioni) per definire le misure di prevenzione da adottare più idonee;
- informare in merito l’assunzione di farmaci per particolari malattie. Per bambini, anziani, donne in gravidanza, persone che effettueranno un viaggio “avventuroso” è richiesta l’adozione di maggiori precauzioni;
- chiedere informazioni per stipulare un’assicurazione, se non già prevista, per eventuali spese sanitarie all’estero.

Dott.ssa Sabrina Damasconi

http://aslinforma.youspace.it/index.asp

Prevenzione
Secondo la statistica a livello mondiale, è il secondo tumore maligno della donna
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Il tumore del collo dell’utero rappresenta un importante problema sanitario: a livello mondiale è il secondo tumore maligno della donna, con circa 500.000 nuovi casi stimati nel 2002, l’80% dei quali nei Paesi in via di sviluppo.
In Italia, i dati dei registri nazionali tumori relativi agli anni 1998-2002 mostrano che ogni anno sono stati diagnosticati 3.500 nuovi casi di tumore del collo dell’utero (pari a una stima annuale di 10 casi ogni 100.000 donne) e 1.000 sono i decessi per questa patologia.
Nel corso della vita di una donna, il rischio di avere una diagnosi di tumore del collo dell’utero è del 6,2 per mille (1 caso ogni 163 donne), mentre il rischio di morire è di 0,8 per mille.
In accordo con le linee guida internazionali, in Italia il pap-test è raccomandato ogni tre anni, per le donne di età compresa tra 25 e 64 anni.

Campagna di sensibilizzazione del pap test di prevenzione

Da ottobre 2011 l’ASL della provincia di Bergamo, in collaborazione con le Strutture Sanitarie della provincia, ha avviato una campagna di sensibilizzazione per la diagnosi precoce del tumore del collo dell’utero.
Nel 2011 in provincia di Bergamo le donne di età 25-64 anni, residenti erano 301.692* (*dati ISTAT 2010) e secondo le banche dati sanitarie risultava che 36% aveva eseguito un pap test negli ultimi 5 anni e che il 61% non risulta aver fatto un pap test a carico del Sistema Sanitario Regionale negli ultimi 5 anni (2006-2010).
Proprio le donne, che non avevano effettuato l’esame di screening, erano da considerarsi più esposte al rischio di sviluppare la malattia ed a queste l’ASL di Bergamo si è rivolta con una lettera informativa personalizzata, in cui erano riportate tutte le informazioni su dove e come prenotare il pap test.
Dopo oltre un anno dall’avvio della campagna di sensibilizzazione del pap test di prevenzione da parte dell’ASL, la rilevazione dei dati locali al 31 dicembre 2012 indica che il 33,7% (103.041) delle 305.474 donne residenti** (**dati ISTAT 2011) non hanno eseguito un pap test a carico del SSR negli ultimi 5 anni e 43.352 donne hanno effettuato l’esame in un periodo compreso tra i 3 ed i 5 anni.

Dai dati (vedi tabella) si evince come le donne bergamasche abbiano risposto positivamente all’offerta attiva di prevenzione secondaria per il tumore del collo dell’utero organizzata dall’ASL in collaborazione con le Strutture Sanitarie locali.

Percorso diagnostico terapeutico dei tumori della cervice uterina

Nell’aprile del 2012 si e’ costituito il Tavolo Tecnico Interaziendale Multidisciplinare per la patologia cervico-vaginale oncologica, di cui l’ASL di Bergamo e’ stata promotrice, che ha visto la collaborazione tra gli Operatori, coinvolti nel percorso diagnostico–terapeutico dei tumori della cevice uterina, appartenenti all’Asl ed alle Strutture Sanitarie della Provincia di Bergamo. L’obiettivo finale di questo Tavolo Tecnico e’ stata la definizione di un protocollo diagnostico-terapeutico per il I ed il II livello della prevenzione del carcinoma della cervice uterina, con lo scopo di garantire un percorso condiviso in tutta la Provincia di Bergamo, nella gestione di pap test anomalo, supportato dalle piu’ recenti evidenze scientifiche e rispettoso dei criteri di appropriatezza.

Da numerosi studi epidemiologici emerge che Il tumore del collo dell’utero riconosce come causa necessaria, ma non sufficiente, la persistenza dell’infezione da papillomavirus (HPV). Esistono diversi cofattori associati allo sviluppo di questa forma tumorale come il fumo di sigaretta, l’eta’, l’elevato numero di gravidanze,la presenza di altre infezioni sessualmente trasmesse, una condizione di immunodeficienza, l’impiego di contraccettivi orali ed il mancato utilizzo di contraccettivi di barriera. Al fine di aumentare le conoscenze sulle infezioni e patologie HPV correlate, l’ASL di Bergamo ha organizzato il Convegno “Dall'infezione HPV alla gestione del pap test anomalo e delle patologie HPV correlate” , che si svolgera’ in due edizioni l’8 giugno ed il 9 novembre 2013 presso la Sede dell’ASL, rivolto ai professionisti,che, in prima persona, sono coinvolti nelle attivita’ di informazione,prevenzione, diagnosi e cura del tumore della cervice uterina. .


Dr.ssa Tessandri Laura - Centro Screening Oncologici Dipartimento di Prevenzione Medico ASL Bergamo
Dr.ssa Fiorenza Cartellà - Coordinatore Ostetrico – Ginecologo dei Consultori ASL Bergamo

Doping
Lo sapevi che anche le sostanze lecite possono creare problemi alla salute?
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Il fenomeno del doping sta assumendo dimensioni preoccupanti e i recenti fatti verificatisi nel mondo del professionismo non sono che la punta dell’iceberg: dati allarmanti infatti provengono dallo sport amatoriale e il fenomeno non risparmia neppure le categorie più giovani.
E’ bene sapere che anche le sostanze lecite possono creare problemi alla salute.
Oggi il mercato offre una gamma di prodotti dalle più o meno documentate virtù in campo atletico, ed il messaggio sottostante sembra essere “soltanto usando regolarmente questo e quel prodotto è possibile conseguire un reale livello di competitività”, messaggio rinforzato dal ricorso a campioni come “testimonial”.

Il ricorso al doping (utilizzo di farmaci “vietati”) si configura come reato se effettuato in ambito di attività sportiva agonista, ma globalmente il fenomeno dell’assunzione incongrua di farmaci, nelle loro diverse tipologie, riguarda un po’ globalmente l’ambiente dello sport, e non solo..
L’utilizzo “interessa” anche altri settori che vanno dai body builder al mondo dello spettacolo, e diverse categorie di “consumatori: dai “normali” frequentatori di palestre o di società sportive amatoriali, agli operatori di Borsa o ad figure appartenenti all’ambito militare.
Lo stesso l’utilizzo di queste sostanze assume scopi (o risponde ad attese) molto variegati tra loro: dalla voglia di tenere i muscoli tonici con allenamenti ridotti, alla voglia di essere vincenti “nell’immagine” (più magri e più aggressivi) sino al desiderio di aumentare la resistenza alla fatica e alla convinzione che l’utilizzo di testosterone migliori le prestazioni sessuali. (http://rassegnastampa.unipi.it/rassegna/archivio/2012/05/15SI82008.PDF)

Malgrado possano essere specificatamente definite “sostanze dopanti” solo quelle elencate nelle tabelle emessa dal Ministero della Salute http://www.salute.gov.it/antiDoping/paginaInternaMenu.jsp?id=134&menu=strumentieservizi (ultimo aggiornamento 18.05.2012) le sostanze farmaceutiche coinvolte in un consumo incongruo e spesso auto-prescritto sono molte e non tutte presenti in questo elenco.

I farmaci maggiormente utilizzati spaziano dagli anabolizzanti agli ormoni, dagli stimolanti agli integratori e agli alimenti energetici, sostanze queste ultime “lecite” anche nell’attività sportiva agonista, ma comunque nocive se assunte in quantità eccessive.
Si segnala relativamente a tale argomento una interessante pubblicazione dell’Istituto Superiore di Sanità: “La medicalizzazione dell’atleta” scaricabile al link http://www.iss.it/binary/dopi/cont/La_medicalizzazione_dell_atleta.pdf

L’utilizzo eccessivo di questi prodotti farmaceutici, con l’andare del tempo, oltre a esporre la persona a rischio di danni organici, in particolare a fegato, cuore e reni (vedi tabella seguente) può sfociare, nel tempo, in una dipendenza vera e propria. Si può manifestare principalmente come una dipendenza comportamentale in cui il culto del corpo diventa una ossessione (Vigoressia o Complesso di Odone).
Vigoressia: ossessiva attenzione per la propria forma fisica e lo sviluppo muscolare che colpisce soprattutto, ma non solo i maschi, principalmente in una fascia di età tra i 25 e i 35 anni, dediti ad una intensa attività fisic).

  

farmaco

caratteristiche

effetto ricercato

rischi

Tipologia

Informazioni

Effetti

Rischi

Androstenedione

(ormone steroideo)

L'androstenedione viene venduto anche senza prescrizione medica come un “integratore nutrizionale”

I produttori e le riviste di bodybuilding rimarcano la sua capacità di permettere agli atleti di allenarsi più intensamente e di beneficiare di una fase di recupero più rapida.

negli uomini :

•diminuzione della produzione di sperma

•acne

•restringimento della sacca scrotale

•ginecomastia

nelle donne:

•acne

•mascolinizzazione, come voce più profonda e calvizie maschile

 

Può diminuire il colesterolo HDL (il colesterolo "buono"). Ciò incrementa il rischio di infarto e ictus

Antidolorifici

( FANS)

 

Significativo risulta l’utilizzo autoprescritto di farmaci antidolorifici. La scelta è spesso rivolta verso molecole “importanti” come il tramadolo o segnalati a rischio come il nimesulide

Poter svolgere attività fisica anche dopo infortunio senza aspettare periodo di remissione naturale.

Rischi di possibile comparsa di reazioni avverse, possibile aggravamento della patologia, mascherata proprio dalla assunzione di farmaco. Su alcuni farmaci rilevante rischio di epatossicità .

Stimolanti

( Caffeina, guaranà)

 

Possiedono azione stimolante verso il Sistema Nervoso Centrale e la struttura muscolare. Sono contenuti, anche in concentrazione elevata, negli  Energy drink e spesso la concentrazione non viene indicata in etichetta e pertanto non è conosciuta.

Segnalato positivo effetto sull’aumento della resistenza in esercizi prolungati

In quantità maggiore a 300500 mg dal giorno possono dare irrequietezza, eccitamento psicomotorio, nervosismo, irritabilità e insonnia, mal di testa, disturbi gastrointestinali, palpitazioni, aritmia, tachicardia. Il mal di testa è frequentissimo quando si sospende l’utilizzo .

Amminoacidi

 

 

In particolare vengono utilizzati aminoacidi essenziali, così chiamati perché il nostro organismo non è in grado di sintetizzarli e quindi deve assumerli come tali attraverso l’alimentazione

Gli amminoacidi  ramificati un svolgono un ruolo significativo nei muscoli per favorirne la sintesi proteica e ridurre i tempi di recupero (un grammo di ramificati per 10 kg di peso corporeo)

Esistono controindicazioni nei casi di patologia renale, epatica, in gravidanza e al di sotto dei 12 anni

 

Creatina

 

 

Ha il ruolo, all’interno delle cellule, di trasportare energia dai siti di produzione, i mitocondri, ai luoghi di utilizzo.

 

Si può ottenere un miglioramento della capacità anaerobica e delle prestazioni muscolari,

 

I possibili effetti collaterali della creatina che possono ridurre le prestazioni atletiche includono:

crampi allo stomaco, crampi muscolari, nausea, diarrea, aumento di peso.

 Dosi elevate posso causare danni a fegato e reni

Antiossidanti

 

 

Agiscono favorendo l’eliminazione dei radicali liberi  e favoriscono i processi di detossificazione

Effetto di “protezione” delle strutture muscolo scheletriche sottoposte a stress

Il Journal American Medical Association ha pubblicato un studio (JAMA 297,8: 842-857; 2007) in cui viene affermato che le sostanze “antiossidanti”, di solito largamente presenti negli integratori alimentari, non migliorano lo stato di salute, ma al contrario possono aumentare la mortalita’. Questo probabilmente perché si va ad interferire con alcuni essenziali meccanismi di difesa dell’organismo umano, come l’apoptosi  (morte cellulare programmata in cellula danneggiata o infetta)

Dimensione del fenomeno
Alcune stime sul fenomeno evidenziano dati preoccupanti. Dai dati diffusi dal Ministero della salute si evidenzia che una persona su dieci (10%), tra i frequentatori abituali di palestre, si “aiuta” con sostanze dopanti anche in maniera costante e che tra i professionisti dello sport l’assunzione di sostanze dopanti riguarderebbe“solo” il 3% dei casi.
Da una indagine svolta a Padova nelle scuole medie e superiori, che ha coinvolto 300 studenti , dalle risposte date è emerso che il 6,2% di chi faceva sport ha assunto almeno in una occasione sostanze definite dopanti e che il 10,7% ha amici che "prendono qualcosa” durante l’attività sportiva.
Si calcola che in Italia (dati 2007, dossier Libera "I traffici mondiali delle sostanze dopanti") il fenomeno dell’assunzione di vere e proprie sostanze dopanti riguardi circa 500.000 utilizzatori.

Farmaci e pubblicità

La domanda che leggendo la pubblicità viene da porsi è: stiamo gradualmente assistendo ad una “medicalizzazione” dello sportivo, dell’atleta?
Purtroppo anche i farmaci sono soggetti ad una logica promozionale: il farmaco nuovo è sempre migliore di quello vecchio, ogni problema può essere risolto con la “pastiglia giusta”, con questa pastiglia tutto diventa più facile e………quante ore in meno sprecate! Naturalmente questi messaggi, incisivi e professionalmente strutturati, possono stimolare usi, anche in campo farmaceutico, non sempre necessari e coerenti.
Per molti sportivi che si allenano intensamente tutti i giorni, la normale alimentazione può non essere sufficiente per fornire all’organismo tutto ciò che si consuma durante l’attività. E’ pertanto possibile ricorrere agli integratori, il loro utilizzo deve però rispondere a regole e abitudini “sane” ed effettuato nelle giuste dosi, riportate nelle indicazioni di corretto utilizzo o prescritte dal medico sportivo..
Anche i prodotti “salutistici” non sfuggono alla promozione commerciale, la presentazione e il messaggio rivolto verso gli effetti rigeneranti e salutari di prodotti (quali integratori, polivitaminici, amminoacidi, fitoterapeutici, acidi grassi ecc ecc) risulta sicuramente molto persuasivo.

Antitrust
Preoccupazione per l’enfasi posta nelle campagne pubblicitarie al problema salutistico è stata evidenziata anche dal Presidente dell’Antitrust Catricalà alla Commissione Europea nel marzo 2011. e riportate nel seguente link: http://www.agcm.it/stampa/comunicati/5477-indicazioni-prodotti-salutistici-antitrust-servono-linee-guida.html

Cosa fare allora?
La ricerca del fisico perfetto, della prestazione, dell’essere costantemente vincente può condurre ad uno stile di vita in cui uno si vede sempre come “non abbastanza” ed in cui il ricorso ad una sostanza esterna diventa continuativo e fondamentale. E’ importante sfatare il mito del risultato a tutti i costi; rendere lo sport prima di tutto un piacere, un mezzo, ma non il solo, di realizzazione personale e di condivisione di emozioni e esperienze gratificanti con “gli altri”.
Nella vita come nello sport, una corretta opera di prevenzione dovrebbe tenere conto dell’importanza non solo di un’informazione attenta e scientificamente corretta sugli effetti ed i rischi delle sostanze, ma di promuovere “cultura” ed interventi tendenti a contrastare il modello “vincenti ad ogni costo”.
E’ estremamente importante affermare e rendere “presenti” altri valori come quelli della salute (stili di vita sani) e dell’autonomia culturale (progettualità, capacità critica e decisionale) soprattutto nei confronti dell’adolescente in quanto lo stile di vita adottato in questa età sarà probabilmente quello che adotterà nella vita.
Questa responsabilità dovrebbe essere assunta non solo dai “professionisti” del settore (educatori, medici, psicologi, insegnanti, allenatori) ma dall’insieme della società e in modo specifico dai mezzi mediatici.


Dott. Massimo Corti
Responsabile SerT di Treviglio
Dipartimento Dipendenze ASL Bergamo
e
Dott. Elvira Beato
Responsabile Osservatorio e Appropriatezza
Direzione Dipartimento Dipendenze ASL Bergamo

Campagna Screening
Prevenzione tumore del seno: lo screening mammografico
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La prevenzione del tumore del seno attraverso lo screening mammografico viene svolta dal Centro Screening oncologici del Servizio Medicina Preventiva di Comunità dell’ASL di Bergamo.
Gli operatori sanitari di questo Servizio si occupano di comunicazione con l’utenza, con le Strutture ospedaliere, con altri operatori sanitari e associazioni territoriali (Federfarma, Lega contro la Lotta dei Tumori) impegnati nel campo della prevenzione oncologica.
Collaborano inoltre con il Centro Screening i Medici di Assistenza Primaria e gli Specialisti, che assicurano la sorveglianza di tutta la popolazione, anche di quella che non rientra nei programmi di screening perché non appartenente alla classe d’età.

La popolazione femminile coinvolta dallo screening appartenente alla classe di età 50-69 anni viene invitata dalla ASL ogni due anni ad eseguire un test di screening per la diagnosi precoce di una lesione tumorale o suscettibile alla trasformazione maligna. Questo test di primo livello è rappresentato dalla mammografia bilaterale in doppia proiezione, che è un esame semplice nella tecnologia e nell’utilizzo delle apparecchiature, con elevata sensibilità diagnostica (85-90% per mammelle adipose; inferiore al 70 % in mammelle dense), ed elevata specificità (di poco inferiore al 90-95%), con un rapporto positivo costo/efficacia.

In caso di esito non negativo della mammografia di screening alla donna sarà assicurata, senza versamento di ticket, presso una delle strutture ospedaliere della provincia, una serie di accertamenti clinici e di diagnostica radiologica e chirurgica d’approfondimento, avviando le eventuali cure che si rendessero necessarie.

L’Azienda Sanitaria Locale di Bergamo, attraverso la campagna di screening, assicura con equità ad ogni donna un percorso di diagnosi e terapia, gratuito ed accessibile. Le prestazioni specialistiche dei programmi di screening, basate su evidenze scientifiche, sono, infatti, ricomprese nei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) e pertanto non vi è la compartecipazione della spesa da parte del cittadino.

Attività del 2012 dell’ASL di Bergamo
Nel periodo gennaio-novembre 2012 sono state invitate 63.985 donne assistite di età compresa tra i 50 ed i 69 anni d’età (corrispondente al 97,78% della popolazione target annuale di 65.439 donne residenti di fascia d’età 50-69 anni - dati ISTAT 2011) e si sono sottoposte a mammografia di screening 38.904 donne.
Il tasso di adesione corretta nel periodo gennaio-novembre 2012 è pari a 67,78% = 38.904/(63.985-6.586), essendo 6.200 le persone escluse dopo invito (esclusioni per motivi clinici o esame recente) e 386 gli inviti inesitati (resi per cambio di domicilio/residenza).

Per ogni informazione sulle campagne di prevenzione oncologica dell’ASL della Provincia di Bergamo è possibile comunicare con gli operatori del Centro Screening al numero verde 800512330, attivo dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 12.00.
www.asl.bergamo.it

Laura Tessandri Dirigente Referente Centro Screening dipartimento prevenzione medico ASL BERGAMO

Giuliana Rocca Responsabile Servizio di Medicina Preventiva
e Gestione Screening - dipartimento prevenzione medico ASL BERGAMO

Utilizzo di sistemi di data-linkage nell'epidemiologia territoriale dei disturbi dello spettro autistico
Lo spettro autistico
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Introduzione. La categoria dei disturbi dello spettro autistico (SA) rappresenta una delle principali cause di disabilità intellettiva. La prevalenza segnalata in letteratura arriva a 40-50 casi per 10.000. Ultimamente sono segnalati, soprattutto dai paesi anglofoni, aumenti di prevalenza dei disturbi SA fino a 90 per 10.000. Secondo alcuni autori, questa discordanza nelle stime sarebbe dovuta, più che a un reale incremento dei casi, a fattori quali maggiore definizione dei criteri diagnostici, con inclusione delle forme più lievi; diffusione di procedure diagnostiche standardizzate; sensibilizzazione degli operatori e della popolazione in generale. In generale, sono note difficoltà nel definire stime epidemiologiche stabili, soprattutto per la difficoltà nel raccordare organicamente le informazioni registrate ad ogni contatto del paziente con il sistema, confluenti in banche dati ospedaliere o territoriali polverizzate o utilizzate in forma parcellare. Finalità. Produrre una stima di prevalenza puntuale dei disturbi da diagnosi SA compatibile, con ricostruzione retrospettiva dal 2006, attraverso il data linkage delle fonti informative di ASL Bergamo, nell’intera popolazione bergamasca (1.100.000 abitanti). Metodi. L’analisi è stata condotta tramite criteri di tracciatura fondati su specifici codici di patologia (ICD9CM 299.00; 299.01; 299.10; 29911; ICDX F84.0-84.5) o esenzione (044.299.0; 044.299.1) nelle seguenti banche dati: SIDi (Scheda Individuale Disabilità); SDO; attività psichiatriche territoriali; Collegi Accertamento Handicap; Esenzioni; Flusso ambulatoriale. Si sono poi tracciati, con procedure di record-linkage, i soggetti singolarmente identificati anche se presenti in più fonti. Risultati. Sono stati identificati 400 soggetti SA compatibili, 88 femmine (22%) e 312 maschi (78%) (prevalenze per 10.000 pari a 15,9 e 57,3; prevalenza globale 36,4). La dimensione statistica di questa prevalenza è in linea con la stima media storica (40 per 10.000), ma notevolmente inferiore alle stime più elevate citate. La distribuzione dei casi per età evidenzia una notevole prevalenza a 6-10 anni (24,5 per 10.000); questo rilievo è coerente con i dati noti. Rispetto al contributo delle differenti fonti informative, il principale è fornito dai Collegi Accertamento Handicap, poi dalle SDO e dalle prestazioni specialistiche: Collegi Accertamento Handicap 31,8%, SDO 29,9%, Spec UONPIA 25,6%, SIDI 6,6%, Psichiatria territoriale 4,7%, Esenzioni 1,3%. Relativamente alla concomitanza delle fonti, nel 73,5 dei casi il paziente è stato tracciato in un’unica fonte, nel 21% in due, nel 5,5% in tre o più fonti. Analizzando il contributo delle singoli fonti per età emerge, per le età <20 anni, la prevalenza di soggetti individuati da schede SDO e specialistica ambulatoriale (attività specifica UONPIA), oltre i 20 anni la maggior parte è tracciata da schede SIDi e psichiatria territoriale. Nelle età infantili (0-10) prevale il dato dei Collegi di Accertamento Handicap. Povero è il contributo delle esenzioni per patologia (solo 7 soggetti tracciati); un approfondimento ha mostrato come le esenzioni di cui fanno uso i soggetti con SA siano, nel 60% dei casi, il codice E11 (esenzione generica per minore di 14 anni) e, nel 40%, codici relativi all’invalidità civile (IC13-IC14), esenzioni isolate o in varie combinazioni. Conclusioni. I dati raccolti sono volti solo a una ragionevole stima epidemiologica, tuttavia poiché la continuità informativa è indispensabile per la continuità assistenziale, riteniamo fondamentale per ogni sistema di welfare territoriale raccogliere in modo organizzato tutte le informazioni della storia clinica, sequenziando temporalmente e monitorando gli episodi diagnostici, le modalità terapeutiche, gli eventi intercorrenti di ordine patologico ed i servizi erogati, per costruire, definita la dimensione epidemiologica locale, un processo di ridefinizione dell’intero percorso del paziente con SA.

Francesco Angelo Locati
Medico specializzato in Dermatologia e Venereologia, in Farmacologia Clinica e Diploma in Igiene e Medicina Preventiva - Direttore Sociale ASL BERGAMO

Alberto Zucchi 
Medico Responsabile Servizio Epidemiologico Aziendale ASL BERGAMO

Gennaro Esposito Sociologo Responsabile Servizio Disabili ASL BERGAMO

in collaborazione con Marco Pezzani Direttore Neuropsichiatria Infantile A.O. Riuniti Bergamo

Dal Nucleo Informativo Malattie Rare dell'ASL di Bergamo
Servizio di consulenza relativo alle prestazioni ed ai Servizi ai quali i pazienti hanno diritto
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Il Nucleo Informativo Malattie Rare dell’ASL di Bergamo da più di un anno offre, alle persone affette da Malattia Rara ed ai loro familiari, un servizio di consulenza relativo alle prestazioni ed ai Servizi ai quali i Pazienti hanno diritto, orientandoli verso i Centri di Diagnosi e Cura della Rete Regionale Malattie Rare.

La Rete Regionale per le Malattie Rare della Lombardia è attualmente costituita da 32 Presidi di Rete (Centri di Diagnosi e Cura ad alta specializzazione), da un Centro di Coordinamento Interregionale (Centro di Ricerche Cliniche per le Malattie Rare Aldo e Cele Daccò) dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri con sede a Ranica, in provincia di Bergamo e dalle 15 Aziende Sanitarie Locali (ASL) presenti sul territorio.

Nel territorio di Bergamo e provincia, l’Azienda Ospedaliera “Ospedali Riuniti di Bergamo” rappresenta un Presidio di Rete accreditato per ben 97 Malattie Rare.

Una Malattia è considerata Rara quando colpisce non più di cinque persone ogni 10.000 abitanti. Ciò non significa che le persone con Malattia Rara siano poche; complessivamente si contano, infatti, circa 8.000 diverse forme patologiche.

La nascita del Nucleo Informativo Malattie Rare dimostra l’attenzione che Regione Lombardia e ASL di Bergamo dedicano ad una tematica complessa, delicata e presente nel nostro territorio con un significativo numero di pazienti (circa 3.500 escludendo i pazienti con Celiachia).

Considerare le Malattie Rare nella loro totalità e non come singole patologie permette di riconoscere una serie di problematiche comuni e di migliorare il percorso clinico-assistenziale delle Persone affette che, pur presentando specifiche differenze, sono accomunate da bisogni simili.

Il nostro Servizio Sanitario Nazionale prevede particolari forme di tutela per questi Pazienti.
Tali forme di tutela, previste dal D.M. 279/2001, consistono sia nell’esenzione dalla partecipazione al costo di tutte le prestazioni sanitarie necessarie alla prevenzione, diagnosi, terapia e sorveglianza della malattia - incluse nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) - sia nella creazione di una Rete Nazionale e Regionale di Centri di Diagnosi e Cura ad alta specializzazione per le Malattie Rare.

A livello territoriale è di fondamentale importanza anche il ruolo dei Medici di Assistenza Primaria e dei Pediatri di Famiglia, che accompagnano il paziente in tutto il suo percorso clinico-assistenziale: dal sospetto di malattia, alla conferma diagnostica, all’impatto che comporta nella vita quotidiana.
Le Malattie Rare inoltre, spesso gravi e invalidanti, necessitano frequentemente di un approccio multidisciplinare e multispecialistico; in questo contesto il Medico di Assistenza Primaria e il Pediatra di Famiglia divengono punti di riferimento per il paziente che vive con loro un rapporto di tipo continuativo.
Il Nucleo Informativo Malattie Rare, composto da un Medico, un Farmacista ed un Amministrativo coordinati da un Medico Responsabile, costituisce un’assistenza volta a garantire una guida verso i Centri di Diagnosi e Cura della Rete Nazionale Malattie Rare e verso le Associazioni di pazienti.

Attraverso il Servizio telefonico gratuito, l’Equipe esercita un ruolo di consulenza alle Persone affette da Malattia Rara ed ai loro familiari rendendo loro più accessibili le informazioni relative alle prestazioni ed ai Servizi ai quali hanno diritto (per esempio: esenzioni ticket, erogazione di farmaci, presidi ed ausili, percorsi riabilitativi).
Sono finora pervenute, attraverso mail e Numero Verde, 193 richieste di assistenza da parte di cittadini e operatori sanitari.

Sul sito internet dell'ASL della Provincia di Bergamo, è inoltre possibile trovare una spiegazione esaustiva sull’attività del Nucleo Informativo Malattie Rare e sul Percorso da seguire per ottenere l'Esenzione per Malattia Rara e tutte le informazioni relative alle Prestazioni ed ai Servizi di cui il Paziente potrà usufruire:

www.asl.bergamo.it - settore Malattie Rare.

Il Cittadino potrà rivolgersi al Nucleo Operativo Malattie Rare per qualsiasi informazione o richiesta attraverso i seguenti indirizzi di riferimento:

  • Numero Verde Malattie Rare: 800.702.191
  • E-mail: malattie.rare@asl.bergamo.it
  • Telefono: 035-385.168 da lunedì a venerdì: dalle ore 14.00 alle ore 17.00
  • Fax: 035-385.036

Dipartimento Cure Primarie e Continuità Assistenziale
Nucleo Informativo ASL Bergamo

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ASL In...forma Periodico di informazione dell'Azienda Sanitaria Locale della Provincia di Bergamo ora ATS Bergamo Edizione 2017 - Periodico reg. Tribunale di Bergamo iscritto n°8/2012 in data 22 Febbraio 2012 Direzione e Redazione via Gallicciolli 4 - 24121 Bergamo tel. 035/385199 - e-mail: sabrina.damasconi@ats-bg.it Editore: Mara Azzi Direttore Generale ASL Bergamo - Direttore Responsabile: Sabrina Damasconi Giornalista Ufficio Stampa e Comunicazione ASL BERGAMO
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